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INFORM - N. 32 - 13 febbraio 2001

Consiglio d’Europa: Meeting ministeriale di Stoccolma

Alla ricerca di una politica comune su immigrazione e protezione dei rifugiati

STOCCOLMA - I Ministri europei responsabili della Giustizia e degli Affari Interni si sono incontrati a Stoccolma per due giorni, l’8 e il 9 febbraio 2001, e hanno affrontato un controverso dibattito sulle problematiche inerenti le politiche migratorie dell’Unione Europea, la questione della protezione dei rifugiati e la lotta contro il crimine internazionale, in particolare per quanto riguarda il traffico degli esseri umani. Punto di partenza obbligato sono state le conclusioni del meeting di Tampere dei capi di Stato e di Governo europei tenutosi nell’ottobre del 1999, in occasione del quale erano state poste le premesse per una politica comune all’interno dell’Unione Europea su immigrazione e asilo basata su:

Molti dei Ministri intervenuti hanno posto l’accento sulla necessità di implementare le conclusioni di Tampere e di costruire un approccio onnicomprensivo ai fenomeni dell’asilo e delle migrazioni, che abbracci la questione dei diritti politici e umanitari e che promuova lo sviluppo sia nei paesi di origine che di transito. Il Ministro svedese per l’immigrazione e l’asilo la signora Maj-Inger Klingvall, il cui paese detiene la Presidenza semestrale del Consiglio d’Europa, ha sottolineato l’urgenza di una politica comune di asilo che già nel 2004 sia in grado di attivarsi con un certo grado di coordinazione e che permetta di "armonizzare" legislazioni e politiche migratorie. Su tali argomenti il Commissario Europeo per la Giustizia e gli Affari Interni Antonio Vitorino ha espresso il suo pieno assenso e ha ricordato che: "Una politica comune significa anche una responsabilità condivisa", che quindi porti a decisioni e verdetti che garantiscano i rifugiati ovunque essi si trovino.

La generale opinione di tutti presenti ha concordato sulla lentezza dei progressi compiuti verso regole comuni che possano contribuire ad una divisione delle responsabilità tra gli Stati Membri dell’Unione Europea, fondata sui valori della solidarietà, dell’umanità e della certezza del diritto. Ma si è riscontrato come siano ancora abbastanza differenti i punti di vista su molte altre questioni, prima fra tutte su cosa vada incluso nel concetto di protezione sussidiaria. Il dibattito ha visto coinvolti anche i paesi candidati ad accedere all’Unione Europea, invitati come osservatori e sollecitati ad adoperarsi in special modo per quanto riguarda le legislazioni dei propri paesi, affinché anche su queste tematiche si mettano al passo con le politiche europee.

Il dibattito si è poi particolarmente acceso sullo schema proposto da Jack Straw, Segretario agli Interni britannico, per frenare i flussi migratori verso l’Europa ed indebolire il traffico illegale di esseri umani: tale progetto ha riscontrato l’interesse di Germania, Italia e Spagna, particolarmente propense a riformare e rendere più efficiente lo strumento dell’asilo politico, attualmente oberato dall’eccessivo numero di richieste sottoposte dovuto al fatto che molti richiedenti sono "simulati" in quanto in realtà immigrati per ragioni di lavoro. Per ovviare il problema dei flussi di clandestini, Straw ha proposto sia di istituire liste di paesi o gruppi da considerarsi sicuri e per i quali le domande di asilo vadano rigettate immediatamente come inapplicabili, sia di programmare direttamente nei paesi di origine gli individui che abbiano diritto ad accedere in Europa in qualità di rifugiato. Lo schema di Straw, però, è stato da più parti criticato per la mancanza di un approccio pragmatico al problema dei rifugiati e ha anche incontrato la reazione ostile delle associazioni dei rifugiati e dei legali che lo hanno interpretato come un tentativo di indebolire il diritto individuale di richiedere l’asilo.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Ruud Lubbers, ha ricordato l’importanza di mantenere vivo lo spirito della Convenzione di Ginevra del 1951 e ha esortato ad un maggior rispetto per il diritto d’asilo politico ai rifugiati. Preoccupato di fronte all’odierno costituirsi di una "fortezza europea", inespugnabile per gli immigrati clandestini e i richiedenti asilo politico "simulati", Lubbers ha sottolineato come sia compito della prospera Europa di accogliere un numero maggiore di richiedenti asilo, di approntare una politica e una legislazione comune per condividerne gli oneri e le possibilità e di sostenere strategicamente l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur-Unhcr) nell’azione preventiva "nei paesi che producono rifugiati": "affrontare il problema alla fonte – ha affermato l’Alto Commissario – non giustifica la chiusura all’asilo dell’Europa… e in ogni caso nessun muro sarà alto abbastanza da prevenire l’arrivo di persone". Dopo essersi amaramente soffermato sulla diffusa mancanza di generosità, che si rispecchia nella carenza di fondi che penalizza la stessa attività dell’Acnur, Lubbers ha elogiato l’impegno della Svezia, con cui nel corso dei lavori è stato firmato un accordo di cooperazione, e si è augurato che esso possa essere il primo passo per costruire relazioni più strette con l’Unione Europea nel campo dell’accoglienza, aldilà dell’azione preventiva nei paesi d’origine delle crisi umanitarie. (Antonio Ricci – Inform)


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