* INFORM *

INFORM - N. 30 - 9 febbraio 2001

Innovativa proposta del Consiglio federale elvetico per le naturalizzazioni

Stranieri? No, Svizzeri senza passaporto!

ZURIGO - È un mondo difficile, una vita intensa, felicità a momenti, il futuro incerto! Questo è stato probabilmente anche il pensiero di tutti gli emigrati italiani quando hanno dovuto abbandonare la loro terra e gli affetti più cari e si sono ritrovati ad iniziare una nuova vita in un Paese straniero. Lo è stato sicuramente e, purtroppo, lo è tuttora per molti emigrati italiani in Svizzera. E non potrebbe essere altrimenti per chi vive in un Paese, pur limitrofo all’Italia, dove fino agli inizi degli anni Settanta ci sono state, a getto continuo, iniziative referendarie antistranieri e dove anche in tempi più recenti non si sono mai avuti dei segnali incoraggianti verso gli immigrati da parte della popolazione elvetica.

Un Paese, la Svizzera, dove dal Dopoguerra ad oggi sono transitati per motivi di lavoro milioni e milioni di emigrati in stragrande maggioranza italiani e dove ancora oggi risiedono 1.380.000 stranieri di cui 323.000 italiani. Un numero di stranieri indubbiamente notevolissimo, specie se rapportato (quasi il 20%) alla popolazione elvetica ed alle dimensioni del Paese, ma originato essenzialmente dal fatto che in Svizzera il numero delle naturalizzazioni (450.000 dal 1948 ad oggi) è tra i più bassi (1,3%) in Europa. Tutto ciò a causa delle attuali norme sulla naturalizzazione che sono tra le più restrittive del mondo occidentale per il suo costo elevato, per la durata della residenza che viene richiesta e per la stessa macchinosità dell’iter burocratico e, non di meno, ovviamente, per il clima antistranieri che da sempre si vive nella Confederazione e che, certamente, non invoglia gli stranieri a naturalizzarsi. Tant’è che oggi abbiamo in Svizzera ben 630.000 stranieri che, nonostante abbiano tutti i requisiti per potersi naturalizzare, rinunciano a richiedere il passaporto rossocrociato.

Solo da un anno in qua sembra che stia finalmente cambiando la musica, ovvero l’approccio della Svizzera nei confronti del "diverso" come, per esempio, dell’Unione Europea oppure degli stessi immigrati stranieri. Infatti nel 2000 il popolo svizzero, chiamato alle urne, prima ha accettato i trattati bilaterali Svizzera-Unione Europea con tutto quello che ne conseguirà in futuro specie a livello di libera circolazione delle persone e, poi, ha respinto l’iniziativa referendaria che si proponeva di limitare al 18% il numero degli stranieri.

Adesso, presentando il progetto sulla naturalizzazione facilitata dei giovani stranieri, elaborato da un gruppo di esperti e posto in consultazione sino al 15 maggio prossimo, il Consiglio Federale elvetico, per bocca della signora Ruth Metzler, ministro di giustizia e polizia, ha fatto un’affermazione ovvia, a prima vista, ma che per un Paese come la Confederazione è, in effetti, straordinariamente innovativa: "Chi è nato in Svizzera, vi è cresciuto, vi lavora e si è integrato nel Paese, è di fatto uno svizzero senza passaporto, facciamo in modo che possa diventarlo a pieno titolo anche con il passaporto rosso!". Partendo da questa affermazione la Consigliera Federale ha poi illustrato il progetto che, sinteticamente, si propone: primo, di ridurre alla sola copertura delle spese amministrative la tassa di naturalizzazione; secondo, naturalizzazioni agevolate per tutti i giovani di seconda generazione cresciuti in Svizzera; terzo, naturalizzazioni attraverso una semplice dichiarazione per i giovani di seconda generazione nati nella Confederazione; quarto, naturalizzazione automatica fin dalla nascita per i giovani di terza generazione; quinto, possibilità di ricorso nel caso sussistano violazioni del diritto costituzionale; sesto, una semplificazione generale dell’iter della naturalizzazione.

Ovviamente la proposta del Consiglio Federale è stata accolta in vario modo dal mondo politico elvetico ma, per lo più, in sintonia con le reazioni che tradizionalmente si hanno nel Paese di fronte alla questione "stranieri": dal favore della sinistra e dei sindacati alle perplessità, pur con sfumature diverse, dei partiti di centro man mano che ci si sposta dal centrosinistra al centrodestra, per finire alla ferma contrarietà della destra.

Da parte nostra, e sicuramente anche da parte della comunità italiana, non possiamo che esprimere grande soddisfazione per questa proposta del Consiglio Federale (una proposta coraggiosa tenendo conto che l’argomento è comunque ostico per la popolazione e che già due precedenti iniziative tendenti a facilitare le naturalizzazioni sono state respinte in Svizzera nel 1983 e 1994) anche se i risultati pratici, sempre che essa vada felicemente in porto, non potranno esserci che tra qualche anno. Pertanto resta comunque immutata l’urgenza che nell’immediato si trovi una soluzione che consenta una maggiore mobilità per gli emigrati più anziani (solo i cittadini italiani di età superiore ai 60 anni sono oltre 60.000) affinché dopo decenni di lavoro e residenza in Svizzera possano, quantomeno nella Terza età, pendolare a loro piacimento tra la Svizzera ed il loro Paese d’origine senza il terrore di dover perdere il permesso di residenza in Svizzera, come purtroppo avviene oggi per chi si allontana dalla Confederazione per oltre sei mesi! (Dino Nardi-Inform)


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