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INFORM - N. 25 - 2 febbraio 2001

Verso una politica migratoria europea

BRUXELLES - Nel percorso verso un’armonizzazione delle politiche migratorie dei vari Paesi dell’Unione, la Commissione Europea ha espresso in un suo comunicato la convinzione che la politica d’ "immigrazione zero", cui ha fatto riferimento in passato il dibattito sull'immigrazione, non è mai stata realistica né opportuna. Nessun Paese l’ha effettivamente attuata, non soltanto perché non potevano e non dovevano essere interrotti, a breve e medio termine, canali d'immigrazione come quelli del ricongiungimento familiare, ma anche perché in alcuni settori economici vi era necessità di forza lavoro. Tuttavia, le leggi restrittive che sono state introdotte in questo ultimo decennio hanno spesso fatto aumentare l’afflusso illegale di lavoratori stranieri.

A più lungo termine, occorre considerare fattori demografici come l'invecchiamento della popolazione europea e le sue conseguenze sul piano della protezione sociale e del finanziamento delle pensioni. È vero che la situazione attuale del mercato del lavoro non permette alla Comunità di dotarsi di una politica in materia di ingresso e di soggiorno per motivi di lavoro del tipo di quella - molto liberale - attuata negli anni ‘50 e ‘60. Tuttavia, il tasso di disoccupazione non è l'unica componente da prendere in considerazione nell'elaborazione di tale politica: settori specifici dell'attività economica possono mancare di personale in possesso di una qualificazione particolare. Più in generale, una politica comune in materia di immigrazione su scala europea richiederà una certa flessibilità per tener conto delle molteplici dimensioni - economiche ma anche sociali, culturali o storiche - dei flussi migratori, sia per quanto riguarda il paese di accoglienza che quello d'origine.

Esprimendo il proprio punto di vista, la Commissione Europea ha inteso avviare un ampio dibattito in Europa sul tema dell’immigrazione abbandonando i toni di paura e di chiusura che negli ultimi anni hanno sempre accompagnato questa tematica, per poter arrivare ad una regolamentazione comune efficiente e flessibile, che tenga conto delle diverse realtà dei singoli Stati. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)


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