* INFORM *

INFORM - N. 43 - 1 marzo 2001

La relazione di Franco Narducci a nome del Comitato di Presidenza del CGIE

Sdegno e delusione nelle comunità italiane per la vicenda dell'esercizio del voto all'estero

ROMA - Non vi nascondo che provo un grande imbarazzo intervenendo all'apertura di quest'Assemblea per assolvere all'obbligo previsto dalla legge e illustrare la relazione del Comitato di Presidenza - ha detto il Segretario generale del CGIE Franco Narducci, nell'esporre all'Assemblea la relazione del Comitato di Presidenza. Un sentimento di sdegno e delusione, condiviso dall'intero CGIE, ha attraversato in queste ultime settimane le comunità italiane nel mondo, ha invaso le pagine della stampa d'emigrazione, le assemblee dei Comites e dell'associazionismo. In alcuni paesi come la Svizzera è finito sui mezzi d'informazione locali, in altri come la Francia è approdato sulle scrivanie dei politici regionali, sul tavolo del Ministro degli Esteri e su quello dell'Assemblea Nazionale Forni.

Queste testimonianze e i fax di protesta giunti alle più alte cariche istituzionali - ha proseguito - provano che quarant'anni di battaglie per i diritti di cittadinanza degli italiani residenti all'estero non sono il frutto di una piccola nomenklatura, come ha voluto accreditare un famoso e molto ascoltato opinionista italiano, bensì le rivendicazioni appartenenti a centinaia di migliaia di connazionali, a ulteriore dimostrazione che la politica per l'emigrazione non può essere confinata tra le mura della Farnesina e che accanto alla madre di tutte le questioni, l'esercizio del voto all'estero, ci sono i problemi irrisolti vecchie e nuovi, che devono trovare una cornice normativa definitiva per il miglior servizio alle nostre comunità.

Avevamo ancora negli occhi le immagini festose della 1^ Conferenza degli italiani nel mondo, nella mente le affermazioni solenni dei rappresentai di tutte le forze politiche e soprattutto il richiamo del Presidente della Repubblica all'impegno dividere con intensità l'identità italiana nei valori morali e nell'autentica continuità storica. "Chi è italiano, porta la propria origine con orgoglio anche a distanza di generazioni" aveva affermato il Presidente.

I servizi consolari

Ma la festa era finita con la stessa cerimonia del taglio del nastro e gli inni della banda. Nelle stesse settimane, negli stessi giorni, infatti, si metteva mano alla terza e quarta fase della razionalizzazione della ree consolare, espressione addolcita di quella che i nostri connazionali definiscono con parole meno nobili ma più efficaci "soppressione dei servizi per gli italiani"

Bedford, Coira, Durban, Mulhouse, Newark, Neuchatel, Sion: sono nomi di città che riportano alla mente la storia di centinaia di migliaia di italiani, di una società industriale che non esiste più. Ma gli italiani che vi risiedono esistono ancora e sono numerosissimi, lo dimostrano le anagrafi consolari. E contestiamo duramente la visione errata, non rispondente alla realtà, di chi si prodiga per accreditare l'idea di una emigrazione ormai vecchia, , che non ha più bisogno dei sevizi consolari.

Sul nodo della rete consolare questo CGIE ha speso fiumi di parole, prodotto documenti, analisi e suggerimenti. Ha collaborato con le Ambasciate nella mediazione con le comunità durante la prima e seconda fase della ristrutturazione e razionalizzazione.

Ha però contratto impegni precisi sui servizi sostitutivi che avrebbero dovuto minimizzare se non proprio annullare i disagi per i connazionali, ha avuto assicurazioni sull'aumento del personale dei consolari cui spetta di erogare i servizi ereditati dalle sedi chiuse e invece in molti uffici si registrano organici sotto dotati, con conseguenti lungaggini.

Abbiano ribadito fino alla nausea la necessità di prolungare a 10 anni la validità dei passaporti, chiesto l'abolizione dell'assenso dei genitori e abbiamo segnalato che l'applicazione dei provvedimenti della Bassanini non si diffonde ovunque con la stessa rapidità, poiché spesso manca la "cultura dell'autocertificazione". Ci siamo anche impegnati per far crescere nelle comunità di un'attitudine organizzativa di cooperazione e a collaborare per individuare soluzioni economiche più vantaggiose.

