* INFORM *

INFORM - N. 45 - 3 marzo 2001

RASSEGNA STAMPA

La Repubblica, 3.3.2001

Voto, scontro sulla data, si va verso il 6 maggio. Amato al Quirinale. Il Polo insiste: alle urne il 13. Le scelte dei partiti.

ROMA - "In questo momento nessuno, nemmeno io, può affermare che quella dell'8 marzo sarà l'ultima seduta di questa legislatura". Le parole del presidente della Camera Luciano Violante sembrerebbero fatte apposta per mantenere una certa suspence sulla data dello scioglimento delle Camere, da cui dipende indissolubilmente la data delle elezioni. Ma anche Violante è convinto che la legislatura sia ormai agli sgoccioli. Infatti, dopo aver detto che "presto il capo dello Stato sentirà i presidenti del Senato e della Camera e sarà a Ciampi che dirò la mia opinione che per correttezza non posso anticipare", Violante ha significativamente smentito quanto è stato pubblicato ieri mattina da un quotidiano, e cioè che dopo l'approvazione del federalismo ora Montecitorio avrebbe potuto affrontare il conflitto di interessi rinviando lo scioglimento. "Mi è stata attribuita una cosa che non ho mai detto e che non risponde al mio pensiero", ha puntualizzato Violante, chiudendo quindi piuttosto nettamente l'ipotesi di un proseguimento della legislatura.

A conferma di questa soluzione, una dichiarazione molto indicativa viene dal presidente del Senato Mancino, seconda carica istituzionale dello Stato dopo il presidente della Repubblica. Detto che "per interrompere la legislatura non bastano le dichiarazioni dei politici" perché la decisione spetta solo a Ciampi, Mancino ha aggiunto una frase che lascia capire che il capo dello Stato scioglierà le Camere prima del viaggio in America latina. "Io dovrò fare la campagna elettorale ha detto Mancino ma probabilmente mi toccherà la supplenza e questo mi impedirà di farla fin dal primo giorno".

Il problema quindi, a questo punto non è più quello della data dello scioglimento del Parlamento, perché i due poli sembrano d'accordo sull'8 o il 9 marzo, quindi prima del viaggio di Ciampi in Argentina e Uruguay. Ma al centro delle valutazioni dei due fronti è la data del voto. Il Polo esclude il 6 maggio e vuole votare il 13. Il centrosinistra invece si concentra sulla prima domenica di maggio, prima di tutto perché toglierebbe di mezzo qualsiasi argomentazione del Polo sulla ineleggibilità di Rutelli. Non c'è dubbio che proprio la data dello scioglimento e di conseguenza quella del voto siano stati ieri sera al centro dell'incontro al Quirinale tra il capo dello Stato che vorrebbe anche un accordo tra i partiti contro le "liste civetta" e il presidente del Consiglio Amato.

E se il candidato vicepremier del centrosinistra Fassino, ministro della Giustizia, afferma "di non vedere le ragioni per mettere in discussione il calendario dei lavori parlamentari, aggiungendo che martedì si approverà il "pacchetto sicurezza". E il capogruppo dei senatori di Forza Italia La Loggia aggiunge di avere "molta fiducia nel senso di equilibrio e nella saggezza del presidente Ciampi" sullo sciogliemtno delle Camere, vuol dire che lo scontro è sulla data del voto e non sul termine della legislatura.

Anche D'Alema rinvia al "buon senso" di Ciampi per "valutare quale sia la data più opportuna per votare". Le ipotesi di prolungamento della legislatura sono per D'Alema "stupidaggini". "Chi parla di queste cose non è informato. Il prolungamento della legislatura è possibile solo in caso di guerra. Qui sottolinea D'Alema si tratta semplicemente di valutare un fatto: la legislatura scade il 9 maggio, e se si arriva a quella scadenza, si andrebbe a votare a luglio. Si tratta dunque di fare una valutazione in base al buonsenso. Poichè abbiamo un Capo dello Stato che è persona di buon senso, tutto il resto del dibattito è pura sciocchezza".

