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INFORM - N. 42 - 27 febbraio 2001

Un commento all'incontro di Berna con i Comites e i componenti del CGIE Svizzera

Michele Schiavone: al bazar delle armi obsolete (spuntate)

SAN GALLO - Tornano al pettine le grandi questioni aperte e dibattute prima e durante la Prima Conferenza degli italiani nel mondo e ancora oggi, a tre mesi di distanza, rendono la matassa molto intrecciata e difficile da sbrogliare. Nell’incontro annuale tra i rappresentanti del CGIE ed i presidenti dei Comites con i funzionari dell'Ambasciata, che ha avuto luogo il fine settimana scorso a Berna, alcuni di questi temi sono stati riproposti per cercare delle soluzioni a livello nazionale.

La ristrutturazione delle rete consolare italiana in Svizzera, il voto all’estero, le questioni scolastiche ed il piano paese sono tutti temi che hanno impegnato la Conferenza mondiale e che quindi attendono una risoluzione programmatica, strutturale con forte senso di equità e progettualità, che impegni questo governo, per le restanti settimane di questa legislatura, ed in particolare il prossimo che uscirà dalle urne del mese di maggio di quest’anno. Una cosa, comunque, sembra chiara e scontata: ad una cura di cavallo, quale quella a cui sono stati sottoposti gli italiani all’estero da quasi un decennio, non si può rispondere né con palliativi tanto meno con medicine omeopatiche.

La graduale riduzione dei diritti acquisiti, o comunque riconosciuti in forma morale o legislativa e il disconoscimento dei diritti di cittadinanza socio-politica, che spesso stridono con molti principi fondamentali dei diritti universali, chiama tutti a riflettere sulle opzioni possibili da mettere in campo per impegnare i futuri governi ad assumere degli atteggiamenti nuovi e diversi verso questa significativa presenza di italiani nel mondo. Allo stesso tempo dovrebbe aumentare la consapevolezza nei nostri governanti, che una parte del dividendo prodotto dalla progettazione economica e finanziaria dovrebbe essere utilizzato per soddisfare le esigenze degli italiani che vivono oltre i confini nazionali. Quindi non più contributi ma finanziamenti. A questioni farraginose, risposte chiare e pragmatiche, condivise e sostenibili.

E’ opportuno lasciare l’iniziativa risolutiva ad azioni simboliche, ai messaggi fax ed alle emotività del momento, come ha suggerito più di uno degli intervenuti nella discussione di Berna? D fronte alla decisione irreversibile del Ministero degli Affari Esteri di ridimensionamento della rete consolare, a cosa potrà servire la richiesta di una moratoria se non si mettono in campo progetti alternativi, innovati e pratici? Le diverse proposte suggerite nel dibattito di Berna oltre ad essere figlie di pratiche desuete, con fatica aiutano a far avanzare quel senso di consapevolezza che ci vuole responsabili e disponibili alla ricerca di una soluzione plausibile; molte di quelle proposte non sembrano avere la forza d’urto sufficiente per coinvolgere il Parlamento italiano a mettere in pratica una riveduta politica estera a favore degli italiani nel mondo. Forte è l’impressione che così stando le cose ci si voglia dirigere al Santo Sepolcro, inventandosi una nuova crociata, con arnesi racimolati al bazar delle armi desuete.

Eppure non manca lo spirito necessario per sovvertire lo status quo. Si possono prendere in considerazione pratiche nuove, come suggerisce con autorevolezza il segretario generale del CGIE Franco Narducci, capaci di rispondere in modo adeguato a questo processo ineluttabile. Avere il coraggio di essere propositivi ed allo stesso tempo far capire alla Farnesina che la valutazione sugli italiani all’estero non deve essere circoscritta aleatoriamente nello sterile slogan "gli italiani che vivono e colorano il mondo sono un valore ed una risorsa", ma che il nostro paese deve spendersi e garantirli anche in situazioni di bisogno, perchè sono questi i veri ambasciatori del sistema Italia. Modernizzazione non vuol essere però l’antitesi di ineguaglianza, anzi è necessario far passare il messaggio che si è aperti alla sfida del nostro tempo e ci si vuole cimentare da protagonisti con le nuove forme di rappresentanza, attraverso la presenza all’estero di uno stato efficiente, vicino ai cittadini anche quando questi si trovano lontani da casa. Questi concetti sono esposti in questi giorni, nell’incontro della delegazione della presidenza del CGIE con il Ministro degli Esteri Lamberto Dini, al fine di convincerlo a chiudere le tante pendenze irrisolte e ad aprire una nuova stagione di riforme in favore della nostra comunità all’estero. (Michele Schiavone*-Inform)

* Presidente del Comites di San Gallo, Svizzera.


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