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INFORM - N. 22 - 30 gennaio 2001

Ristrutturazione della rete consolare e diritti di cittadinanza degli italiani all'estero

SAN GALLO - Le illusioni nutrite dalle enunciazioni scaturite in seguito alla recente Conferenza degli italiani nel mondo, incominciano a sgonfiarsi come bolle di sapone e ci riportano alla cruda realtà di tutti i giorni: in materia di diritti di cittadinanza i cittadini italiani nel mondo sono irrimediabilmente subalterni ai loro connazionali residenti nel Bel Paese sia dal punto di vista giuridico, sia per rappresentanza e peso politico. Recuperare tale ritardo sarà la sfida dei prossimi decenni con o senza la legge attuativa dell’esercizio di voto all’estero. Non sono sufficienti le norme costituzionali, se non sono surrogate da una volontà ed una convinzione socio-politica, che faccia della partecipazione e del rispetto delle regole della democrazia lo strumento indispensabile per far avanzare il diritto e la civilizzazione, condizioni essenziali anche per lo sviluppo economico e sociale del nostro paese. Questa riflessione è percettibile, palpabile, diffusa tra le nostre comunità all’estero con un’intensità tale da farci pensare che se tutti gli italiani nel mondo avessero una tromba sarebbero capaci di abbattere non solo le mura di Gerico, ma anche gran parte della classe politica disattenta.

E’ emblematico se non deplorevole quanto sta succedendo in questi giorni alla Farnesina. D’improvviso si è deciso di accelerare, rispetto al ritmo di marcia previsto, la terza fase della ristrutturazione della rete consolare, che prevede la chiusura di Consolati, agenzie e sportelli consolari, senza coinvolgere né i Comitati degli italiani all’estero direttamente interessati, né i rappresentanti del Consiglio generale degli italiani all’estero e probabilmente neanche i diretti responsabili diplomatici, che impreparati si vedono sbattuti in giro per il mondo.

L’architettura del diritto costituzionale stabilisce che i cittadini italiani all’estero siano rappresentati in forma piramidale, dai Comites, dal CGIE ed in futuro dai loro 18 parlamentari. Correttezza vorrebbe che le istituzioni presenti sul territorio concorrano alla determinazione di decisioni che li riguarda, così come avviene in Italia per le autonomie locali, le provincie e le regioni.. In mancanza di una evidente motivazione economica non si riesce a capire perché in Svizzera dovrebbero chiudere anzitempo – si parla di aprile - le sedi diplomatiche di Sion, Neuchatel, La Chaud de Fonds e quella di Coira, per la fine dell’anno? Non è dato sapere né la causa di tale decisione come non è condiviso il metodo usato dai diplomatici della Farnesina e questo oggi rode il fegato ad Andrea Serra, Giuliano Racioppi, presidenti dei Comites interessati, come nel passato quello dei presidenti di Lucerna, Locarno, Sciaffusa.

Comunque, l’impegno ufficiale assunto dallo stato italiano, nella persona dell’ambasciatore in Svizzera Ferrarin, l’11 novembre scorso, alle ore 17.30 nella chiesa di San Nicolas a Neuchatel, ovvero, di non prendere nessuna decisione in materia prima di aver consultato i rappresentanti degli italiani, oltre a essere coercitivo è moralmente impegnativo tale e quale ad un gentleman agreement.

Questo disegno, con la forza dei suoi chiaroscuri, mette in rilievo forti contrasti, con contorni forti raffiguranti personaggi reali e controfigure. Non è difficile intuire che in presenza di una sconvolgente campagna elettorale, che segnerà fortemente il destino del nostro Paese, c’è chi alla Farnesina già scalpita per anticipare futuri progetti. (Michele Schiavone, presidente del Comites di San Gallo, Svizzera) michele.schiavone@csfb.com


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