Restano le resistenze di chi, come Tremaglia, crede fino all'ultimo alla possibilità di approvare la legge sul voto degli italiani all'estero. Ma lo stesso Ciampi non lascia molte speranze al parlamentare di An. L'innovazione fondamentale, ha detto ieri il presidente della Repubblica, "l'ha già apportata il Parlamento con la modifica costituzionale. Gli aspetti applicativi sono un seguito". (Gianluca Luzi)

Corriere della Sera, 3.3.2001

Sipario sulla legislatura con il Quirinale garante.

Ora la legislatura è davvero chiusa. L’estrema tentazione di guadagnare ancora qualche giorno o magari un paio di settimane si è esaurita. Non ha trovato sponde abbastanza solide.

Francesco Rutelli, il primo a essere tentato, ieri non è tornato sull’argomento, dopo che i diessini avevano chiuso ogni spiraglio. Per cui il partito attendista ha perso gran parte dei suoi seguaci, salvo qualche popolare e qualche verde. Nonché Mastella, il cui argomento è canonico: non si può sciogliere il Parlamento finché esiste una maggioranza. Questo fronte degli irriducibili aveva in animo di alzare la bandiera del conflitto d’interessi a Montecitorio, con l’obiettivo di ricavarne un’efficace vetrina elettorale. Ma senza la Quercia e con il presidente della Camera Violante che si è affrettato a smentire qualsiasi disponibilità, l’operazione ha avuto vita breve. Si va dunque verso lo scioglimento del Parlamento tra l’8 e il 9 marzo, prima della partenza del capo dello Stato alla volta del Sud America. Un successo di Ciampi, visto che anche grazie ai contatti riservati del presidente della Repubblica si è arrivati infine a far quadrare il cerchio. La coda della legislatura avrebbe potuto essere ancora più velenosa di quanto già non sia. Ma l’intesa indiretta tra maggioranza e opposizione ha retto e questo lo si deve in primo luogo all’influenza esercitata dal Quirinale.

Nel sistema politico è prevalso il "buonsenso", come dice D’Alema, e si è evitato il rischio di un’inutile guerriglia parlamentare. Pazienza per la legge sul voto degli italiani all’estero: ma il principio costituzionale, cioè la vera novità, è ormai nell’ordinamento. Il resto si farà quanto prima.

In altre parole, dopo varie amarezze Ciampi può essere soddisfatto di questo passaggio che suona di buon auspicio per la prossima legislatura. Soprattutto perché si accompagna a una condizione di generale rispetto di cui il capo dello Stato continua a godere.

In un certo senso si potrebbe dire che l’unico "nemico" del presidente della Repubblica è MarcoPannella, che ancora ieri non gli perdonava, sul Foglio , di essere il garante del "regime". Poi ci sono le riserve dell’estrema sinistra (Rifondazione), i "dubbi" espressi da Tremonti e anche da un certo mondo leghista.

M a a parte queste eccezioni, Ciampi raccoglie oggi un consenso senza precedenti in tempi recenti, che gli viene sia dal Polo sia dall’Ulivo. Gestire con equilibrio la chiusura del Parlamento diventa quindi possibile, come premessa di una legislatura meno disordinata dell’attuale. Una legislatura nella quale, chissà, sarà forse possibile ritrovare quello "spirito costituente" mancato fino a oggi, nonostante gli appelli quirinaleschi. L’idea di un’assemblea ad hoc per le riforme, la si voglia o no chiamare Costituente, è nell’aria e potrebbe servire a non ripetere gli errori del quinquennio 1996-2001. Purché non sia solo l’ennesimo alibi dei partiti.

Ora resta da garantire la civiltà del confronto elettorale. In un modo o nell’altro è un problema che tocca il Quirinale. Lo rivela il minisciopero della fame di Bertinotti contro le "liste civetta", battaglia condivisa da Di Pietro (e si dice che Ciampi sia molto irritato per i tentativi di aggirare la legge elettorale). E oggi il gruppetto laico di Taradash e Calderisi chiederà unpatto contro i "ribaltoni". (Stefano Folli)


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