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INFORM - N. 26 - 5 febbraio 2001

Giuseppe Tizza: l'immagine che l'Italia dà di sé dipende dal voto all'estero

Lettera inviata per fax al presidente della Repubblica Ciampi, ai presidenti dei due rami del Parlamento Mancino e Violante, ai presidenti dei gruppi parlamentari dei DS Angius, di Forza Italia La Loggia, del PPI Elia, all'ufficio stampa del Senato e per conoscenza al presidente del Comitato parlamentare per gli italiani nel mondo Tremaglia.

DÜSSELDORF - Il voto per gli italiani all'estero rappresenta oggi lo specchio della credibilità che lo Stato Italiano riesce a dare ai suoi "ambasciatori di italianità". L'importanza degli italiani all'estero, e di conseguenza l'immagine che l'Italia dà di sé, dipende da questo voto. Se ci sarà, i governi, dove forte è la presenza degli italiani all'estero, avranno una controparte eletta democraticamente con cui dialogare, proprio perché saranno eletti degli emigrati e non più come adesso che si trovano a dialogare con i rappresentanti della diplomazia, che istituzionalmente non è predisposta al trattamento delle problematiche che riguardano l'emigrazione (cosa di cui ci si può rendere conto andando a visitare il sito www.esteri.it, nella parte in cui viene trattata la formazione dei futuri diplomatici).

Lo Stato Italiano deve dal punto di vista morale, civile, ma soprattutto finanziario il voto agli italiani all'estero Le rimesse degli italiani all'estero sono state e continuano ad essere un fattore rilevante, sia per la bilancia dei pagamenti con l'estero che per l'andamento dei cambi della lira.

L'Italia ha speso e continua a spendere per gli italiani all'estero una cifra irrisoria rispetto ai vantaggi economici che ne ha avuto e continua ad avere. Secondo calcoli pubblicati in Internet si aggirerebbe allo 0,2 % dei benefici che l'Italia ne trae. Solo gli Italiani in Germania, quasi 700.000, sono molti di più dell'intera popolazione del Lussemburgo, ma in confronto non contano niente e a nessun livello.

La classe diplomatica va adeguata alla nuova situazione politica. Il bellissimo sito del Ministero, www.esteri.it permette anche ai non addetti di capire che per la diplomazia italiana l'emigrazione, se mai è esistita, è stata solo un peso: l'unica parte che riporta la voce li relega insieme agli immigrati sbarcati ieri sulle coste dell'Adriatico.

Molti chiedono di inserire la storia dell'emigrazione nei programmi della scuola dell'obbligo. E i diplomatici? Pensate che non sia più proficuo avvicinare loro al mondo dell'emigrazione per eliminare quel distacco che tutti hanno potuto vedere nel film "Titanic" e che possono continuare a vedere anche nella realtà recandosi nel Consolato Generale d'Italia di Colonia?

Le banche italiane che fino ad ieri erano tutte statali, e quindi indirettamente il Governo Italiano, si sono disinteressate tutte della fonte di ricchezza che potevano rappresentare gli italiani all'estero. Non è stato fatto niente di niente per incanalare i risparmi degli emigrati in forme di investimento proficue, per diffondere una certa cultura all'investimento. Si è lasciato che ognuno pagasse lo scotto a proprie spese. E oggi ci troviamo con 160.000 case abusive solo in Sicilia. Ecco a che cosa sono serviti anni di lavoro. Anche se oggi il patrimonio degli italiani all'estero è enormemente cresciuto le banche italiane non ci sono per loro. Girando per le strade di una città qualunque si vedono le insegne di banche straniere dappertutto, di quelle italiane non si vedono neanche le insegne.

Che in campo scolastico in Germania siamo stati superati anche dai Turchi è uno smacco che la diplomazia italiana preferirebbe scaricare sugli interessati, ma l'unico studio che esiste sulla situazione, quello del prof. Thränhardt dell'Università di Münster, conclude che è "insensato cercare la colpa fra i diretti interessati" e il volume di Judith Rich Harris "Non è colpa dei genitori" lo dimostra in modo inconfutabile.

Andando al sito www.zft-online-de, creato in collaborazione con l'Ambasciata Turca di Germania, si ha un'ulteriore conferma e si capisce come mai i ragazzi turchi hanno superato quelli italiani in rendimento scolastico. I diplomatici turchi su una ipotetica Titanic viaggerebbero con molte probabilità in seconda classe e quindi si sentono più vicini ai propri emigrati che, come quelli italiani, viaggiano in terza.

Porgo cordiali saluti. (Giuseppe Tizza*) pino.t@t-online.de

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* Membro della Consulta Comunale Stranieri di Düsseldorf, città capoluogo del NRW


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