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INFORM - N. 32 - 13 febbraio 2001

Legge 328/2000: un nuovo modo di fare assistenza

ROMA - La legge quadro 328/2000 per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, definisce la programmazione e l'organizzazione dell'assistenza sociale nel nostro Paese.

La nuova legge presenta molte novità fra cui assume particolare rilievo il diretto coinvolgimento di tutti i settori istituzionali (Governo, Regioni, Province e Comuni) e del privato sociale (Associazioni, Fondazioni, Onlus ecc.). Ognuno è chiamato a dare prova delle proprie potenzialità attraverso un lavoro che non si prefigge più, come obiettivo, la semplice assistenza del singolo, bensì il sostegno della persona all’interno del proprio nucleo familiare. Ne sia testimonianza il titolo dell’art.16 della presente legge che recita "valorizzazione e sostegno delle responsabilità familiari". Famiglia, quindi, è la parola chiave per comprendere questa legge che, finalmente, è riuscita a superare quella visione vetero-assistenzialista che per troppo tempo (più di un secolo!!) ha caratterizzato gli interventi a favore delle fasce più deboli.

La qualità della vita, la prevenzione, la riduzione e l'eliminazione delle disabilità, il disagio personale e familiare e il diritto alle prestazioni sono gli obiettivi della 328. Per la prima volta viene istituito un fondo nazionale per le politiche e gli interventi sociali, aggregando e ampliando i finanziamenti settoriali esistenti e destinandoli alla programmazione regionale e degli enti locali.

Inoltre sono previste una serie di priorità e modalità tra cui la carta dei servizi, le professioni sociali, i soggetti titolari al rilascio dell'autorizzazione e dell'accreditamento.

Il capo III elenca le disposizioni relative alla realizzazione di particolari interventi sociali e più esattamente a favore di persone disabili, anziani non autosufficienti, famiglie.

Peraltro la legge quadro prevede una serie di decreti legislativi, di atti di indirizzo, da emanarsi nei prossimi mesi.

Altro elemento di grande innovazione è la ripartizione delle competenze tra i vari soggetti attori. In questo senso l’art.22 parla di "sistema integrato di interventi" nel quale è opportuno "..ottimizzare l’efficacia delle risorse, impedire sovrapposizioni di competenze e settorializzare le risposte". Tutto ciò serve per superare una frammentazione degli ordinamenti locali che troppo spesso penalizza le fasce più deboli della popolazione.

E’ chiaro, dunque, che questo nuovo sistema di welfare ha bisogno dell’apporto, a nostro avviso essenziale, del pubblico e del privato e in particolar modo del terzo settore, tant’è che la stessa legge ne fa esplicito richiamo già all’art.5. Per questo è opportuno pensare ad una consulta delle associazioni capaci di mirare l’intervento all’interno di realtà che, nella maggior parte dei casi, risultano essere multiproblematiche.

In definitiva non si può pensare di intervenire in una famiglia per sostenere solo il portatore d’handicap, chiudendo gli occhi magari sul padre alcolizzato: bisogna, in questo caso, pensare ad un sostegno che, partendo dall’invalidità della persona, arrivi al superamento dell’alcoldipendenza da parte del genitore, e questo attraverso metodologie che tengano conto dell’individuo all’interno di un contesto familiare.

In ultima analisi non bisogna dimenticare come questa legge abbia riconosciuto una centralità al ruolo dei Comuni che, per questo motivo, saranno gli interlocutori privilegiati, con i quali bisognerà tracciare politiche di intervento. Auspichiamo, quindi, il superamento di quel principio di sussidiarietà che sino ad oggi ha contraddistinto in buona parte il rapporto tra gli enti locali e il terzo settore. (Oliviero Forti-Inform)


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