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INFORM - N. 23 - 31 gennaio 2001

Dopo la Prima Conferenza degli italiani nel mondo. Forse anche noi verso un nuovo millennio

Marisa Bafile, inviata del quotidiano "La Voce d'Italia" di Caracas alla Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo, ha dedicato a questo avvenimento l'articolo che segue.

ROMA - La Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo già nel suo titolo ha voluto segnare una svolta nella storia della nostra emigrazione. In realtà questa svolta noi l'abbiamo data già da vari anni. L'Italia però incomincia a percepirla solo oggi.

Ci rendiamo conto che non è facile discernere tra manifestazioni di nostalgia che rasentano l'ingenuità e la vera essenza delle comunità che poi sono all'avanguardia per le conquiste ottenute, per i posti guadagnati all'interno delle nuove patrie, per l'immagine dell'Italia che trasmettono in ogni parte del mondo.

Ma forse, per l'Italia, per l'italiano che conosce l'estero soltanto attraverso qualche giorno di vacanza in villaggi organizzati, l'emigrazione resta ancora impressa nella memoria come una ferita di abbandono.

Siamo certi che solo quando questo doloroso ricordo verrà sostituito dalla conoscenza seria delle nostre realtà, potrà esistere un approccio positivo e costruttivo tra gli italiani in Italia e quelli all'estero.

Premesso ciò, checché ne dicano i profeti del disastro che amano la critica per la critica, siamo convinti che questa Conferenza ha posto una prima pietra verso una diversa concezione del nostro mondo. L'impegno degli organizzatori, e innanzi tutto del sottosegretario agli esteri Franco Danieli e il Ministro Giuseppe Panocchia, è stato encomiabile. Hanno portato avanti, nonostante i tagli di budget, un evento che ha richiesto un titanico lavoro organizzativo. Mettere insieme richieste, proposte, critiche di più di mille persone provenienti da ogni latitudine non è cosa da poco. Ma i lavori sono andati avanti, dimostrando, nella pratica, la crescita delle nostre comunità.

Nonostante l'elevato numero di delegati in ogni tavolo di lavoro, nonostante i dissensi che si sono espressi soprattutto nel laboratorio sui diritti civili e politici, nella giornata conclusiva sono stati presentati documenti seri, propositivi e proiettati verso il futuro.

Così tante le idee e le proposte che il problema sarà unicamente individuare le più fattibili, come ha sottolineato l'on. Danieli nell'intervento conclusivo.

Un cenno a parte meritano le giornate dedicate alla donna e ai giovani che si sono svolte rispettivamente a Lecce e Campobasso. Sono stati due incontri che, più ancora del resto della Conferenza, hanno dato la misura della crescita delle nostre comunità. Sia le donne che i giovani hanno dimostrato con il dibattito e con i documenti finali che gli anni anche nel mondo dell'emigrazione non sono passati invano, che la donna ha superato, nonostante sussistano ancora certe problematiche, il ruolo di secondo piano che ha avuto per decenni all'interno delle comunità. I giovani hanno dato chiara prova della propria potenzialità, preparazione, apertura verso il mondo.

Un cenno a parte meritano anche i laboratori dedicati alle "Business community" e quello dal titolo "La solidarietà nel mondo parla italiano".

Se nel primo è apparsa la forza economica, le grandi possibilità di sviluppo economico che l'Italia ha all'estero grazie alle sue comunità, nel secondo, con momenti anche molto emotivi, è emersa l'altra faccia della medaglia, quella della solidarietà.

Testimonianze delle quali possiamo sentirci solo orgogliosi hanno dimostrato quanti di noi, con un lavoro silenzioso e arduo, aiutano i più deboli in ogni parte del mondo. Queste testimonianze hanno permesso al relatore del documento, Padre Pio, un sacerdote che dedica ogni momento della sua vita ai poveri, i dimenticati, dell'Ecuador, di dire: "L'altra Italia nel mondo che vive quotidianamente la solidarietà, sollecita gli Italiani in Italia ad una cultura dell'accoglienza, del dialogo interculturale e del partenariato."

La Conferenza si è svolta mentre Haider, il governatore della Carinzia, approfittava di una visita al Papa per farsi latore di un messaggio xenofobo e razzista che ha suscitato l'immediata e ferma reazione del capo dello Stato Ciampi.

L'Italia non può dimenticare il passato e noi siamo parte del suo passato. Ma soprattutto l'Italia deve saper guardare al futuro e il futuro è un mondo che tollera sempre meno le frontiere.

In ogni angolo di questo mondo senza frontiere oggi vive ancora l'Italia.

La Conferenza ha proposto un cammino verso quell'altra Italia, le nostre proposte hanno posto le basi per la creazione di ponti. Nei prossimi mesi capiremo se l'Italia che non si è mossa saprà approfittarne e costruire l'altra parte dei ponti.

Cerchiamo però di lavorare insieme per costruire e non per distruggere. (Marisa Bafile-Voce d'Italia/Inform)


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