* INFORM *

INFORM - N. 44 - 2 marzo 2001

RASSEGNA STAMPA

Corriere della Sera, 2.3.2001

Politica - Emigrati, Ulivo e Polo si accusano di sabotaggio

La posta sono i 18 seggi e tutti e due gli schieramenti temono di perderli

ROMA - La senatrice Franca Prisco lo dice a mezza bocca, ma il sospetto tocca in modo trasversale tutto il Parlamento: "Alla fine se gli italiani all’estero non riusciranno a votare sarà soprattutto per la paura di perdere questi 18 seggi". La diessina, relatrice del disegno di legge per l’attuazione del voto dei nostri connazionali all’estero (già stabilito da una leggecostituzionale), dà la colpa al Polo. E il centrodestra ovviamente accusa di "sabotaggio" la maggioranza. Ma l’idea non è davvero peregrina se si pensa che i 12 deputati e i 6 senatori promessi per chi si candiderà oltre confine saranno sottratti a circoscrizioni elettorali attribuite nei sondaggi sia al Polo che al centrosinistra. Insomma, esisterebbe una sorda resistenza trasversale. Ma ce n’è anche un’altra di tipo oggettivo. Ieri i capigruppo del Senato hanno fissato la discussione della legge l’8 marzo prossimo. Ora, se nello stesso giorno verranno sciolte le Camere, è ovvio che non se ne farà niente, dato che l’approvazione delle norme attuative ha bisogno anche del passaggio a Montecitorio. A meno di miracoli: fare tutto in pochissime ore. Cambia il discorso se Carlo Azeglio Ciampi decide di allungare la legislatura di almeno una settimana. La possibilità non è remota, dato che lo stesso Senato ha calendarizzato i suoi lavori fino al 16 marzo. Un altro segno in questo senso lo dà un paladino della legge come Mirko Tremaglia (An) che oggi salirà sul Colle: "Ciampi non scioglierà il Parlamento l’8 marzo perché deve andare in Argentina, Paese dove tutti gli italiani aspettano di votare".

Per il resto continua la schermaglia politica con le accuse reciproche. Il leader di An Gianfranco Fini chiede all’Ulivo di "gettare la maschera" confessando se davvero vuole la legge mentre il candidato leader del centrosinistra Francesco Rutelli sostiene che sarà "felice" se la normativa verrà applicata: "Anche all’estero gli italiani voteranno Ulivo".

Ma la vera difficoltà, oltre allo scarso tempo a disposizione in Parlamento, deriva dall’incompiuta pulitura dell’anagrafe degli italiani all’estero, operazione legata all’approvazione di un’altra leggina applicativa. Tanto che ormai anche il vice segretario del Consiglio generale degli italiani all’estero, Gino Bucchino, è pessimista: "Ci aspettiamo almeno l’esame, non necessariamente l’approvazione della normativa". Tanto che il presidente della commissione Esteri del Senato, il diessino Giangiacomo Migone può facilmente rivendicare la sua coerenza: "Sono stato sempre contrario al voto per gli italiani all’estero. E ora, mi devono spiegare come faranno in assenza di un accordo tra l’Italia e i Paesi dove si faranno le campagne elettorali per il nostro Parlamento". (R. Zuc.) © Corriere della Sera


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