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INFORM - N. 34 - 15 febbraio 2001

Vito D'Adamo: Naufraga il voto? La sfida continua: quali partiti faranno eleggere i residenti all'estero?

FRIBURGO/BR. - L'immagine di quei politici italiani, usi ad occulte e trasversali manovre, passi o non passi la legge ordinaria per l'attuazione del voto all'estero, è screditata al punto da impedire ogni possibilità di recupero non solo agli occhi degli elettori fuori dei confini patri, nel caso tornino ad esprimere il voto in Italia, ma anche a cospetto degli stessi votanti metropolitani. È chiaro come gli uni e gli altri avranno ben presenti in cabina i tentennamenti, le macchinazioni, le manovre, le promesse non mantenute, le bugie, i tradimenti e, insomma la povertà morale e la meschinità, cui hanno fatto ricorso i politicanti nostrani pur di non perdere scranni ed appannaggi; in una parola, l'inaffidabilità di quanti di costoro avranno la sfacciataggine di ripresentarsi all'elettorato, che non mancherà di regolarsi in conseguenza.

Passi o non passi la legge, e non è passata: a questo punto la situazione è lampante, di là dalle lacrimucce di rito, delle accuse, rivolte dall'una all'altra fazione, degli appelli e dei proclami. Lo ripetiamo: ogni enunciazione può essere posta e sviluppata in diversi modi e tendenze e controbattuta con altrettante argomentazioni. I ragionamenti capziosi non sono mancati e se n'è fatto pesante uso, con l'intervento persino di ponzosi costituzionalisti e degli interessati a dire la loro su questo capolavoro d'imbecillità, ignoranza e grettezza, che ha attraversato oltre un cinquantennio di storia parlamentare, politica e sociale d'Italia e che va sotto il nome di "estensione del diritto di voto in loco ai cittadini italiani, residenti all'estero".

A tanto assomma, infatti, il periodo, nel corso del quale questa farsa s'è ripetuta sulla stucchevole trama, con qualche variazione sul tema, ma dal finale conforme al canovaccio e, quindi, monotono, privo di fantasia: dovrebbero esserne stufi persino i capocomici di turno!

Una dura legnata, non c'è che dire, per gli ingenui, che ancora speravano. Non ci strapperemo, però, le vesti di dosso, a quest'ennesimo diniego. Abbiamo espresso il nostro giudizio sui "trasversali", ora lanciamo la nostra sfida a quei membri dei partiti, che si sono battuti per la riuscita del progetto nei suoi due momenti fondamentali: le modifiche costituzionali e l'approvazione della legge ordinaria, fatta naufragare sul filo di lana.

Si tratta di una reazione razionale, dettata solo in parte dalle continue delusioni. Occorreva mobilitarsi, in tutti questi anni, rispondere con un serio coinvolgimento di massa alle continue scorrettezze, messe in atto ai nostri danni da inaffidabili interlocutori romani. Non è stato fatto, le ragioni sono tante e non tutte per noi gratificanti, ma non vi sono scuse. Occorre recitare il mea culpa: "Chi vuole, vada; chi non vuole, mandi".

Giunti a questo punto bisogna essere pratici e determinati. Il tempo stringe. Chiediamo, in pratica, ai dirigenti di quei partiti, che si sono chiaramente schierati a favore dell'estensione del voto in loco, di accogliere nelle loro liste candidati italiani di residenza estera, non solo, ma di presentarli in collegi, che garantiscano un'alta percentuale di affidamento per quanto riguarda la loro elezione.

Si tratta di un grosso sacrificio, di una drammatica presa di posizione, di superare difficoltà e di rimuovere resistenze interne ed esterne, che chiediamo a tali formazioni politiche, in doverosa risposta alle vanificanti manovre trasversali e all'irrinunciabile dignità dei connazionali all'estero, la maturità dei quali garantirebbe nella scelta dei loro esponenti l'apporto di nuova linfa nell'asfittico panorama dell'attuale fase politica, di cui certo non può gloriarsi l'Italia. (Vito d'Adamo, de.it.press/Inform)


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