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INFORM - N. 36 - 19 febbraio 2001

Una nota del CEDIEM - Lugano

Svizzera - Integrazione degli stranieri ad una svolta. Concetti nuovi da approfondire

LUGANO - Due le componenti essenziali emerse dalla pubblicazione "Le naturalizzazioni in Svizzera" edita dall’Ufficio federale di statistica a fine 2000. Le naturalizzazioni dal 1981 al 1998 sono state 244.040; il numero degli stranieri presenti in Svizzera ritenuti integrati al punto da poter ottenere il passaporto svizzero sono oltre 630mila.

Su queste due componenti, che danno una certa dimensione della politica svizzera in fatto di emigrazione, il Cediem (Centro documentazione e informazione emigrazione) dell’Associazione Valtellina in Ticino ha organizzato una tavola rotonda.

Ad esaminare statistiche e politica migratoria sono stati inviati esponenti del mondo politico, del diritto, del sindacato, del patronato e della cultura (Ballinari Silvano, Cartolano Antonio, Ceruso Nando, Lepori Alberto, Macconi Gianni, Pezzati Fulvio, Vismara Ettore).

Sulle cifre pubblicate ognuno ha espresso il suo giudizio, ma le cifre non sono ritenute essenziali e definitive di un processo che ha valenze più importanti.

Particolarmente nell’ambito dell’integrazione sono state avanzate riserve, indicate proposte e suggeriti ripensamenti.

La cittadinanza non è creata dal passaporto

Il termine "naturalizzazione" appare sommamente improprio e restrittivo – e con qualche sfumatura addirittura di umiliazione – nel confronto di un processo che non è solo politico: andrebbe cambiato. "Cittadinanza" (il termine preferito) indica i compendio di diritti – e rispettivamente di doveri – ed è patrimonio di ogni persona ovunque viva. Su questo concetto di "cittadinanza" dovrebbe basarsi e svilupparsi tutto il processo di integrazione. Alla ricchezza di "cittadinanza" si andrà ad aggiungere – attraverso un iter legislativo – l’appartenenza ad uno stato e ad un territorio (svizzero – italiano – francese – tedesco…) coinvolgendo specifiche implicazioni pratiche.

Questo concetto di cittadinanza potrebbe apportare molte conseguenze nel processo di integrazione: la più caratterizzante è senza dubbio i diritto di voto agli stranieri residenti, pur con alcun precise normative. In fin dei conti gli stranieri sono contribuenti come tutti gli altri.

L’attenzione allora va appuntata particolarmente sull’iter e sul modo di promuovere l’integrazione. E’ convinzione profonda dei partecipanti alla tavola rotonda che l’integrazione si sviluppa e si salda con la partecipazione alla vita della comunità in cui si è inseriti.

E a protagonisti di questo autentico processo di integrazione assurgono le associazioni, i gruppi, le società di ogni tipo in cui fianco a fianco – specialmente per impegno di volontariato – operano svizzeri e stranieri per il bene comune… non c’è nulla infatti che sviluppi conoscenza, collaborazione e stima quanto fare assieme qualcosa di concreto.

In questo concetto concreto e generale di integrazione c’è poi qualche dettaglio che merita pure attenzione: si è cittadini di uno Stato, ma prima di tutto si è cittadini di un Cantone e di un Comune.

I famosi esami per i candidati al passaporto svizzero – pur non escludendo nozioni generali del Paese – non dovrebbero privilegiare la conoscenza del comune di residenza?

Dare un’anima alla legge

Valido lo sforzo di intravedere i motivi che spingono uno straniero a chiedere la cittadinanza svizzera; così come è essenziale farsi un quadro il più completo possibile del candidato (senza vedere streghe dappertutto come purtroppo accade per un certo passato remoto).

Si ritiene che la nuova legge sulla naturalizzazione aggiornerà e snellirà certi processi.

(Sulla proposta della Commissione federale degli stranieri di introdurre la naturalizzazione agevolata per la seconda generazione e quella automatica per la terza, Cediem ha già previsto prossimamente una specifica tavola rotonda).

Occorre però dare un’anima ad una nuova legge e quest’anima va ricercata e coltivata in quell’integrazione fatta di partecipazione convinta e continua alla vita del proprio luogo di domicilio. Ed è stato anche sottolineato che la garanzia di una vera e profonda integrazione risiede in quel piacere, in quella gioia che lo straniero ha e manifesta di essere parte di questa società. (Inform)


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