* INFORM *

INFORM - N. 38 - 21 febbraio 2001

Sul voto all'estero l'editoriale di "Tribuna Italiana", Buenos Aires

Carnevale, ogni scherzo vale

Un compito ingrato attende il Presidente Ciampi a Buenos Aires il 13 marzo

BUENOS AIRES - Il Presidente della Repubblica in Italia è garante della Costituzione e dell'Unità d'Italia, ma di poteri reali ne ha pochissimi e tra questi non c'è quello di far approvare o meno una legge. Proprio per questo sarà ingrato il compito che dovrà affrontare Carlo Azeglio Ciampi quando arriverà a Buenos Aires il 13 marzo. Non responsabile, dovrà spiegarci perché i politici italiani non sono stati capaci di votare la legge ordinaria per stabilire le modalità del voto allšestero, che ci avrebbe consentito di votare alle prossime elezioni della primavera italiana. In tre emblematiche occasioni di profondo rilievo istituzionale, il Presidente Ciampi aveva reclamato al Parlamento la conclusione dell'iter parlamentare che consentisse agli italiani allšestero di esercitare il diritto di voto: in occasione del suo insediamento alla Presidenza della Repubblica, nel messaggio di fine d'anno del 1999 e nel messaggio davanti ai delegati degli Italiani all'estero alla Conferenza Nazionale degli Italiani nel Mondo, svoltasi a dicembre a Roma.

Però, anche se i politici insisteranno ancora per qualche giorno con la sceneggiata, il verdetto è già stato anticipato dal ministro per le Riforme Istituzionali, Antonio Maccanico: "Non ce l'abbiamo fatta e gli italiani allšestero non potranno votare ed eleggere dodici deputati e sei senatori. Siamo riusciti a cambiare gli articoli 48, 56 e 57 della Costituzione per istituire la Circoscrizione Estero, ma le complesse procedure amministrative hanno impedito di raggiungere lšobiettivo finale".

Le complesse procedure cui si riferisce il ministro comprendono l'assunzione di 250 contrattisti che avrebbero dovuto collaborare per le diverse operazioni previste dalla legge del voto per corrispondenza, l'aggiornamento delle anagrafi consolari o dell'AIRE, decidere quale di queste due anagrafi utilizzare, non essendoci il tempo materiale per confrontarle, optando tra i numeri insicuri delle anagrafi informati dal ministero degli Esteri, di cui evidentemente i politici non hanno fiducia o concedendo il voto agli ...oltre trecentomila morti registrati nell'AIRE.

Naturalmente non sono mancate le reazioni da parte dei sostenitori del nostro voto, le manifestazioni di fiducia assicurando che c'è ancora il tempo e persino la richiesta di sfiducia nei confronti del ministro, un uomo che conosce come pochi i meandri del potere e le regole della politica italiana, per cui non è mancata neppure la sua puntuale marcia indietro, sostenendo che c'era stato un malinteso.

Ma al di là dei giri di valzer che ancora potranno fare i parlamentari italiani per occupare tutto il tempo utile a disposizione (la legge è calendarizzata per essere discussa in aula al Senato tra il 27 febbraio e il 1ē marzo), il verdetto non sarà modificato e quindi noi italiani residenti allšestero non voteremo alle prossime elezioni politiche italiane.

Sarà la conferma di una previsione che - purtroppo - in tanti avevamo fatto, basata sulla semplice constatazione di ciò che è successo negli ultimi cinquant'anni. Il Palazzo rimane fedele alla politica di sempre: considerare che chi è emigrato ha lasciato l'Italia per propria volontà e quindi va cancellato dalle anagrafi, dai bilanci e possibilmente anche dalla memoria.

Questo è il significato della mancata approvazione. Con grande sforzo e tanto entusiasmo, italiani residenti in ogni angolo del mondo, per molti anni hanno tentato la scalata al colle, spiegando le nostre ragioni. La prima, di elementare giustizia e solidarietà, nei confronti di chi era stato costretto a partire e che, gloriosa o dolorosa che sia stata l'esperienza dell'emigrazione, non aveva mai reciso i legami con la terra natia, contribuendo moralmente e materialmente alla sua rinascita.

La seconda di convenienza per l'Italia, che senza alcun merito si è ritrovata con una grande risorsa costituita da milioni di italiani e loro discendenti, che possono non solo agevolare la presenza italiana nei paesi in cui risiedono, ma anche essere utile legame con quei paesi, aiutando ancora alla crescita dell'Italia.

Il voto, in fondo, aveva per gli italiani allšestero il sapore di un riconoscimento, di una medaglia appesa al petto, di un grazie, di un bentornato a casa. Lo stesso voto per l'Italia poteva essere uno strumento per sviluppare affari, rapporti culturali e politici, di arricchimento sociale.

La classe politica italiana della Seconda Repubblica, ha dimostrato di essere peggiore di quella che l'aveva preceduta, perché aveva proclamato il suo impegno, solo due mesi fa, davanti ai delegati di tutti gli italiani allšestero. E invece si è visto che è stato solo un brutto scherzo di carnevale che lascerà una ferita che tarderà a rimarginare.

Lšavevamo previsto e certo l'aver visto giusto non ci fa piacere. Malgrado questo la nostra solidarietà al Presidente Ciampi per la brutta missione che l'attende a Buenos Aires. (Marco Basti*)

* Direttore di "Tribuna Italiana", Buenos Aires


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