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INFORM - N. 33 - 14 febbraio 2001

Marcello Alessio: sì al voto all’estero, ma con idee chiare e dati precisi

ROMA - Nella lettera aperta recentemente indirizzata da Giancarlo Gallani, del "Notiziario degli italiani in Francia", a "Luigi e a tutti gli italiani contrari al voto all’estero" (pubblicata da Inform il 12 febbraio), osservo una significativa inesattezza. Non ha alcun senso dire che l’impossibilità di votare all’estero abbia umiliato e offeso " per più di cinquant’anni quattro milioni di italiani residenti all’estero"; questa cifra, di quattro milioni, è arbitraria, per vari motivi, ma anzitutto perchè deriva dalla sommatoria di quantità eterogenee.

Negli ultimi anni, ad esempio, mentre gli emigrati propriamente detti, per ovvie ragioni di età, diminuivano rapidamente, d’altro lato accedeva alla cittadinanza piena un numero ancora imprecisato, (ma sicuramente superiore al milione di unità), di cittadini stranieri di origine italiana, che attraverso più generazioni avevano ereditato la cittadinanza "iure sanguinis" senza peraltro mai regolarizzarla, e quindi risultavano del tutto ignoti alle anagrafi italiane. A parte ogni altra considerazione, è assurdo dire che questi "italiani di ritorno" siano rimasti esclusi dal diritto di voto "per più di cinquant’anni"; infatti, o si prende, come decorrenza, la data della loro tardiva regolarizzazione anagrafica – e allora al massimo l’esclusione è durata un diecina d’anni - oppure, con altrettanta forzatura, si considera la data in cui emigrarono gli antenati da cui questi italiani hanno ereditato la cittadinanza, e allora in media gli anni di esclusione non sono più cinquanta, ma quasi cento; e gli esclusi non sono più quattro, ma, comunque si faccia il conteggio, parecchie diecine di milioni.

Non si tratta di una semplice pignoleria, ma di una questione di sostanza; che andrebbe presa in attenta considerazione soprattutto da chi, come Gallani, si pone, sia pure in modo confuso, il problema del nesso, che certamente esiste, fra i segnali di scollamento che si vanno accentuando fra istituzioni pubbliche e società italiana (anche se è certamente esagerato il quadro pessimistico che Gallani si fa della seconda), e un deficit storico di legittimazione che affligge il nostro Stato; deficit che probabilmente l’estensione del voto ai cittadini all’estero e a molti loro discendenti potrebbe, se non colmare, quanto meno attenuare. (Marcello Alessio-Inform)


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