* INFORM *

INFORM - N. 40 - 24 febbraio 2001

Il voto all'estero sulla stampa italiana: la corsa allo scioglimento anticipato delle Camere lo rende un miraggio

ROMA - Impegnate in questi giorni l'una sul conflitto d'interessi e l'altra sul federalismo, le due Camere si avviano a tappe forzate, in un clima di scontro frontale tra maggioranza e opposizione, verso la fine della legislatura.

Un situazione in cui la legge ordinaria sul voto all'estero sembra non avere scampo. Al Senato è ora in calendario per l'8 marzo, all'ultimo posto tra i provvedimenti all'esame, e proprio per l'8 marzo la conferenza dei capigruppo della Camera ha previsto la chiusura dei lavori parlamentari: una decisione in cui tutti i gruppi si sono trovati d'accordo. E tutti i partiti, senza eccezioni, pensano ormai solo alle elezioni e considerano un intralcio la questione del voto all'estero. Nella rassegna stampa che segue la conferma di una situazione che appare senza vie d'uscita.

RASSEGNA STAMPA

Il Corriere della Sera, 23.2.2001

Verso le elezioni. Conflitto di interessi, il Senato va avanti ma non c’è tempo per l’approvazione definitiva. Scioglimento l’8 marzo, a rischio la legge sul voto per gli italiani all’estero

Niente da fare: il voto sul federalismo non verrà rinviato. Il Polo riesce a far indietreggiare l’Ulivo: ancora ieri sera i capigruppo della maggioranza speravano di poter far slittare il voto, dagli esiti molto incerti, di una settimana. E invece la conferenza dei capigruppo l’ha messo in calendario definitivamente per mercoledì prossimo alle 19. Un ruolo fondamentale lo hanno avuto il presidente della Repubblica Ciampi e il presidente della Camera Luciano Violante, che è riuscito a trovare un accordo con il Polo. Il centrodestra accetta che Ciampi sciolga le Camere l’8 marzo - consentendo così di diluire in parte l’ingorgo di leggi ancora in discussione e di andare alle politiche o il 6 o il 13 maggio - a condizione che il voto sul federalismo si svolga davvero. Il centrodestra punta infatti su una clamorosa bocciatura del provvedimento che dimostrerebbe che il governo non ha più la sua maggioranza. Per ora il centrosinistra ha accettato la prova del voto, ma non sono escluse sorprese dell’ultimo momento. L’attivismo di Violante in questa fase ha creato qualche fibrillazione al Senato, provocando anche la reazione del presidente Mancino che infatti autonomamente ha fissato per Palazzo Madama un calendario dei lavori ben oltre l’8 di marzo, in attesa di decisioni ufficiali del Quirinale.

LE ALTRE LEGGI - Sembra però molto improbabile che il centrosinistra possa evitare il voto sul federalismo, provocando uno scioglimento più anticipato. Martedì 27 il Senato dovrebbe votare definitivamente la legge sul conflitto di interessi. Chance che la legge venga approvata alla Camera non ce ne sono: lo ha spiegato ai capigruppo Luciano Violante, perché, ha detto, il provvedimento alla Camera può stare un mese in commissione. L’indomani il Senato dovrebbe dare il via definitivo alla legge sui mutui, senza modificare il testo ieri cambiato dalla Camere. Ma a Palazzo Madama resta ancora un provvedimento importante: il pacchetto sicurezza. Per questo è necessario arrivare fino all’8 marzo.

