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INFORM - N. 23 - 31 gennaio 2001

Dal "Forum Internazionale contro l’Intolleranza" di Stoccolma un monito all’Europa

STOCCOLMA - Nel giorno successivo alla cosiddetta "Giornata della memoria", l’evento del 27 gennaio 2001 che ha riunito gran parte dei paesi occidentali nella commemorazione delle vittime dei campi di concentramento nazisti, si è aperto a Stoccolma il "Forum Internazionale Contro l’Intolleranza". I lavori del Forum, promossi dal governo svedese, sono durati due giorni (28 e 29 gennaio) e hanno visto la partecipazione di importanti uomini politici, ricercatori ed esperti di oltre 50 paesi e gli interventi di molti rappresentanti degli organismi internazionali, tra i quali la signora Mary Robinson, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, e Kofi Annan, Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Nel discorso di apertura Göran Persson, Primo Ministro svedese, ha ricordato come sia fondamentale supportare lo sviluppo di una società che sia inclusiva, cioè "che non dimentichi i bisogni della gente" e che ponga in primo piano le questioni legate al pregiudizio e alla discriminazione, perché "nessuno ha il diritto di privare le persone della loro unica dignità umana". Proprio la storia ha insegnato, attraverso l’esperienza dell’Olocausto, che cosa possa capitare quando si chiudono gli occhi di fronte alla sfida contro la dignità umana e come il male di pochi possa affermarsi sostenuto dal silenzio dei più. Dopo una rapida rassegna delle forme di intolleranza dei nostri giorni (dal razzismo all’antisemitismo, dall’islamofobia alla xenofobia, dall’omofobia alla violenza verso le categorie vulnerabili, fino ai conflitti in corso nel mondo), Persson ha concluso sottolineando l’urgenza di "una più profonda conoscenza e più stretta cooperazione" tra enti locali, autorità governative, organizzazioni della società civile e settore privato al fine di assicurare le infrastrutture necessarie per combattere l’intolleranza.

Dal pomeriggio del 29 gennaio l’attività del Forum è proseguita articolandosi in quattro commissioni, ognuna delle quali si è prefissa il compito di analizzare un tema specifico e di elaborare delle strategie effettive per combattere e prevenire nelle nostre società l’intolleranza, il razzismo e le idee antidemocratiche. Le conclusioni delle quattro commissioni, cui ha partecipato anche una delegazione italiana guidata da Giulio Cesare Vinci Gigliuzzi, Vicepresidente della Commissione Interministeriale per i Diritti Umani, sono state raccolte nella Dichiarazione finale che sarà presentata in occasione della Conferenza Mondiale contro il razzismo delle Nazioni Unite che si terrà tra agosto e settembre del 2001 a Durban in Sud Africa. Il lavoro delle commissioni per la redazione della Dichiarazione finale si è rivelato anche una significativa occasione di scambio e di confronto di cognizioni ed esperienze, opinioni ed ipotesi di lavoro, studi scientifici e ricerche accademiche e ha dimostrato la necessità di incoraggiare l’istituzione di reti internazionali di scambio delle informazioni tra educatori, insegnanti, media, legislatori, politici e comunità locali.

Uno dei momenti più alti del Forum è stato raggiunto da Kofi Annan quando ha ammonito l’Europa occidentale dal considerarsi "faro della tolleranza". Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha, infatti, ricordato come in molte parti d’Europa l’immigrazione abbia superato la cosiddetta "soglia di tolleranza", fino a convincere i governi ad adottare provvedimenti limitanti gli ingressi di immigrati. Annan, citando i più recenti studi demografici delle Nazioni Unite, ha dimostrato come in realtà gli immigrati siano per l’Europa una risorsa necessaria per garantire il fabbisogno di forza lavoro che una popolazione sempre più vecchia non può più fornire. Da qui l’importanza vitale di educare la cittadinanza, affinché comprenda che "gli immigrati non vanno visti come un problema, perché in realtà sono una soluzione" e che gli alti tassi di criminalità traggono origine non da fattori etnici, ma dalla diffusione della povertà e dell’esclusione sociale.

Kofi Annan ha infine concluso il suo intervento invitando a porsi dalla parte dell’immigrato, per rendersi conto di quanto gli immigrati sentano il bisogno di essere integrati e non assimilati, perché "essi hanno bisogno di essere aiutati ad entrare a far parte della società, senza che gli si chieda di sacrificare la propria cultura". Ma l’Europa negli ultimi anni, ha severamente sottolineato Annan, sta procedendo dalla parte opposta, marciando indirettamente verso l’assimilazione e reagendo alle immediate pressioni migratorie con misure politicamente popolari, ma che compromettono le prospettive future di benessere e la vitale necessità dell’apporto del lavoro degli immigrati. (Antonio Ricci - Inform)


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