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INFORM - N. 28 - 7 febbraio 2001

A Tunisi la prima tappa della Mostra itinerante "L’Islam in Sicilia"

ROMA - Giovedì 15 febbraio nel palazzo Dar Bach-Hamba di Tunisi si inaugurerà la mostra "L’Islam in Sicilia" sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, e del Presidente della Repubblica Tunisina, Zine El Abidine Ben Ali, promossa dalla Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari Esteri e dall’Istituto di Alta Cultura della Fondazione Orestiadi, curata dall’islamista Umberto Scerrato.

La mostra accoglie una selezione rappresentativa dell’arte e della cultura islamica proveniente da diverse raccolte pubbliche e private, una ricca rassegna fotografica che presenta numerosi esempi di architettura e di paesaggio islamico nonché materiali provenienti dai recenti scavi effettuati in Sicilia.

Non è un caso che la mostra abbia come prima tappa espositiva la Tunisia da dove partì la spedizione degli Emiri Aghlabidi che sbarcò a Mazara del Vallo nell’827 iniziando l’ultima duratura, seppur non facile, conquista dell’Islam Arabo in Occidente.

I due secoli di dominio musulmano in Sicilia furono determinanti per la realtà del luogo e nel complesso sono da ricordare come un momento particolarmente prospero. La riconquista della Sicilia alla cristianità ad opera dei Normanni prese circa trent’anni (dal 1061 al 1091): nel 1072 caddero la Medina e Palermo, la città per eccellenza della Sicilia musulmana, e dalla fine dell’XI secolo alcuni documenti riferiscono l’ampia e diffusa rovina apportata dai Normanni durante la conquista, devastazioni che però probabilmente si riferiscono più alle campagne e ai loro casali che alle grandi città. Ciò che non cessa di stupire è che l’Islam in soli due secoli abbia lasciato una tangibile eredità nella cultura dell’isola.

Alcuni esempi dei cambiamenti e delle innovazioni che la cultura islamica apportò alla realtà siciliana sono: lo smembramento del latifondo bizantino, le sistemazioni agricole con pratiche agrarie più redditizie, lo sviluppo di metodi e tecniche di irrigazione e di sistemi idraulici (come gli acquedotti sotterranei di Palermo), l’introduzione di nuove colture (canna da zucchero, canapa, papiro, riso, palma da dattero, gelso, cotone, aranci e limoni) e specie vegetali (carciofo, spinaci, melone d’inverno e probabilmente anche melanzane). Purtroppo dopo l’opera monumentale di Michele Amari sui Musulmani di Sicilia, fino a non molto tempo fa ben poco si era aggiunto. Ma da almeno un decennio è iniziata una ricerca archeologica che si preannuncia ricca di risultati.

Con la mostra ‘L’Islam in Sicilia’ si vuole iniziare un processo di rivisitazione di quel momento storico importante non solo per la caratterizzazione della Sicilia ma anche per il resto d’Italia e dell’Europa latina che usciva dalla barbarie.

Saranno esposti preziosi reperti storici, oggetti di manifattura islamica fra cui, ceramiche, metalli, una magnifica serie di steli funerarie con iscrizioni islamiche. Inoltre saranno esposti alcuni calchi (ad esempio quello della iscrizione trilingue che ricorda l’installazione di un orologio ad acqua nel 1142 murata a palazzo dei Normanni), plastici dei sistemi di irrigazione, modelli di Qanat e un’ampia documentazione fotografica dei principali siti architettonici siciliani, dalla Cuba alla Cappella Palatina. La mostra sarà arricchita da gigantografie, tavole illustrative sui vari settori di ricerca, che costituiranno le sezioni della mostra finale a Palermo, e CD rom interattivi. Sarà anche esposta una riproduzione in corde e rame del soffitto ligneo della Cappella Palatina di Palermo, un progetto degli architetti Stalker ideato e realizzato appositamente per la mostra "L’Islam in Sicilia".

Da Tunisi, "L’Islam in Sicilia" si sposterà in diverse città del Mediterraneo per approdare nella sua veste più completa a Palermo, nel dicembre di quest’anno; ogni sede arricchirà la mostra con reperti dei musei del luogo. In occasione della mostra sarà pubblicata una guida in italiano, francese e arabo.

La mostra è stata realizzata anche grazie al contributo del Ministero della Cultura Tunisino, dell’Assessorato Regionale P.I. e BB CC della Regione Siciliana, del Comune di Palermo, della Provincia Regionale di Trapani e di Telecom Italia. (Inform)


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