Ebbene, ripetiamo ancora una colta e lo ribadiamo al Ministro Dini che non sono più accettabili situazioni dolorose per le nostre comunità, costrette in qualche caso a code inammissibili, o a trasferte di 300/400 chilometri se si metterà mano alle chiusure annunciate. Chiediamo una moratoria per i provvedimenti non ancora passati in giudicato e una concertazione vera con le rappresentanza delle comunità, perché riteniamo fondamentale la questione di metodo per costruire insieme le alternative.

Per il futuro, chiediamo che si stabiliscano criteri certi, resi trasparenti, per le decisioni riguardanti la razionalizzazione della rete consolare e auspichiamo soprattutto che le strategie perseguite partendo da una reale valorizzazione delle nostre comunità, con l'obiettivo di rendere sempre più produttiva la politica estera del nostro Paese.

Memoria, radici e lingua italiana

Al Presidente Dini chiederemo anche garanzie precise sul finanziamento dei corsi di lingua e cultura italiana, che a seguito delle ben note vicende del Fondo Sociale Europeo e della mancata approvazione dell'aumento di risorse in sede di Legge Finanziaria, grava ora interamente sul bilancio del Ministero degli Affari Esteri.

La recente 1^ Conferenza degli italiani nel mondo ha rimarcato ancora una volta e con forza la necessità di recuperare la cultura della memoria per dare visibilità alla storia dell'emigrazione, ed anche di quanto sia importante approfondire la relazione che intercorre tra la cultura e la scoperta o riscoperta delle radici, soprattutto in un contesto di uniformazione globale che coinvolge anzitutto le terze e quarte generazioni.

Vi sono realtà incoraggianti come quella dell'Austria e qualche altro Paese, cove la lingue e la cultura italiana hanno ricevuto grande attenzione nell'ambito delle politiche multiculturali, ma anche vaste aree di difficoltà derivanti dalla carenza di interventi e dalla cronicità dei ritardi dei flussi finanziari.

La 1^ Conferenza ha anche rilanciato con forza l'appello ai politici italiani d'investire su lingua e cultura e costruire una politica culturale adeguata al nostro grande patrimonio culturale e alla forte domanda che si registra ovunque all'estero. Vi è consapevolezza, infatti, che ci giochiamo la nostra credibilità e la possibilità di garantire la transazione generazionale e salvaguardare uno straordinario patrimonio umano, frutto dello spirito di sevizio e della capacità di aggregare le comunità italiane nel mondo.

E occorre prima di tutto dare risposta alla necessità più volte denunciata di nuovi strumenti normativi, di snellire le procedure cantabili, di certificare gli standard qualitativi e di rendere più sicuri e rapidi i finanziamenti.

Politiche attive per i giovani

Nel CGIE e nelle comunità italiane all'estero è cresciuto in questi giorni primi mesi del 2001 il coro di voci che condanna la scelta di aver voluto realizzare la 1^ Conferenza degli Italiani nel Mondo nonostante la gabbia del poco tempo a disposizione per organizzarla e rendere pienamente partecipi i nostri connazionali emigrati. Pur rispettando questa convinzione, vorrei invitare tutti a non disperdere la qualità dei contributi nuovi o rielaborati, messi a punto con impegno e una grande dose di lavoro sia a Roma, sia nelle preconferenze. La conferenze ha messo sotto i riflettori questioni di grandissimo rilievo come quella delle donne, dell'economia e dei giovani, sulle quali dovranno convergere le attenzioni e le iniziative del CGIE. Sui giovani sapete che la Commissione continentale Europa e Nord Africa aveva lanciato un progetto di una indagine sulle nostre realtà giovanili all'estero, allargato poi a tutte le aree geografiche (Africa, America del Nord, America del Sud, Australia, Europa). Per realizzare la ricerca si è provveduto a contattare tra Istituti di ricerca con i quali discuteremo la fattibilità e le condizioni. In ogni caso occorre il pieno coinvolgimento dei consiglieri appartenenti alle summenzionate aree, in termini di aiuto e supporto alla realizzazione dell'indagine.

Durante la 1 Conferenza di dicembre, in vece, era sorto il progetto di organizzare un momento di incontro a livello mondiale, la Conferenza dei giovani italiani all'estero, che dovremmo poter realizzare nel mese d marzo del 2002 con il coinvolgimento attivo di moti attori: le Regioni anzitutto, ma anche la grande rete associazionistica italiana nel mondo.

