* INFORM *

INFORM - N. 38 - 21 febbraio 2001

RASSEGNA STAMPA

Corriere della Sera del 22.2.2001

Rubrica "Noi e Loro" - Emigranti veri, calciatori fasulli

Si arrabbiano gli italiani dispersi: "Siamo partiti perché andava male. Adesso va bene e seppelliscono le domande di cittadinanza dei nostri figli senza dare risposta. Ho tre ragazze. Dal 1989 aspettano il passaporto, ma negli uffici di via Larga sospirano: "Non abbiamo tempo". Vorrei ricordare che se non fossimo andati via, lo Stivale dovrebbe sfamare 100 milioni di bocche".

Lascia intendere: non avreste bisogno di extracomunitari per far girare le fabbriche. Voi e noi, tutti più poveri. Emilio Ostuni abita a Libertador, sud di Parana, Argentina. Nel ’52 ha lasciato una Milano convalescente. La storia delle cittadinanze facili lo rende nervoso.

"Nei tribunali dei film di Totò, c’è scritto "La legge è uguale per tutti". Ho l’impressione che i calciatori siano più uguali degli altri, gladiatori di un circo miliardario. In Argentina diciamo: fra un po’ cambieranno maglia per una divisa a righe. Quella del carcere. Pensare che la Germania apre le porta ai discendenti tedeschi scappati in Russia al tempo di Caterina la Grande. Dopo due secoli li accoglie come figli prodighi: alloggi, sussidi". Un sogno. Il labirinto italiano è pieno di trappole.

L’avvocato Antonio Pradi, Itajai, Santa Catarina, Brasile, chiede alla Procura di Roma di far luce sui traffici elettorali del nostro console a Curitiba. Il numero di chi doveva eleggere i membri del Comites (parlamentino degli emigranti) è stato triplicato nel giugno ’97. Violazione della legge che è categorica su chi ha diritto. Possono segnare la scheda solo signori con passaporto italiano. Non mogli e figli nati là. Soprattutto nessun trentino.

I trentini restano gli italiani clandestini degli Stati "bianchi" nel Brasile del Sud. Somiglia al Nord Est: italo-veneti-lombardi. Fabbrichette, vino e grandi affari. Tanti tedeschi. Sbarcati nel primo Novecento, non vanno in trincea per liberare Trento e Trieste, ma la burocrazia vorrebbe sapere dagli sradicati senza notizie se intendono restare austriaci o passare con Roma. Nessuno viene informato, nessuno risponde. Adesso il solo passaporto al quale possono aspirare è quello di Vienna. Mille promesse di cambiare il ridicolo da parte degli onorevoli della Lega che li vanno a trovare. Ma al ritorno, nessuno se ne ricorda. E l’avvocato Pradi chiede alla Procura di annullare la vecchia elezione. Deve fare i conti con le italiche pigrizie: da 4 anni aspetta risposta. Il calciatore Ze Maria l’ha avuta in due mesi dribblando chissà chi al consolato di San Paolo. (Maurizio Chierici) mchierici@rcs.it


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