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INFORM - N. 33 - 14 febbraio 2001

Voto all'estero - Centofanti (CGIE USA): prendo la cittadinanza americana come gesto simbolico di protesta

PHILADELPHIA - Sono un italiano di vecchio stampo: attaccato all'Italia e ai suoi valori. Ho sopportato 6 anni di prigionia nel Kenya dall'età di 17 anni e ho dovuto sopportare le angherie, i soprusi e l'ironia di quelli che avevavo scelto la via più comoda collaborando col nemico. Rimpatriato in Italia ho partecipato attivamente alle dialettiche politiche sempre all'insegna dei miei ideali, senza richiedere favori o subordinarli ad interessi.

Sono emigrato negli Stati Uniti nel 1956 ma sono rimasto sempre vicino all'Italia interessandomi a tenere vivo il senso di italianità nelle nostre comunità. Sono stato Presidente del Comites di Filadelfia sin dalla sua istituzione e sono membro del CGIE.

Ho partecipato a tutte le iniziative che davano lustro all'Italia e mi sono adoperato a dare il benvenuto della comunità ai politici italiani in visita, a prescindere dalla loro appartenenza politica, in quanto per me rappresentavano l'Italia. Molti di loro mi ricorderanno certamente.

Sebbene ne avessi diritto non ho finora richiesto o accettato la cittadinanza americana in quanto simbolicamente lo ritenevo un tradimento alla mia Patria.

Ho sospirato ed atteso per mezzo secolo la possibilità per me e tutti gli italiani all'estero di poter esercitare il diritto di voto e sentirmi realmente parte dell'Italia. Gli esponenti dei partiti politici italiani, durante la Conferenza degli Italiani nel Mondo tenutasi recentemente, mi avevano convinto che questa era la volta buona. Ma sono rimasto deluso e disgustato dalla politica italiana e dai suoi protagonisti che hanno, con la eccezione di pochi noti a tutti, regolarmente disattese le promesse che facevano e in particolare l'ultima e più cocente del voto.

E' arrivato per me ora il momento, con profonda e sentita sofferenza, di prendere la cittadinanza americana quale gesto simbolico di protesta e di rigetto. Mi rendo conto che per i politici italiani, tutti tesi agli interessi di bottega, questo mio gesto li lascia del tutto indifferenti, mentre per me è pieno di significato. Ma forse io appartengo ancora ad una Italia che non c'è più. (Vincenzo Centofanti-Inform)


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