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INFORM - N. 45 - 3 marzo 2001

Chiusa l'Assemblea del CGIE. Proteste per l'irrisolta questione del voto all'estero dopo l'incontro con il Presidente del Senato

ROMA - Il voto degli italiani all’estero può attendere, sacrificato sull’altare di una lunga e snervante campagna elettorale. E per resistere ai colpi trasversali il 2 marzo, in mattinata, la delegazione del CGIE ha varcato la soglia di Palazzo Madama. Per un incontro in extremis con il Presidente del Senato Nicola Mancino. Tra i nodi da sciogliere la contrapposizione tra Farnesina e Viminale. Mentre il Ministero degli Esteri sostiene, infatti, l’applicabilità della proposta della legge ordinaria sul voto degli italiani all’estero, dall’altra parte il Ministero dell'Interno fa sapere che tecnicamente la legge è inapplicabile. E tutti sanno che non c’è il tempo per rimediare.

Mancino si impegna a far discutere in Aula la legge ordinaria: è prevista anche un'audizione del Ministro dell'Interno Enzo Bianco, ma l'esito resta incerto. L’unico spiraglio, per una risoluzione positiva, rimane solo il passaggio veloce della legge dal Senato alla Camera, sempre che il Parlamento non sia sciolto nei prossimi giorni. La palla, rimbalza così al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Con il Capo dello Stato l'appuntamento è nel pomeriggio. Ma, per ora, nessuno è in grado d’interpretare il Ciampi-pensiero.

"Se la legge fosse approvata entro la legislatura - fa sapere Franco Danieli, Sottosegretario agli Esteri- le strutture della Farnesina ed in particolare la rete consolare sono pronte a fare tutto il necessario".

Promesse e speranze. La delegazione ha capito.

Sarà poi Franco Narducci, segretario generale del CGIE, a proporre all’Assemblea ancora riunita alla Farnesina, come segno forte di protesta, le dimissioni in massa. E dopo una lunga discussione, carica d’emozione e sentimento, si decide di proseguire nel lavoro intrapreso sino al termine del mandato.

L'importante è restare uniti. La protesta dovrà coinvolgere le comunità italiane nel mondo. Manifestazioni potrebbero tenersi davanti alle sedi diplomatiche e consolari.

"Il cammino delle idee è un cammino spaventosamente lento – suggerisce il consigliere Graziano Tassello – le dimissioni non servono". La rabbia cede il passo alla razionalità. E il vice segretario Farina invita a riflettere sul ruolo del Consiglio generale: " Il CGIE non è nato per il voto all’estero ma come organismo di rappresentanza dei nostri connazionali e per aiutarli a risolvere i loro problemi" - e aggiunge - " Certo il voto è il mezzo o un mezzo per risolverli. Quindi andiamo avanti". (Valentina Benedetti-Inform)


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