* INFORM *

INFORM - N. 21 - 29 gennaio 2001

Corrispondenza da Asmara

L'incontro di Fini e Tremaglia con la comunità italiana in Eritrea

Pubblichiamo in ritardo, a causa di un disguido nella ricezione del fax - e ce ne scusiamo - la nota che segue.

ASMARA - Il 13 gennaio scorso è giunta ad Asmara una folta delegazione di parlamentari, esponenti di forze politiche italiane di opposizione, che si è trattenuta fino al giorno 16. Facevano parte della delegazione, per Alleanza Nazionale, gli onorevoli Gianfranco Fini, Mirko Tremaglia, Francesco Amoruso, Alessio Butti, Stefano Morselli; per Forza Italia, gli onorevoli Gualberto Nicolini ed Enrico Pianetta. La delegazione era accompagnata, tra gli altri, da Franco Santellocco, componente per l’Africa del Consiglio generale degli italiani all’estero (CGIE) e da Donato La Morte del Consiglio provinciale di Roma.

Stampa, radio e televisione dell'Eritrea hanno dato grande rilievo a questa visita. Il giorno stesso dell’arrivo, la delegazione, accompagnata dal nostro ambasciatore Antonio Bandini, è stata ricevuta dal presidente eritreo Isaias Afeworki.

Nel corso dell’incontro sono state prese in esame le relazioni tra i due Paesi. L’on. Fini, secondo quanto riportato dalla stampa locale, ha affermato che lo scopo della visita era quello di incrementare i rapportibilaterali, sostenendo che sia il Governo italiano che l’opposizione sono pienamente d’accordo per il rafforzamento di tali rapporti, anche in virtù delle favorevoli condizioni attuali. Il presidente Afeworki ha messo in rilievo l’importanza dello sviluppo delle relazioni italo-eritree, tramite gli investimenti e la cooperazione economica.

Il giorno successivo, in mattinata, la delegazione italiana ha incontrato un gruppo di importanti personalità locali, e cioè il ministro del Turismo Ahmed al-Hajj Ali, il ministro dell’Agricoltura Isfaini Berhé, il ministro dei Lavori Pubblici Abrahà Asfahà, il dotto Waldai Fitùr, il direttore generale delle Comunicazioni Stefanos Afewerki, il direttore generale della Televisione Ali Abdu e l'ambasciatore Fehathion Petros.

Da parte italiana è stata evidenziata la piena capacità del nostro Paese a partecipare alla ricostruzione delle infrastrutture e in genere dell’economia dell’Eritrea danneggiata dalla guerra con l’Etiopia. Settori prioritari di partecipazione potranno essere quelli dell’informazione, del turismo, delle comunicazioni, dell’agricoltura, del credito, del sistema portuale, dei trasporti marittimi ed aerei, della zootecnia.

I responsabili eritrei hanno dichiarato, a loro volta, che l’Italia occupa il primo posto nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, concordando sui settori nei quali l’Italia potrà operare. Hanno aggiunto che in Eritrea esistono aree storiche ed archeologiche di grande interesse per il turismo e gli investimenti.

Nel pomeriggio la delegazione italiana ha incontrato, presso la Casa degli Italiani di Asmara, un folto gruppo di connazionali, anche per l’esame dei loro problemi nel Paese di residenza. Un promemoria era stato fatto pervenire precedentemente ai parlamentari.

Le principali questioni sono quelle concernenti le pensioni, l’assistenza sanitaria (praticamente inesistente dopo la chiusura da parte delle autorità locali dell’ospedale italiano e dell’ambulatorio dell’Ordine di Malta), l’impossibilità di vendita dei propri beni da parte di quei cittadini italiani che, per varie ragioni, non godono della doppia nazionalità italiana ed eritrea, oppure appartenenti a coloro le cui proprietà non sono state riconosciute dallo Stato eritreo.

L’on. Fini si è detto disponibile per cercare di trovare una soluzione ai suddetti problemi ed agli altri indicati nel promemoria. Egli ha elogiato la nostra comunità per i rapporti fraterni che ha saputo mantenere con i cittadini eritrei. E’ anche grazie a questa fratellanza che i militari italiani, che fanno parte delle forze internazionali di pace, sono stati accolti con sentimenti di amicizia da parte della popolazione.

L’on. Tremaglia ha parlato del voto degli italiani all’estero, delle lotte sostenute per modificare la Costituzione e della sua fiducia che malgrado i tentativi di ritardare l’approvazione della legge che dovrà consentirne l’esercizio, alla fine questi connazionali potranno votare per corrispondenza ed eleggere i loro rappresentanti in Parlamento.

Sia Fini che Tremaglia hanno calorosamente ringraziato l’ambasciatore Bandini per quanto sta facendo in questo Paese e per l’attività svolta soprattutto nei tempi difficili della guerra.

Ha poi preso la parola l’ingegner Santellocco, che ha indicato la possibilità di istituire anche in Eritrea un Comites, la cui presidenza potrebbe essere affidata all’ingegner Pierpaolo Elmi, presidente della Casa degli Italiani, distintosi per lo zelo con cui ha trattato i problemi della comunità alla Preconferenza degli italiani nel mondo tenutasi recentemente in Sud Africa.

In seguito l’ex parroco della Cattedrale di Asmara, Padre Protasio Delfini, ha letto una sua nota relativa al problema dei meticci di padre italiano che non hanno ancora ottenuto la cittadinanza italiana. Anche in questo caso l’on. Fini ha assicurato che farà del suo meglio perché la questione possa essere risolta.

Il signor Giuseppe Cinnirella, appartenente ad una delle più antiche famiglie di cosiddetti "vecchi coloniali", ha attirato l’attenzione sulle precarie condizioni in cui versano i pochi Ascari ancora in vita, i quali usufruiscono di un miserrimo sussidio pari a poco più di diecimila lire al mese. Ha poi ricordato quanto fu fatto dalla sua famiglia in questo Paese, allora mancante di tutto, fianco a fianco agli Eritrei. Egli continua nella stessa tradizione ed auspica che, per l’avvenire, questa fratellanza si realizzi non solo sul piano personale, ma tra i due Stati e i due popoli.

Infine chi scrive ha ricordato come la comunità italiana, abbandonata dalle nostre autorità centrali, si fosse stretta attorno ad un proprio Comitato rappresentativo, presieduto da suo padre dottor Vincenzo Di Meglio, ed avesse partecipato alle lotte per l’indipendenza del Paese voluta dalla maggior parte degli Eritrei. E questo al fine di salvaguardare le grandi realizzazioni dell’Italia e garantire un avvenire pacifico e prospero ad Eritrei e Italiani, questi ultimi non più padroni ma fratelli. Purtroppo queste lungimiranti vedute furono spazzate via dall’abile politica di Hailé Sellasié che riuscì a federarsi e poi annettersi l’Eritrea, sempre agognata. Le conseguenze funeste della dominazione etiopica sono ben note, con riferimento soprattutto all’epoca del "Negus rosso" Menghistu Hailé Mariam.

Oggi, dopo tanti anni, uomini di Stato italiani vengono in questo Paese per favorire quello che si sarebbe potuto realizzare decenni orsono senza sofferenze, guerre e distruzioni: una Eritrea faro di civiltà e di progresso non solo nel Corno d’Africa ma nell’intero continente africano. (Rita Di Meglio-Inform)


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