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INFORM - N. 34 - 15 febbraio 2001

La dichiarazione di Maccanico a Radio 24 rilancia la questione del voto all'estero? Il ministro si corregge e Fini chiede l'intervento di Campi

ROMA - Paradossalmente, le parole pronunciate dal ministro per le Riforme Antonio Maccanico nel corso di un'intervista a Radio 24 - "non ce l'abbiamo fatta e gli italiani all'estero non potranno votare" - potrebbero offrire una ulteriore chance al voto all'estero. Una questione che si stava esaurendo malgrado gli sforzi del Comitato di presidenza del CGIE e di alcuni parlamentari di condurre in porto la "norma transitoria" per consentire almeno agli iscritti all'AIRE di votare alle prossime elezioni politiche.

Tremaglia è riuscito finalmente a far parlare del voto all'estero il presidente del suo partito, mentre il ministro Maccanico - più che altro colpevole di pensare a voce alta, cosa poco confacente alla sua posizione istituzionale - ha corretto la sua prima dichiarazione.

Negare ai connazionali all'estero la possibilità di eleggere i propri rappresentanti in Parlamento fin dalle prossime elezioni significherebbe agli occhi degli italiani nel mondo, minare in modo irreversibile la credibilità dello Stato italiano, ha detto Fini, Ed ha aggiunto polemicamente che chi ritiene insormontabili le difficoltà tecniche registrate in Parlamento per il varo della legge ordinaria lo fa per incomprensibili e meschini interessi di partito e non si rende conto di togliere credibilità alle istituzioni.

Il presidente di AN ha poi detto di confidare in un autorevole intervento del Presidente Ciampi, affinché quanto assicurato unanimemente nella Prima Conferenza degli italiani nel mondo non venga disatteso. In caso contrario - h concluso - sarà tutta AN, e non solo l'onorevole Tremaglia, a denunciare le responsabilità di quanti hanno ingannato i connazionali all'estero.

Il ministro Maccanico, a sua volta, si è giustificato per quanto detto nel corso della trasmissione radiofonica. Nell'ambito dell'intervista - ha precisato - avevo soltanto espresso dubbi sulla possibilità di superare le difficoltà di carattere normativo e amministrativo, per completare l'iter necessario a garantire effettivamente, come ritengo dovrebbe essere, il voto degli italiani all'estero.

Se l'esito del lavoro istruttorio fosse positivo - ha ribadito - sarei il primo a gioire per questo importante risultato, considerato anche l'impegno che a suo tempo ho dedicato, nell'esercizio delle mie funzioni, prima, di presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera e, poi, di ministro per le Riforme Istituzionali, per giungere alle modifiche costituzionali necessarie a garantire anche ai nostri connazionali che vivono all'estero l'esercizio del diritto di voto. (Inform)


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