* INFORM *

INFORM - N. 32 - 13 febbraio 2001

Voto all'estero - Dall'Argentina la lettera di un emigrato al presidente dei senatori del PPI

Signor Elia,

sono un fiorentino emigrato in Argentina dal 10 marzo 1948 però mai, in questi 53 anni, ho dimenticato la mia amata Patria. Perciò dico che è vero affermare: "E' facile separare un uomo dalla sua terra però è impossibile toglierla dal suo cuore".

Per circostanze del destino, pur non essendo insegnante, sono vincolato da quarant'anni, come membro della Commissione Direttiva, ad una scuola italiana (Associazione senza fini di lucro, legalmente riconosciuta dal livello materno al liceo), ove studiarono anche i miei quattro figli. Essa fu creata il 4 novembre 1958 da un gruppo di emigranti, con l'unico obiettivo di diffondere la nostra lingua e millenaria cultura nei nostri discendenti affinché, orgogliosi delle loro origini, continuino a mantenere, nel futuro, viva l'immagine della nostra amata Italia, anche in questa lontana nazione ove arrivarono milioni dei suoi figli.

L'emigrazione è terminata da decenni, però sono assolutamente convinto che molti dei nostri politici non hanno ancora compreso il valore del "capitale umano" che l'Italia ha sparso in tutto il mondo e dimostrano un timore incomprensibile per dare il voto a tutti i loro "compatrioti" che ne hanno il pieno diritto seppure il destino li portò a vivere all'estero, e non è giusto che per questo motivo vengano emarginati.

Inoltre è molto triste osservare come qua votano gli emigranti di quasi tutte le altre nazioni ed è per noi un motivo di tristezza ed umiliazione ogni volta che ciò avviene.

Noi tutti siamo infinitamente grati all'on. Mirko Tremaglia per la volontà e passione con cui sollecita da anni che ci venga riconosciuto questo nuovo diritto, il quale per la prima volta si considerò nel "Congresso degli Italiani all'Estero" avvenuto a Roma nel lontano 1908. E' trascorso quasi un secolo. Che vergogna!!

Questo mio sentimento è condiviso da tutti gli italiani all'estero, la maggior parte dei quali, come il sottoscritto, poterono votare solo nel 1948 e facilitarono la nascita della "Repubblica Italiana".

Pertanto, dateci la possibilità che questo nostro diretto ci sia definitivamente concesso affinché nel Parlamento e nel Senato possano fare il loro ingresso uomini, o donne, che conoscano per esperienza propria ciò che significa soffrire per vivere lontani e far comprendere quanto può dare al nostro paese quella che è la grandissima "Italia fuori d'Italia".

Rispettosamente, Grazie. (Cav. Alfredo Martini, vice presidente Colegios CCI - Argentina)


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