ITALIANI ALL’ESTERO - Ma l’8 marzo è una data che non permetterebbe l’approvazione della legge per il voto degli italiani all’estero. Potrebbe questo provvedimento far slittare la data dello scioglimento fino al ritorno di Ciampi dalla sua visita in Argentina che inizia il 10 marzo? La maggioranza lo esclude. E pare temere che non ci siano i tempi anche Mirko Tremaglia di An, che si è molto speso per questa battaglia, e ora ha scritto a Ciampi per chiedere che la legislatura non si sciolga finché non sarà fatta la legge. Ieri è stata approvata in commissione al Senato, ma in Aula è stata messa in calendario per la seduta notturna dell’8 marzo, troppo tardi. La maggioranza protesta contro il provvedimento, che pure renderebbe applicabile la riforma costituzionale per far votare anche gli italiani che risiedono all’estero. Giangiacomo Migone (Ds) ieri è stato esplicito su quella che è l’opinione del centrosinistra: "Questa legge è un pasticcio". (Gianna Fregonara)

Il Tempo, 23.2.2001

Lettera aperta . Voto per gli italiani all’estero: Tremaglia si appella a Ciampi

"Non si possono sciogliere le Camere se prima non si è approvata la legge ordinaria per il voto degli italiani all’estero". Lo sostiene il deputato di An Mirko Tremaglia in una lettera aperta al presidente Ciampi in cui sottolinea che quella che consentirebbe finalmente a milioni di cittadini italiani residenti all’estero di votare è una "legge di attuazione della Costituzione, di cui il presidente della repubblica è garante". Tremaglia fa appello a Ciampi, che definisce "uno dei pochissimi che ha creduto a questa battaglia di civiltà e dei diritti democratici dei nostri italiani nel mondo", ricordandogli che "la legge ordinaria è ferma al Senato dal 20 luglio e può essere approvata in due giorni poichè le forze politiche, in netta maggioranza, hanno concordato sul testo unificato".

Il percorso però sembra molto complicato. Ieri la Commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato la legge che ora deve passare al vaglio dell’Aula e successivamente andare alla Camera. Attualmente è messa in calendario per la prossima settimana e il vicepresidente del gruppo di An al Senato, Mantica, cercherà di inserirla al 28 febbraio o al 1° marzo. L’esame, però, non sarà velocissimo perché restano dei dubbi sulle circoscrizioni e quindi prevedere che possa essere approvata anche dalla Camera entro l’8 marzo è molto difficile. Nonostante gli ultradecennali sforzi di Tremaglia.

La Repubblica, 23.2.2001

Sfida su voto e federalismo. E ora l’Ulivo inasprisce il conflitto di interessi La legge in aula il 28 febbraio, poi la Camera chiuderà l’8 marzo. Elezioni il 6 o il 13 maggio.

Di certo c’è che l’ultimo giorno di febbraio, il 28, la Camera voterà sul federalismo, che da oggi approda in aula. L’Ulivo lancia la sfida finale al Polo, e promette anche di approvare quanto meno in Senato il conflitto di interessi. Approda in aula la prossima settimana anche la legge per il voto agli italiani all’estero, che ha avuto disco verde in commissione. Replica della Casa delle Libertà: è solo propaganda, la maggioranza non ha la forza di condurre in porto i provvedimenti. Ma vada come vada, sia che la legge sul federalismo passi o meno, la legislatura andrà dunque ancora avanti. Ancora per pochi giorni ma proseguirà.

