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INFORM - N. 45 - 3 marzo 2001

Conferenza" d'Area dei Veneti del Centro e Sud America. Riflessioni e valutazioni di Marisa Bafile (La Voce d'Italia, Caracas)

CARACAS - Importante e positiva è stata la Conferenza d'Area che ha riunito a Caracas i veneti del Centro e Sud America e i rappresentanti della Regione, di Province e Comuni.

Nonostante le enormi facilitazioni di comunicazione di cui si dispone attualmente, soprattutto grazie a Internet che ha abbattuto ogni frontiera, il rapporto umano è ancora importantissimo per creare una base di conoscenza e comprensione.

Le giornate di Caracas, nei dibattiti e nell'intenso lavoro delle commissioni, hanno dato ampio spazio a questa conoscenza dalla quale scaturiscono interessanti considerazioni.

Da una parte la Regione in generale e le Province e i Comuni, in particolare, hanno mostrato il nuovo volto di un pezzo d'Italia che fino a qualche decennio fa era ancorata a un'economia agricola che ovviamente ne condizionava mentalità e forma di vita. Il cambiamento è stato molto profondo e il dinamismo impresso alla vita di tutte le città del Veneto, anche le più piccole e tradizionali, è tale che facilita loro la comprensione dell'evoluzione delle nostre comunità.

Nonostante le diversità tra una collettività e l'altra, dovute alle realtà in cui ciascuna di esse si è inserita, tutte, soprattutto nell'ultimo trentennio, sono profondamente cambiate e, perché esistano positive sinergie con la Regione di origine, è necessario comprendere questi profondi cambiamenti.

Soprattutto le nuove generazioni hanno modi completamente diversi di rapportarsi con le origini dei propri genitori e spesso rappresentano un patrimonio poco valorizzato e poco conosciuto.

Uno degli aspetti importanti emersi nel corso dei dibattiti è il problema dei rientri. Sono molte le iniziative in questo senso che stanno portando avanti anche i singoli comuni. Una rassicurante porta aperta per chi volesse tornare in Italia. Ma, nonostante le precarie economie dei paesi di quest'area del mondo, per le nuove generazioni il rientro assume l'aspetto di una vera e propria emigrazione e, pertanto, ad esso preferiscono azioni che permettano un miglioramento professionale, economico, senza necessità di spostamenti.

Ecco perché le richieste vanno soprattutto verso la possibilità di svolgere corsi di specializzazione presso istituti o Università italiane o verso la creazione di connessioni tra imprenditori piccoli, medi e grandi della Regione e i corregionali all'estero.

La collettività del Venezuela, per le sue caratteristiche, è molto simile al Veneto come mentalità e struttura economica. Le condizioni del paese quando è arrivato il grosso dei nostri emigrati, nel dopoguerra, erano tali da permettere lo sviluppo di attività in proprio. Questo ha dato a tutta la comunità un dinamismo molto particolare e soprattutto ha favorito il crescere di una mentalità diversa, imprenditrice, aperta alle innovazioni e disposta ad andare avanti. Nella nostra comunità esistono possibili partner per l'imprenditorialità veneta e professionisti che potrebbero interagire con colleghi italiani nelle diverse aree. I più giovani sono ugualmente aperti a nuove esperienze. Questi aspetti sono emersi chiaramente nel corso della Conferenza d'Area dei Veneti che, come ha detto l'assessore Raffaele Zanon, deve rappresentare un punto di partenza per future politiche volte a unire i corregionali dei due lati dell'oceano.

Molti sono gli spunti sui quali si può lavorare per creare un Veneto senza confini. Lo stesso dinamismo impresso negli ultimi anni alla sua crescita ed espansione economica deve essere trasferito alle relazioni con i corregionali all'estero.

Per quello che ci riguarda, dagli interventi, dai documenti conclusivi dei tavoli di lavoro è emerso un dato estremamente importante: le nostre comunità sono cresciute, dai reclami si è passati alle proposte. I riferimenti al passato, più che alla semplice nostalgia e malinconia, sono ispirati al desiderio di una difesa di radici viste come valore aggiunto. L'emigrante e soprattutto i suoi discendenti oggi vogliono creare dei ponti non tanto per ricordare ma per costruire ed espandersi. (Marisa Bafile)


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