* INFORM *

INFORM - N. 25 - 2 febbraio 2001

RASSEGNA STAMPA

"La Repubblica", 1.2.2001

Il Colle vorrebbe il via libera prima del viaggio in Argentina. Pressioni su Mancino e Violante. Voto all’estero, legge bloccata. Ciampi incalza il Parlamento

ROMA - L’Argentina può attendere. E con lei possono aspettare anche l’Australia, il Canada, gli Stati Uniti e un po’ tutti gli Stati sparsi nel mondo in cui da decenni hanno trasferito la loro vita le oltre sessanta milioni di persone di cognome italiano. E soprattutto i tre milioni di cittadini di molte bandiere con passaporto italiano. Questi ultimi teoricamente (per ora) ammessi al diritto di voto per il Parlamento di Roma.

Anche Carlo Azeglio Ciampi dovrà attendere. In partenza per l’America Latina (visita ufficiale in Argentina e Uruguay, da metà marzo) il Presidente contava di arrivare portandosi dietro il gradito omaggio d’un fresco voto parlamentare per l’ultimo atto della legge sul voto all’estero. Vale a dire il regolamento d’attuazione della riforma costituzionale finalmente approvata dal Parlamento il 29 settembre 1999. A questo punto anche Ciampi rischia di doversi rassegnare. Nonostante le ripetute pressioni del Quirinale, nonostante caute assicurazioni di Mancino e Violante (che hanno poteri di sollecitazione e indirizzo, non di organizzazione pratica dei lavori parlamentari) la situazione si presenta difficile, non ancora disperata. I tempi sono brevi, poco più d’un mese. Teoricamente il Parlamento potrebbe ancora "accontentare" il Presidente. Quel che sembra davvero mancare però è la volontà politica. Non c’è convinzione a sinistra (per una legge troppo macchinosa), Forza Italia non ci crede troppo (quei voti confondono i sondaggi), anche An (a parte l’impegno "storico" di Mirko Tremaglia) sembra vacillare. E l’ulteriore, breve pausa di riflessione che il Senato ha deciso ieri sera, nell’esaminare il decreto in Commissione, fa salire il nervosismo del Colle.

Già, la legge c’è ma non basta. Una riforma in cantiere, fra alterne vicende, da 45 anni (si cominciò a parlarne nel ‘55), approvata dal Parlamento in doppia lettura perché modifica la Costituzione, è ancora imbalsamata nell’armadio delle buone intenzioni. Manca il decreto con le disposizioni pratiche attuative. Come raccogliere i voti, dove, con quali mezzi, con quali garanzie. La recente esperienza americana potrebbe diventare un incubo italiano. Oltretutto, rendere operativa per le prossime elezioni quella legge (con la scelta di 18 parlamentari ancora tutti da catalogare) finirebbe per scompigliare la sofisticata alchimia dei sondaggi e il loro strumentale uso politico.

"Adesso che c’è questa legge anche gli italiani all’estero potranno ben dire di rappresentare l’unità nazionale, dentro e fuori i confini territoriali". Importante è essere riusciti a riformare la Costituzione. Ma ora occorre anche rendere effettiva la possibilità di voto lontano dai confini. Più o meno con queste parole, poche settimane fa, Carlo Azeglio Ciampi ha ricevuto in udienza Mirko Tremaglia e alcuni parlamentari che gli chiedevano di sollecitare un completamento della riforma.

Non aveva bisogno di sollecitazioni, il Presidente. Già nel suo discorso d’insediamento alle Camere, quasi due anni fa, ricordava la "voce nitida e forte della più larga comunità italiana diffusa nel mondo, in fiduciosa attesa di più dirette vie di partecipazione politica, e sempre pronta a dare alla Madrepatria una ricchezza di cultura, conoscenza e riconoscenza". Quelle "più dirette vie di partecipazione" arrivarono pochi mesi dopo l’elezione al Quirinale. Ma poi tutto si è fermato.

Per questo nell’ultimo messaggio in tv, ricordando quanto "siamo tutti fieri della nostra italianità", ha parlato delle "decine di milioni di italiani che tengono alta nel mondo la bandiera della nostra civiltà. Noi li sentiamo vicini. La Costituzione è stata modificata per riconoscere ai cittadini italiani all’estero il diritto di eleggere i propri rappresentanti".

Non è, per Ciampi, solo un fatto d’opportunità "diplomatica". L’opportunità, cioè, di presentarsi a Buenos Aires, dove vive la più antica, vasta e consolidata (oltreché legatissima alla madrepatria) comunità di emigrati dall’Italia, con la legge fresca d’approvazione che consente il voto per Roma. E’ molto di più. Il voto è la sintesi massima dell’identità italiana nel mondo. Per questo, nei giorni scorsi, il Presidente ha esplicitamente "invitato" Mancino e Violante a tentare l’impossibile per schiodare quel decreto attuativo dai sonnolenti destini di fine legislatura. Spronando ogni organo istituzionale alla massima resa. Ben sapendo però che in ogni vigilia elettorale le aule parlamentari sono attraversate da un trasversalismo opportunista che finisce per dimenticare chi ha voce debole.

Figuriamoci chi non vota, lontano dall’Italia. (Giorgio Battistini)


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