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INFORM - N. 44 - 2 marzo 2001

Mezzo milione di stranieri diventeranno svizzeri

LUGANO - Potrebbe sembrare un titolo a sensazione; è invece realtà. A tale cifra infatti assommano gli stranieri della seconda e terza generazione (circa 330 mila sono nati in Svizzera) per i quali il Consiglio federale propone la naturalizzazione agevolata o la naturalizzazione automatica. La proposta fa parte del pacchetto trasmesso in consultazione per la nuova legge federale sulla cittadinanza.

Nel mondo dell'emigrazione e soprattutto del settore integrazione una certa sensazione la notizia l'ha fatto. Cediem (il Centro documentazione informazione emigrazione dell'Associazione Valtellina in Ticino) ha voluto tastare il polso in alcuni ambienti ed ha indetto una tavola rotonda cui hanno partecipato gli esponenti della politica, della scuola, della comunicazione, della cultura e del sindacato/patronato.

Non è ancora luce piena

I punti di vista sono stati diversi pur senza contrapposizioni marcate. Alcune indicazioni hanno però fatto l'unanimità.

Prima di tutto non sembra risultare una motivazione chiara di tale apertura in un paese in cui finora la naturalizzazione è stata concessa quasi con il contagocce.

Lo si vuol fare per garantirsi una stabilità di mano d'opera, per tamponare una denatalità preoccupante, per dimostrare qualcosa di innovativo all'Europa, per un allargamento della base di partecipazione alla vita e all'avvenire del paese?

Mancando uno scopo preciso, almeno dichiarato, non è facile coinvolgere e coagulare una nazione.

In secondo luogo sembra non siano stati definiti passaggi e condizioni dell'iter per la naturalizzazione agevolata (per la seconda generazione) né per la naturalizzazione automatica (con quali criteri di scelta?).

Di fronte a questi due aspetti - ritenuti negativi - è da lodare la buona volontà e l'intraprendenza del Consiglio federale; ma i tempi sembrano davvero lontani.

D'altre parte è doveroso sottolineare la positività della proposta che farebbe passare lo straniero da oggetto a soggetto di cittadinanza con tutto quanto questa nuova condizione di vira comporta.

Integrazione: strada maestra da rinnovare

Ma c'è anche da chiedersi: che svizzeri saranno questi nuovi cittadini della seconda e terza generazione di immigrati? Integrati a pieno o spersonalizzati?

S'innesta proprio qui l'impegno dell'integrazione. Un'integrazione che non deve creare disadattati, che deve eliminare le opposizioni e le diversità, che deve portare ad una scelta di vita per convivere ed operare insieme. E' quello che si prefigge il cosiddetto modello ticinese che parte fondamentalmente dalla scuola per arrivare ad ogni fascia della società.

Ed è qui che s'inserisce anche il ruolo dell'associazionismo che il Cediem si impegna a valutare un una prossima tavola rotonda. (Inform)


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