E’ ormai caduta l’ipotesi di uno scioglimento immediato (in caso di tonfo in aula del federalismo) del Parlamento. Il presidente Ciampi dovrebbe invece firmare il decreto di fine legislatura l’otto marzo, e il governo poi indire l’election day per il 6 o al più tardi il 13 maggio. Sulla data c’è ancora qualche incertezza. Clemente Mastella, per esempio, sente "puzza di bruciato" sul 13, perché poi con tutta probabilità sarebbe quel Parlamento ad eleggere il nuovo capo dello Stato (il mandato di Ciampi scade il 13 maggio 2006). Ora, in campo per il Quirinale potrebbe scendere Berlusconi, e si troverebbe la strada spianata da Camere eventualmente governate dal centrodestra. Ma, ipotesi a parte sul futuro ingorgo istituzionale, la conferenza dei capigruppo di Montecitorio ieri ha deciso di chiudere i lavori alle ore 14 di giovedì otto marzo. Al Senato invece il presidente Mancino ha presentato un’ipotesi di lavori fino al 9 giugno prossimo, ovvero fino alla scadenza naturale della legislatura, scatenando le reazioni del Polo. "Non è la prima volta che il presidente Mancino guarda solo alla sua parte politica ", accusa il capogruppo alla Camera Pisanu. Che ha sparato a zero anche su Veltroni. Replica di Mancino: "Applico la Costituzione, un tempo diverso per lo scioglimento delle Camere può essere deciso solo dal capo dello Stato. È Pisanu semmai che vede una sola parte, ma ne ha tutto il diritto". Un botta e risposta nato dopo le contestazioni del Polo a Palazzo Madama, con i senatori del centrodestra polemici sul calendario dei lavori ad oltranza.

Secca la precisazione del presidente Mancino: l'insediamento delle Camere si è avuto il 9 maggio 1996, pertanto la legislatura scadrà il 9 maggio 2001. "Possiamo perciò lavorare fino a quella data, a meno che il capo dello Stato, nel suo insindacabile giudizio, non ritenga di anticipare la conclusione della legislatura. Se ciò dovesse accadere, smetteremmo di lavorare con effetto immediato". A Montecitorio è dunque fissata per oggi l’inizio dell’ultima battaglia fra i Poli, quella sulla riforma costituzionale del federalismo. Il voto dell'assemblea è atteso per le ore 19 del 28 febbraio. Il provvedimento già approvato dai due rami del Parlamento, proprio perché modifica la Carta, necessita di una doppia deliberazione di Camera e Senato. E sulla riforma si è scatenata la bagarre, con accuse e veleni da una parte e dall’altra. (u.r.)

Il Popolo, 23.2.2001

Voto italiani all'estero, legge più vicina. Sì in commissione. La prossima settimana approda in Aula. Il Ppi: il nostro impegno continuerà fino alla fine della legislatura.

E' stata licenziata dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato la legge sul voto degli italiani all'estero che attua le modifiche costituzionali già apportate in questa legislatura. Arriverà in Aula la prossima settimana. Particolarmente soddisfatto il responsabile Esteri del Ppi, Aldo De Matteo: "Il centrosinistra - ha detto . ha dimostrato fino in fondo la su coerenza votando in commissione la legge che era stata rielaborata dalla relatrice Prisco. Nei prossimi giorni verificheremo la volontà politica reale di far arrivare in porto la legge. I popolari - assicura - continueranno il loro impegno fino all'ultimo giorno della legislatura".

La relatrice, Franca D'Alessandro Prisco , definisce il provvedimento "di qualità" ricordando il contributo di tutti i gruppi e del governo per attuare le modifiche costituzionali che permetteranno ai cittadini italiani all'estero di votare per il Parlamento e per i referendum. L'esponente dei Ds auspica ora la rapida e definitiva approvazione da parte dell'aula di Palazzo Madama. Come Mirko Tremaglia, segretario generale del Comitato tricolore per gli italiani nel mondo, che invita il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a non sciogliere le Camere in via anticipata "se prima non si è votata la legge". Gli italiani residenti all'estero eserciteranno il diritto di voto dal loro luogo di residenza usando il sistema postale e potranno eleggere, complessivamente, 12 deputati e sei senatori. Anche questi 18 parlamentari dovranno essere cittadini italiani residenti all'estero. La legge prevede una sola circoscrizione e 4 aree geografiche: Europa, America del nord, America centro-sud, Resto del Mondo. Ognun delle 4 aree del globo avrà diritto almeno ad un deputato ed un senatore e gli altri saranno suddivisi proporzionalmente in base al numero degli elettori.

