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INFORM - N. 19 - 25 gennaio 2001

RASSEGNA STAMPA

PANORAMA ON LINE - OPINIONI ALLA LETTERA

Le insidie del voto dall'estero, di Sergio Romano

Chi si agita a favore degli elettori italiani che vivono oltreconfine? Una certa nomenklatura che...

"Fra pochi mesi alcune decine di milioni di italiani verranno chiamati alle urne, mentre quelli che come me risiedono all'estero, se non accadranno fatti nuovi, dovranno limitarsi al ruolo di spettatori. Ancora sento l'eco, qui in Belgio, di fantomatiche proposte di riforma elettorale, magari anche giuste, mentre nessuno, dico nessuno, spende una sola parola per 4 milioni di connazionali che non potranno esercitare, per l'ennesima volta, un loro diritto-dovere. Io cittadino "qualunque", residente all'estero, non riesco a farmi sentire, ma vorrei tanto chiedere ai candidati delle prossime elezioni politiche perché non sono ancora riusciti, in 50 anni, a fare una legge (quella ordinaria) che ci consenta di votare." (Caolin Irpool)

La faranno, prima o dopo, ma non mi chieda di esserne felice. Cercherò di spiegargliene le ragioni. Da quando molti paesi hanno liberalizzato la loro legislazione e ammesso il principio della doppia cittadinanza, il numero degli italiani che vivono all'estero e hanno diritto di voto è una incognita. Supponiamo che siano 4 milioni, come dice lei, vale a dire un decimo dell'elettorato nazionale.

La maggioranza di essi ha lasciato l'Italia molti anni fa, ha acquisito una cittadinanza straniera, non paga tasse italiane, conosce la situazione politica italiana per grandi linee e farà scelte, al momento del voto, di cui non sopporterà le conseguenze.

Occorrerebbe distinguere fra quelli che sono all'estero per temporanee ragioni di lavoro e quelli che hanno deciso di restarvi. Ma la distinzione è giuridicamente difficile e probabilmente incostituzionale. Occorrerebbe autorizzarli a votare nei consolati per il collegio elettorale da cui provengono, come i cittadini delle maggiori democrazie.

Ma il loro numero potrebbe sconvolgere il risultato e addirittura, in alcuni casi, mandare in Parlamento candidati che hanno più voti all'estero di quanti non ne abbiano in patria. Per evitare questa anomalia è stata decisa l'istituzione di dieci circoscrizioni elettorali straniere. Se siano poche o molte lo sapremo soltanto quando avremo verificato il numero degli elettori.

Sin d'ora, tuttavia, sappiamo che questa scelta avrà due inconvenienti. In primo luogo, trasferirà all'estero il clima delle campagne elettorali italiane e non piacerà ai governi dei paesi in cui vivono le nostre comunità.

In secondo luogo, contribuirà allo sviluppo di una nomenklatura composta da piccoli uomini politici locali, desiderosi di un seggio al Parlamento italiano. Che molti italiani desiderino votare è comprensibile. Ma dietro le campagne degli scorsi mesi a me è parso spesso d'intravedere le agitazioni di questa nascente nomenklatura. (Sergio Romano) sromano@mondadori.it


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