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INFORM - N. 45 - 3 marzo 2001

Voto all'estero - Solo un filo di speranza dopo l'incontro con il Presidente Ciampi

ROMA - Nessun impegno del Presidente Ciampi per il voto degli italiani all'estero. Alla delegazione del CGIE, che ha ricevuto al Quirinale nel pomeriggio del 2 marzo, il Capo dello Stato ha detto che -come ha sempre fatto quando era Governatore della Banca d'Italia - preferisce fare sorprese (possibilmente buone sorprese) anziché prendere impegni.

A perorare la causa degli italiani all'estero erano il Segretario generale del CGIE Franco Narducci, i Vice Segretari per l'Europa e per l'America Latina, Gianni Farina e Antonio Macrì, e l'on. Mirko Tremaglia del Comitato di Presidenza. Un incontro che è servito a ribadire ancora una volta il valore delle comunità italiane nel mondo, ma anche a manifestare la delusione per la mancata approvazione delle norme che rendano effettivo l'esercizio del voto all'estero, dopo che le modifiche costituzionali avevano accresciuto enormemente le attese.

La soluzione è ora nelle mani del Governo. Prima di decidere la data di scioglimento delle Camere - alla delegazione del CGIE il Capo dello Stato ha ripetuto che non sa ancora quando scioglierà il Parlamento - Ciampi vuol sapere dal Governo se la normativa, in caso di approvazione della legge ordinaria, sarà applicabile. Come è noto, il Ministero degli Esteri è pronto ad assumersi le responsabilità che gli competono, dopo l'inserimento nella legge ordinaria della norma transitoria, ma il Ministero dell'Interno, cui spettano le responsabilità maggiori, appare impreparato. Anche il Presidente del Consiglio ha espresso dubbi sulla riuscita di questa operazione.

Al Capo dello Stato, il cui viaggio in Argentina ed Uruguay è stato ufficialmente annunciato, la delegazione del CGIE ha fatto rilevare che gli adempimenti tecnici, che riguarderebbero esclusivamente gli iscritti all'AIRE, ci saranno comunque. Da tempo gli elettori residenti all'estero ricevono dai comuni di origine le cartoline elettorali per votare in Italia. Quindi, se non si vuol far votare gli italiani all'estero non si può ricorrere all'alibi delle difficoltà d'ordine tecnico. Caduto l'alibi, restano a nudo le responsabilità politiche. (Inform)


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