* INFORM *

INFORM - N. 43 - 1 marzo 2001

SPECIALE ASSEMBLA CGIE

Voto all'estero - Da Ciampi una delegazione del CGIE, ma la "legge ordinaria" resta appesa ad un filo. Intanto Vattani, segretario generale della Farnesina, avverte: siamo pronti anche se si vota domani

ROMA - Sarà la riforma federalista, una modifica costituzionale passata alla Camera per un solo voto di maggioranza - in attesa del voto finale, in seconda lettura, del Senato - a "salvare" la legge ordinaria per l'esercizio del voto all'estero?

Sarebbe paradossale, perché la riforma in senso federalista dello Stato vede una spaccatura profonda tra la maggioranza e le opposizioni di centro-destra e di estrema sinistra, mentre le modifiche alla Costituzione per il voto all'estero sono prevalse grazie alla "politica dell'intesa", ma non è da escludere che questo possa accadere. Anche la legge ordinaria potrà andare in porto solo grazie ad una larga convergenza delle forze politiche e, soprattutto, solo se lo scioglimento delle Camere sarà ritardato, rispetto alla data prevista dell'8 marzo, del tempo necessario per la sua approvazione in entrambi i rami del Parlamento, proprio per consentire il varo definitivo della riforma federalista.

Naturalmente le cose sono assai complicate, perché il clima politico, dopo la prova di forza della maggioranza, è ancor più deteriorato e la "politica dell'intesa" rischia di svaporare, per cui l'approvazione della legge ordinaria resta appesa ad un filo. L'Aula del Senato, probabilmente, darà la precedenza proprio alla "seconda lettura" della riforma federalista. Appare comunque superata - ed è già un risultato - l'ipotesi di un immediato scioglimento delle Camere, che era stata giudicata assai probabile in caso di bocciatura alla Camera del federalismo.

Di questo, naturalmente, all'Assemblea plenaria del CGIE, che si è aperta mercoledì 28 febbraio alla Farnesina, non si è parlato. Ma è stato confermato l'incontro di una delegazione del Consiglio generale - subito dopo la chiusura dei lavori, venerdì 2 marzo alle ore 16 - con il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, al quale la delegazione esporrà le preoccupazioni del Consiglio Generale sui "tempi" di approvazione della legge ordinaria.

Il voto ha tenuto banco nella prima seduta dell'Assemblea. Se n'è parlato nella relazioni del Sottosegretario agli Esteri Franco Danieli e del Segretario generale del CGIE Franco Narducci. Ma ha colpito soprattutto l'affermazione del Segretario generale della Farnesina, Ambasciatore Umberto Vattani: "Siamo pronti anche se si vota domani". Lo ha detto subito dopo aver riferito circa l'istituzione di una "Unità per il voto" nell'ambito della Direzione generale per gli Italiani all'Estero.

Nei componenti del CGIE, per il voto all'estero, prevale però lo scetticismo. Infatti, nel dibattito la parte maggiore l'hanno "giocata" i parlamentari, a cominciare dalla senatrice Franca D'Alessandro Prisco (DS), relatrice dei disegni di legge costituzionali ed anche della legge ordinaria. Il suo è stato un intervento approfondito sui contenuti delle norme di applicazione dell'esercizio del voto, sulle novità introdotte (come l'estensione del voto per corrispondenza anche per i referendum) e sulla norma transitoria che dovrebbe consentire agli italiani all'estero di votare alle prossime elezioni politiche. Ma non se l'è sentita di dare assicurazioni: "Il voto in Aula è possibile, non certo - ha detto - Ed ha aggiunto: "E' stato calanderizzato dal 6 all'8 marzo, ma c'è da approvare il pacchetto sicurezza, e se la Camera approva il testo sul federalismo (cosa puntualmente avvenuta nella stessa giornata, ndr) il Senato dovrà votare anche questo provvedimento".

Insomma, tutto appare legato (naturalmente anche il successivo passaggio alla Camera) all data di scioglimento del Parlamento. Ed a questo si è riferito l'on. Mirko Tremaglia (AN), ribadendo quanto sostenuto nella recente lettera aperta: "Il Capo dello Stato, non deve sciogliere il Parlamento prima dell'approvazione della legge ordinaria, perché altrimenti restano inattuate le riforme costituzionali di cui egli è garante". La senatrice Adriana Pasquali (AN) ha ricordato la sua battaglia in Commissione Affari Costituzionali per rendere il testo il più aderente possibile alle indicazioni del CGIE, mentre il sen. Tarcisio Andreolli (PPI) ha rivolto al CGIE il consiglio di sentire anche un rappresentante del Ministero dell'Interno, che ha responsabilità primaria per le questioni elettorali. Secondo Andreolli è opportuno "monitorare" ulteriormente lo stato di preparazione all'eventuale voto per la Circoscrizione Estero nelle elezioni della prossima primavera.

E' intervenuto nel pomeriggio anche il sen. Renato Schifani (Forza Italia) che ha risposto alle accuse giunte da ogni parte per un atteggiamento in Commissione ritenuto ostruzionistico. Egli ha ricordato i ritardi causati dall'inserimento della legge ordinaria come maxi-emendamento nella riforma (poi abbandonata) della legge elettorale generale ed ha aggiunto che erano stati i rappresentanti dei ministeri degli Esteri e dell'Interno ad esprimere grosse perplessità sull'immediata operatività della legge ordinaria. Da questa situazione ha tratto origine la norma transitoria che però, se applicata, priverà del diritto di esercitare il voto oltre un milione di italiani all'estero iscritti nelle anagrafi consolari. Questo, secondo il senatore Schifani, potrebbe anche provocare ricorsi ed inficiare i risultati del voto.

Una ipotesi che però il successivo intervento del sen. Angelo Lauricella (DS) ha ridimensionato, trattandosi - ha detto - di problemi che in ogni caso verrebbero risolti nelle aule parlamentari. (gc-Inform)


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