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INFORM - N. 28 - 7 febbraio 2001

Voto all’estero – Elio Carozza (CGIE): Sì alle ripartizioni geografiche, no alla fretta

Sulla questione del voto all’estero interviene Elio Carozza (CGIE Belgio), indirizzando al Comitato di presidenza del Consiglio Generale, riunito a Roma in seduta straordinaria, questa "lettera aperta".

BRUXELLES - Ho seguito con interesse gli sviluppi dei lavori parlamentari nelle ultime settimane. Tutto si può dire, ma non che il voto all'Estero non abbia preso, e non prenda tuttora, l'importanza che merita. La relatrice Onorevole Prisco, si sta adoperando per rispondere positivamente alle aspettative degli Italiani nel Mondo ed alle esigenze emerse nel corso dei lavori parlamentari.

A mio modestissimo parere, le questioni sul voto poste dai diversi Senatori, trovano le giustissime preoccupazioni e considerazioni. Il testo presentato dalla Senatrice Prisco ha il merito di tener conto, almeno in parte, di alcune questioni di rilevante importanza e tra queste la più significativa è senza alcun dubbio quella della creazione delle circoscrizioni geografiche.

Credo che bisognerebbe andare molto più lontano, creando più circoscrizioni che diano la possibilità di tenere un minimo rapporto e legame possibile tra gli elettori e gli eletti. Non lasciamoci prendere dallo spirito di parte, tutti gli Italiani, residenti in ogni paese del Mondo, hanno il diritto di sentirsi rappresentati in Parlamento, e ciò potrà realizzarsi solo con un rapporto più vicino possibile al proprio eletto.

Per avvicinarsi il più possibile a questa necessità, sarebbe forse opportuno superare la nozione di "quantità" e andare al di là dell'anagrafe, sia essa consolare o dell'AIRE. Ai 12 deputati e ai 6 Senatori bisognerà dare la possibilità di essere rappresentativi di realtà concrete e non virtuali.

Nessuno pensa a piccoli collegi a immagine e somiglianza dei collegi elettorali in Italia, anche e soprattutto per evitare le reazioni di alcuni Stati che hanno manifestato riserve e preoccupazioni e che potrebbero impedire la partecipazione al voto, ma dobbiamo comunque mirare a creare le condizioni perché il futuro parlamentare possa svolgere il proprio compito.

In ogni caso sento che bisogna agire con prudenza e cautela. Condivido, ripeto, pienamente la discussione e le riflessioni in atto in Senato, sarebbe un grosso errore non valutare tutti gli aspetti del problema. Potrebbe rivelarsi un boomerang per tutti gli italiani all'Estero.

L'anagrafe elettorale e l'AIRE, le modalità del voto, la campagna elettorale, la sicurezza del voto, la macchina elettorale da avere a disposizione, gli strumenti da predisporre che dovranno assicurare da un lato la partecipazione e dall'altro la correttezza, in poche parole : gli Italiani all'Estero dovranno avere le stesse certezze e condizioni che hanno gli Italiani in Italia in materia elettorale.

Tutti gli Italiani che vivono nel Mondo conoscono lo stato in cui si trovano gli uffici consolari e diplomatici. Tutti conosciamo, almeno in Europa, le grosse difficoltà e la confusione che hanno regnato prima, durante e dopo il voto per l'elezione del Parlamento Europeo nel 1999.

Niente o quasi niente è cambiato da allora. Il CGIE, ed in particolare il Comitato di Presidenza, ha il dovere morale ed intellettuale di segnalare lo stato della situazione. Non farlo, accelerando e accrescendo solo la pressione, costituirebbe, a mio parere, un grosso errore. Guai a noi se non facessimo fino in fondo il nostro dovere.

Il voto all'Estero è iscritto nella nostra Costituzione ed è ormai irreversibile. Per questo, gli Italiani all'Estero hanno aspettato e lottato per alcuni decenni; ora non dovranno essere le vittime della fretta e dell'approssimazione. Il Parlamento si sta adoperando per assicurare l'esercizio del voto già alle prossime politiche e dovrà necessariamente garantire la certezza e la sicurezza del voto.

Il problema di chi ha diritto al voto tra gli Italiani all'Estero non può essere sottovalutato. La differenza tra l'anagrafe consolare e l'AIRE rappresenta più di un terzo del potenziale corpo elettorale. Uno Stato democratico com'è l'Italia non può non tenerne conto.

Nessun altro paese al Mondo può vantare una rappresentanza diretta in Parlamento dei propri cittadini residenti fuori dal territorio nazionale. L'Italia, e gli Italiani all'Estero, saranno giudicati da questa prima esperienza in assoluto, dall'opinione pubblica italiana e non. Sono in gioco, tra l'altro, la credibilità, la capacità, il livello di crescita e la determinazione delle nostre comunità all'Estero. Un detto popolare cita : "la gatta frettolosa fa i gattini ciechi". (Elio Carozza*-Inform)

*Cgie Belgio


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