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INFORM - N. 38 - 21 febbraio 2001

Assalto alla cittadinanza italiana? La risposta del direttore di "Tribuna Italiana", Buenos Aires

"La finestra di Mario Basti" - Come ci scoprono

Caro Lettore, trascorso già più di un anno da quando è nelle edicole di Buenos Aires, inserito fra le pagine di "La Nación", l'autorevole "Corriere della Sera" ha scoperto il problema che da alcuni anni è il più appariscente delle comunità italiane dell'America latina e, più specificamente dell'Argentina. La scoperta è in un articolo del corrispondente Rocco Cotroneo che, martedì 13 febbraio, con un titolo a cinque colonne in apertura della pagina 14 informa i suoi lettori da Milano a Palermo, da Abbiategrasso a Cefalù: "Assalto alla cittadinanza italiana" e prima: "Attese di mesi per avere il passaporto", "Difficoltà per le liste elettorali delle circoscrizioni estere" e dopo: "Caccia agli avi, richieste a migliaia: consolati in Sudamerica sommersi dal lavoro".

E' una situazione che tu, caro Lettore, conosci bene, o per esperienza personale non certo piacevole, o perché da tempo se ne parla nei Comites e nelle Associazioni e se ne scrive su questo tuo giornale. Ma l'importante della scoperta, anche se tardiva, è che questo articolo farà sì che ci scoprano sia pure superficialmente, gli italiani dıItalia che leggono l'autorevole "Corriere della Sera". Così potranno meravigliarsi, come si meraviglia il corrispondente Cotroneo, che una legge consente agli italiani residenti all'estero di trasmettere la cittadinanza italiana ai loro discendenti e che, essendoci questa legge, noi italiani di qui intendiamo avvalercene, perché crediamo in quel "jus sanguinis", cui essa si ispira ed anche perché, da alcuni anni, la situazione economico-sociale dell'Argentina va peggiorando, mentre l'Italia è da anni nel G7 o G8 che sia, e da paese di emigrazione si è trasformata in paese d'immigrazione.

A Rocco Cotroneo sembra evidentemente strano ­ anche se non lo scrive ­ che possa esserci una legge siffatta e perciò scrive che "nessun paese al mondo concede il passaporto a prescindere dal numero di generazioni e dall'età del richiedente". Ma sembra ignorare che nessun Paese al mondo ha costretto milioni di suoi cittadini ad emigrare e ne ha ricavato notevoli vantaggi con le rimesse, il turismo, la preferenza per il made in Italy ed altro ancora. Perciò li chiama Italiani nel mondo ed é l'appropriata definizione.

Quindi non è una legge che rivela utopia, come scrive Cotroneo e, se rivela limiti, li rivela non perché siano intrinseci ad essa, ma perché nei confronti degli italiani nel mondo l'Italia continua a comportarsi non come la ricca Italia del G7, ma come l'Italia ove scarseggiavano pane e lavoro nei primi anni del dopoguerra.

E' questa la ragione per cui, purtroppo non opera come quella definizione - italiani nel mondo - richiederebbe e per cui sembra strano al corrispondente del Corriere quel che definisce "Assalto alla cittadinanza italiana". Non dovrebbe sembrargli strano se riflettesse su quel che gli ha detto il console generale Palladino e cioè che il Consolato di Buenos Aires ha 260 mila iscritti all'anagrafe, l'equivalente di un grande Comune italiano e i dipendenti sono solo 49. In un grande Comune italiano invece si contano a migliaia. Se a Buenos Aires si contassero non a migliaia ma a centinaia, e se ce ne fossero a decine negli altri consolati, a Rosario, a Cordoba, a La Plata, a Mar del Plata ecc., i nostri figli e discendenti non dovrebbero attendere né mesi, né anni per iniziare la pratica di cittadinanza e poi, magari, emigrare in Italia in cerca di lavoro e di pane. Attendere più degli extracomunitari. Non hanno qualche titolo in più dei marocchini, albanesi o cinesi? Non sarebbe meglio anche per l'Italia, che oltre tutto potrebbe saldare così il debito con noi che emigrammo mezzo secolo fa o prima, non perché ci piacesse l'avventura?

Penso che gli italiani d'Italia che leggeranno l'articolo del Corriere della Sera si porranno probabilmente questi interrogativi o essi sono tanto cambiati che, come ai parlamenti e governi che si sono succeduti nei decenni trascorsi a Roma, non gliene frega proprio nulla?

Ti saluto cordialmente. (Mario Basti-Tribuna Itlian/Inform)


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