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INFORM - N. 34 - 15 febbraio 2001

Primo Rapporto sullo stato della sicurezza in Italia

ROMA - Lo scorso 9 febbraio, il ministro dell'Interno Enzo Bianco alla presenza del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, del presidente del Senato, Nicola Mancino, del presidente della Camera, Luciano Violante, e del presidente del Consiglio, Giuliano Amato ha presentato il primo Rapporto sullo stato della sicurezza in Italia.

La ricerca analizza l’andamento della criminalità nell’ultimo decennio attraverso l'elaborazione di dati e statistiche dalle quali è risultata una delle questioni, in ordine di importanza, che destano maggiore preoccupazione negli italiani (dopo il lavoro e le pensioni). Peraltro, in relazione alla percezione di sicurezza, è stata anche presentata una ricerca condotta dal CIRM, per conto del Ministero dell’Interno, su un campione di persone ultradiciottenni residenti in Italia.

In generale dal Rapporto risulta che durante gli anni '90 si è assistito ad una flessione dei reati dalla forte visibilità sociale quali omicidi, rapine e furti e ad una certa stabilizzazione degli altri che, comunque, risultano più frequenti nei comuni capoluogo di provincia e questo accade essenzialmente per due ordini di motivi: da un lato le maggiori opportunità di delinquere e dall'altro le maggiori possibilità di non essere scoperti.

Tra i fattori che, negli anni novanta, hanno portato ad una contrazione di alcuni reati sono indubbiamente da annoverare l’azione di contrasto delle Forze di polizia, soprattutto contro la criminalità organizzata, che negli ultimi tempi è risultata particolarmente efficace, e la diversa composizione demografica della popolazione. A questo proposito è stato sottolineato che, essendo le classi di età più giovani maggiormente predisposte a delinquere, l'invecchiamento della popolazione conduce ad un inevitabile contenimento dei reati.

Per quanto riguarda il reato più grave, invece, si constata come nel corso di un secolo gli omicidi abbiano subito un decremento costante passando dai 20 omicidi ogni 100.000 abitanti nel 1880 ai 5 attuali. Di questi hanno registrato una certa flessione quelli compiuti per mano della criminalità organizzata mentre sono rimasti invariati quelli commessi per motivi passionali o per futili motivi.

Un particolare approfondimento è stato dedicato alle rapine soprattutto in banca e alla posta. In entrambi i casi si è registrato un aumento durante gli anni '90. Le caratteristiche, però, sono risultate diverse: mentre le rapine in banca vengono compiute da non professionisti che spesso agiscono di impulso ricavando da questa attività somme modeste, le rapine alla posta, invece, risultano molto più remunerative.

I furti in appartamento hanno raggiunto il picco nel ’98, mentre nel 1999 si è registrata una loro forte contrazione. I furti di autoveicoli, invece, hanno stabilizzato la loro tendenza al decremento.

Differentemente dai borseggi, gli scippi sono risultati in forte calo.

Nel rapporto non poteva certo mancare una disamina circa la criminalità straniera che attualmente si connota per il suo carattere trasnazionale e che vede ai trafficanti sudamericani, orientali e mediorientali aggiungersi gli slavi, i russi, i nigeriani e gli albanesi. La loro presenza sul territorio italiano è differentemente percepita e si caratterizza per comportamenti criminosi molto diversi che vanno da modalità operative particolarmente sofisticate a forme di violenza spicciola e in molti casi particolarmente cruenta.

L'analisi del Rapporto si estende a fenomenologie più recenti quali la minaccia al patrimonio artistico ed ambientale, la criminalità ad alta tecnologia e, certo non ultimo in ordine di importanza, gli abusi sessuali sui minori.

I reati legati agli stupefacenti si sono mantenuti costanti nel tempo e hanno visto coinvolti soprattutto giovani del centro nord che, rispetto al passato, si rivolgono sempre meno alle droghe classiche, prima fra tutte l'eroina, a favore delle cosiddette nuove droghe.

In riferimento alle percezioni della popolazione italiana circa la criminalità, si è riscontrato un forte aumento del sentimento di insicurezza negli anni '70 ed '80 che, invece, si è stabilizzato nell'ultimo decennio. L'età, il sesso e la collocazione geografica, poi, sono fattori determinanti nella diversa percezione della criminalità. E' comunque da evidenziare come i reati di minore gravità sono spesso quelli che incidono in maniera negativa sulla sensibilità comune.

In relazione alla percezione della sicurezza, invece, si è fatto riferimento alla già citata ricerca del CIRM dalla quale si rileva che le forme criminali che incidono maggiormente sul senso di sicurezza sono in ordine decrescente: i furti in appartamento, la criminalità organizzata, lo spaccio di droga, gli scippi, le aggressioni, le rapine, le violenze sessuali, il terrorismo ed il racket della prostituzione. Diversamente da quanto si potrebbe pensare, invece, la presenza di immigrati non è considerata fonte di particolari preoccupazioni.

Dopo alcune considerazioni sull'attività delle forze di polizia nella prevenzione della criminalità, il rapporto si chiude con l’indicazione delle iniziative di cooperazione internazionale a contrasto dell'attività criminale a carattere transnazionale. (Oliviero Forti - Inform)


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