Stato-Regioni-Provincie autonome- CGIE

Maiora premunt si potrebbe tranquillamente affermare riflettendo sull'impegno principale che ci attende quest'anno, cioè la Conferenza Stato-Regioni-Provincie autonome- CGIE, un evento a cui sta lavorando da tempo la 6^ Commissione tematica del Consiglio. In coerenza con la legge modificata che deve essere fatta entro il 17 giugno prossimo, per poi essere celebrata in ottobre/novembre. L'importanza della Conferenza è a voi tutti nota e sapete che ad essa è affidato il compito di indicare le linee programmatiche per le politiche del Governo, del Parlamento e delle Regioni verso le comunità italiane all'estero. Aggiungo soltanto che le commissioni continentali sollecitano da tempo la necessità di coordinare e interagire negli interventi dello Stato e delle Regioni, per non disperdere risorse e competenze.

Un'esigenza acuta avvertita e rivendicata anche dagli attori regionali, che colgono in termini problematici l'assenza di una politica per l'emigrazione capace di aggredire i nodi di fondo.

Esercizio del voto all'estero

Chiudo l'intervento del Comitato di Presidenza richiamando di proposito la vostra attenzione sull'esercizio del voto all'estero, la questione che in particolare in questi ultimi mesi ci ha tenuto e ci tiene con il fiato sospeso. Anzitutto, vorrei rimarcare la grandissima attenzione con cui il CdP ha seguito gli sviluppi del dibattito parlamentare in questi due anni. Abbiamo incontrato più colte le più alte cariche istituzionali, il Presidente del Consiglio (D'Alema), i Presidenti dei Gruppi parlamentari, le relatrici e i relatori durante i vari passaggi nei due rami del Parlamento, senza citare i tanti messaggi scritti e comunicati inviati alle forze politiche e alle Istituzioni.

Della riunione straordinaria del Comitato di Presidenza convocata tre settimane fa vi è noto tutto, ed anche in questi giorni ci siamo attivati, grazie al sostegno del Direttore della DGIEePM Carlo Marsili, per sollecitare uno sblocco della situazione da un lato incoraggiante, determinata dall'approvazione della legge ordinaria in sede di Commissione Affari Costituzionali del Senato, dall'altro deprimente visto che la discussione in aula è stata calendarizzata dal 6 all'8 marzo, rendendone praticamente impossibile l'approvazione se il Presidente Ciampi non tarderà a sciogliere le Camere.

In questi giorni abbiamo chiesto un incontro al presidente del Senato Nicola Mancino per chiedere che la discussione in aula venga anticipata, cosa che abbiamo chiesto anche al Presidente della Camera Luciano Violante. Ci siamo anche rivolti al Presidente della Repubblica chiedendo un incontro, ottenendo udienza per venerdì 2 marzo alle ore 16.30.

Cosa si può aggiungere su questa vicenda alle tantissime valutazioni, riflessioni, analisi, che in queste ultime settimane hanno riempito le pagine delle agenzie e dei giornali di emigrazione, suscitando l'interesse anche nei quotidiani italiani? Poco evidentemente. L'introduzione nel testo di legge unificato di una norma transitoria ha ridato fiducia ai cittadini italiani di poter votare già nelle prossima tornata, ed infatti ha reso più agevole l'approvazione del progetto in sede di Commissione.

Come membri del CGIE dobbiamo guardare con fierezza alle due storiche modifiche della Costituzione nell'arco di un solo anno, rese possibile dalla costruttiva politica delle intese e dall'impegno costante di un ristretto gruppo di parlamentari che ha lavorato fianco a fianco, l'On. Mirko Tremaglia, l'on. Marco Pezzoni e l'on. Giovanni Bianchi, che ringraziamo con grande affetto.

Il CGIE in ogni caso deve guardare avanti e assolvere al proprio compito di rappresentanza delle comunità italiane emigrate, valutando continuamente la qualità della propria azione e iniziative. Il documento finale della 1^ Conferenza degli italiani nel mondo, così come i documenti delle commissioni e dei laboratori devono rappresentare i punti di partenza di un programma che dovrà tracciare a linea di lavoro del dopo elezioni politiche, perché chiunque salirà nella cabina di regia porterà con sicurezza a dei cambiamenti.

A conclusione di questo intervento - ha affermato infine Narducci - voglio esprimere una condanna e una protesta contro quel partito trasversale che in Parlamento ha fatto di tutto per ritardare ancora una volta la soluzione di una battaglia cinquantennale, ricorrendo in qualche caso ad affermazioni e considerazioni offensive per milioni di italiani residenti all'estero. Non siamo disponibili, e l'abbiamo detto ad accettare beffe e tentatici di rovesciarsi reciprocamente addosso la colpa dell'eventuale fallimento dell'approvazione della legge. (Inform)


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