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INFORM - N. 30 - 9 febbraio 2001

Si è riunito in seduta straordinaria il Comitato di presidenza del CGIE

Voto all’estero – "La norma transitoria non consente più alibi alle forze politiche. Dovrà venire allo scoperto chi non vuole che gli italiani all’estero partecipino alle prossime elezioni"

ROMA – Il testo unificato all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato, con alcuni aggiustamenti e con l’introduzione della norma transitoria, consente di rendere effettiva, se la legge sarà definitivamente approvata entro febbraio-primi di marzo, la possibilità di votare sin dalle prossime elezioni.

Siamo ora di fronte ad un testo – afferma il segretario generale del CGIE, Franco Narducci – che consentirà di capire dove stanno le responsabilità, di vedere dove sta il bluff. Ora si deve giocare con le carte scoperte, e vedremo chi si assume la responsabilità di non far votare gli italiani all’estero alle prossime elezioni.

Il Comitato di presidenza del CGIE, che si è riunito a Roma l’8-9 febbraio, ha suggerito alla relatrice sen. Franca D’Alessandro Prisco alcuni correttivi concernenti essenzialmente la ripartizione in grandi aree geografiche, mantenendo il collegio unico ma garantendo la rappresentanza parlamentare a tutte le comunità italiane, non soltanto ad alcune. Una soluzione che non offra il fianco a possibili ostacoli.

Sul testo unificato – conferma Claudio Micheloni, componente del Comitato di presidenza - il nostro apporto è stato quello di sciogliere il nodo del collegio unico: abbiamo dato un contributo serio su alcuni punti che sembravano insoluti. Siamo coscienti che la prima applicazione non sarà perfetta, però adesso l’Amministrazione sarà in grado di organizzare le elezioni se la legge sarà approvata in tempo utile. A questo punto la responsabilità è delle forze politiche. Dev’essere chiaro chi dice sì e chi dice no, non ci sono più alibi. La palla sta nelle mani delle forze politico-parlamentari che non possono scaricare le responsabilità sull’Amministrazione o su altre strutture che hanno fatto il massimo che potevano. Questo va riconosciuto.

Il presidente della Repubblica in questo momento rappresenta la figura nella quale gli italiani all’estero confidano maggiormente. Alcune cose che ha detto circa lo scioglimento delle Camere – osserva ancora il segretario generale del CGIE - credo che siano interpretabili anche in funzione del voto all’estero. Abbiamo chiesto un incontro con i candidati a guidare il governo dopo le elezioni, Berlusconi e Rutelli. E’ stato impossibile realizzare l’incontro nei due giorni di riunione del Comitato di presidenza ma può darsi che le risposte arrivino nei prossimi giorni e il CGIE ha suoi rappresentanti qui a Roma: vedremo come rendere possibile questi incontri. Non possiamo fare di più, però denunciamo con forza quello che sta avvenendo. Significa ritrarsi ancora una volta di fronte alla soluzione del problema ed aver fatto le modifiche costituzionali senza tuttavia una volontà reale di consentire agli italiani all’estero di votare alle ormai prossime elezioni politiche.

Altri due gravi problemi all’esame del CGIE: rete consolare e finanziamento dei corsi di lingua e cultura italiana. A fine febbraio un incontro con il ministro Dini.

Non è stato il voto l’unica questione che ha indotto il Comitato di presidenza a tenere una riunione straordinaria l’8 e il 9 febbraio. C’è il problema della rete consolare, che il CGIE considera gravissimo. Una questione – ha detto il segretario generale Narducci - che tocca un nervo scoperto, quello dei servizi per le comunità italiane all’estero. Si va in senso opposto al concetto di comunità italiana all’estero come risorsa; ci sono una serie di sedi minacciate di chiusura che offrono servizi a consistenti comunità: le decisioni sono state già prese. Abbiamo chiesto un incontro con il ministro Dini che è la persona in grado di dare risposta alla richiesta del CGIE di procedere ad una moratoria di tre anni. Durante questo periodo vogliamo che ci sia un confronto vero, che si faccia un vera concertazione in base ai reali bisogni. Se si tratta di effettuare dei risparmi ci si consulti con le nostre comunità; già in passato il CGIE ha offerto soluzioni in questo campo. Se c’è questa volontà si potrà aprire il confronto, altrimenti siamo di fronte ad un atto unilaterale.

Nell’incontro con il ministro degli Esteri, che avverrà a fine febbraio in occasione dell’Assemblea plenaria del CGIE, sarà discusso della moratoria e dell’esigenza che il CGIE sia presente nella fase preliminare dell’assunzione delle decisioni da parte del Consiglio di Amministrazione.

La terza questione che ha indotto il Cdp a riunirsi in via straordinaria è quella dei corsi di lingua e cultura italiana. La preoccupazione deriva dal fatto che il Senato ha respinto l’emendamento presentato in dicembre sulla legge finanziaria per sopperire alle mancanza di risorse determinata dal venir meno da parte del Fondo Sociale europeo di stanziamenti per circa 11 miliardi. L’emendamento è stato respinto con la motivazione che le risorse andavano trovate all’interno del bilancio del ministero degli Esteri. Sarebbe stato accertato che alcuni miliardi possono essere reperiti, però - ha riferito Narducci - siamo ancora nella fase esplorativa e non abbiamo nessuna certezza. Si tratta di un problema fondamentale, perché non si può arrivare a giugno, svolgere i corsi senza conoscere l’entità delle risorse su cui si può fare affidamento. Si è preso atto che intanto, per quanto riguardo le risorse certe, le pratiche verranno espletate entro la fine di febbraio e questo dovrebbe portare ad un accelerazione dei tempi di erogazione. Resta però il problema delle risorse mancanti ed anche questo argomento sarà oggetto dell’incontro con il ministro Dini. (gc-Inform)


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