Avvenire, 23.2.2001

Battibecco tra il presidente del Senato Mancino e l'azzurro Pisanu sulla data di scioglimento delle Camere Italiani all'estero: c'è posta per voi. Potrebbero votare per corrispondenza. Ma i tempi stringono.

A sorpresa, quando ormai la legislatura è entrata in "zona Cesarini", si riapre uno spiraglio per il voto degli italiani all'estero. E si riapre con una modalità inedita e considerata per decenni assolutamente inapplicabile nel nostro Paese: quella del voto per corrispondenza. Ma le chances effettive di riuscita sono scarse, perché lo scioglimento delle Camere ormai incombe e si susseguono le schermaglie polemiche sulla data del voto: l'alternativa resta tra il 6 e il 13 maggio, mentre a Montecitorio e a Palazzo Madama si predispongono le "agende" da esaurire nelle ultime sedute disponibili.

Inserendo intanto la novità del voto per posta, la Commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato ieri il disegno di legge che rende concretamente applicabile la riforma costituzionale varata nei mesi scorsi e che concede ai nostri connazionali residenti all'estero il diritto di eleggere 12 deputati e 6 senatori come loro rappresentanti nel Parlamento nazionale. Questi eventuali eletti entrerebbero a far parte della cosiddetta "circoscrizione estero", che sarà suddivisa in quattro aree geografiche: Europa, America del nord, America del centro-sud, resto del mondo.

Le possibilità effettive che il ddl vada in porto restano sempre molto ridotte, perché i capigruppo del Senato hanno messo il provvedimento in calendario per l'aula nella seduta notturna dell'8 marzo. E come è noto tutto lascia ritenere che lo scioglimento delle Camere potrebbe avvenire proprio in quelle ore, dopo che a Montecitorio si saranno esauriti il voto fortemente a rischio sul federalismo e sugli altri argomenti inseriti in un calendario che prevede lavori proprio fino all'8 marzo. Ma in ogni caso, l'eventuale approvazione della normativa anche solo da Palazzo Madama, consentirebbe nella prossima legislatura di "ripescare" il testo senza dover ricominciare da capo la procedura legislativa.

A proposito di date per lo scioglimento anticipato ed elezioni, ieri si è consumata una polemica a distanza tra il presidente del Senato e il capogruppo dei deputati di Forza Italia Giuseppe Pisanu. Nicola Mancino, ha infatti presentato ieri ai capigruppo una proposta di calendario dei lavori d'aula che copre tutto il periodo fino al 9 maggio, data della scadenza naturale della legislatura. Se poi, ha spiegato, il Capo dello Stato deciderà nella sua autonomia di sciogliere prima, i lavori si interromperanno. Pisanu ha criticato la decisione con una dichiarazione apertamente polemica: "Non è la prima volta - ha detto - che il Presidente Mancino guarda troppo dalla sua parte politica". In serata la replica della seconda carica dello Stato: "Io applico la Costituzione e il regolamento. Un tempo diverso per lo scioglimento delle Camere può essere insindacabilmente deciso solo dal Capo dello Stato. È Pisanu, semmai, che vede una sola parte: ma ne ha tutto il diritto".

Quanto alla data del voto, circolano nuove interpretazioni sulle preferenze dei due schieramenti. Dal leader dell'Udeur è stato affacciato ieri il sospetto che il centrodestra, vista ormai l'impossibilità di veder passare la sua preferenza per il 22 aprile, opterebbe adesso per il 13 maggio, data che gli consentirebbe di condizionare tra cinque anni l'elezione del nuovo presidente della Repubblica, al posto di Ciampi eletto il 13 maggio di due anni fa. In realtà, l'eventuale "ingorgo istituzionale" si verificherebbe soltanto se Ciampi dovesse dimettersi tre mesi prima di quella data, poiché una modifica inserita nell'articolo 85 della Costituzione prevede in caso di coincidenza di date la proroga del Capo dello Stato in carica. (Giorgio D'Aquino)


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