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INFORM - N. 45 - 3 marzo 2001

Norberto Lombardi: sulla questione del voto hanno pesato le tensioni tra le forze politiche. Ma non sprechiamo i risultati raggiunti

ROMA - C’era una volta il voto. Poi il caos. Così, la nave si è trasformata in zattera. Ed ora rischia di affondare tra le onde di una tempesta politica, che vede ogni schieramento coinvolto. Nel foyer della sala conferenze del Ministero degli Esteri Norberto Lombardi, rappresentante dei DS nel CGIE, ci offre una chiave di lettura sulla questione dell'esercizio del voto all'estero.

Dopo tante speranze ora una forte delusione…

La situazione è molto difficile. Tuttavia, io non sprecherei i risultati raggiunti. Com’è stato già detto, prima dalla relatrice sen. Prisco e poi dall’on. Tremaglia, in questa legislatura si è fatta un’operazione gigantesca.e non a caso sono dovuti passare cinquant’anni per poterci arrivare. E questa secondo me è una cosa che non deve andare sprecata anche se la soluzione del voto non risultasse favorevole.

Quali sono gli umori dell’Assemblea?

Il clima certo è teso, ma i rappresentanti del CGIE stanno lavorando in modo molto responsabile.

C’è malcontento?

Diciamo preoccupazione, però anche delusione. La reazione si può dire è stata piuttosto razionale. Più che fare proteste generiche, si è stabilito un percorso di contatto con le più alte cariche dello Stato in modo che tutte le sollecitazioni possibili possano essere realizzate. E tutto questo è molto apprezzabile.

Sembra quasi che la situazione abbia subito una frenata in dirittura d’arrivo. Possibile?

Intanto se ci troviamo di fronte ad una speranza d’approvazione è perché la sen. Prisco, il presidente della commissione Affari Costituzionali, l’on. Tremaglia ed altre persone hanno spinto molto in questa direzione. Indubbiamente su questo voto pesa l’avvelenamento del clima parlamentare che stiamo vivendo. Nell’ultimo periodo, le Camere sono state per lungo tempo bloccate dalla tensione tra le diverse posizioni politiche coinvolte su altre questioni. Tutto tempo che è andato perso.

Ma c’è di più?

Bisogna aggiungere che un po’ tutte le rappresentanze parlamentari hanno contribuito a rallentare il dibattito: sia perché questi 18 rappresentanti vanno poi ad incidere nella distribuzione delle singole regioni e sia perché sono intervenute difficoltà politico procedurali che hanno reso più faticoso il percorso. Inoltre, la legge è molto complessa e coinvolge problemi costituzionali, giuridici ed organizzativi.

I DS hanno paura di qualche sconfitta?

Oggi, se si è arrivati a poter parlare di una legge ordinaria è solo perché i DS hanno investito tutti i loro voti e tutta la loro forza parlamentare per fare questa riforma costituzionale e per arrivare alla prima approvazione. Le leggi non si fanno con le invocazioni o con i comizi. Le leggi si fanno con il voto dei parlamentari ed i DS hanno dato il maggior contributo.

Quindi se gli italiani all’estero votassero?

Sono convinto che alla fine sarebbe rappresentata la situazione politica che c’è in Italia. Non ci sarebbero grandi spostamenti. Sono, invece, molto più preoccupato sul modo di come il voto rischia di svolgersi. Il fatto di arrivare all’ultimo minuto rende precario tutto l’impianto organizzativo. Temo che l’Italia possa fare una brutta figura in un contesto internazionale. (Valentina Benedetti-Inform)


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