* INFORM *

INFORM - N. 18 - 24 gennaio 2001

"Corriere d'Italia, Francoforte

La traduzione del libro italiano in Germania. Intervista all'editore Klaus Wagenbach

BERLINO - Klaus Wagenbach, di Berlino, è l’editore tedesco che più di ogni altro traduce letteratura italiana, in particolare moderna. I problemi, la bellezza, i tormenti di questo lavoro. Incontriamo Wagenbach in un ritaglio del suo tempo lasciato libero appositamente per noi. "Chi nell’amministrazione italiana pensa che i libri italiani di valore si fermino a Svevo, va contro l’opinione di tutto il mondo".

Comincerei col perché. Perché si occupa da tanti anni di tradurre letteratura italiana in Germania?

E’ una storia lunga. Feci un viaggio in Italia in bicicletta nel 1951, come studente d’arte italiana. Volevo vedere e conoscere anche la terra, la gente, e com’era l’Italia alla fine del fascismo. Era naturalmente la prospettiva di un giovane tedesco di quegli anni. La mia prima sorprendente esperienza con la vostra terra, fu che la sua cultura politica non era liquidatoria, così come era all’epoca in Germania: liquidatoria delle opposizioni. Più tardi –avevo già una mia casa editrice- andai a Reggio Emilia in un convegno del ‘Gruppo 63’ (un gruppo di scrittori n.d.r.). La c’era un tipo grassoccio, vestito di nero. Seppi che si trattava di Giorgio Manganelli, un giovane autore. Con lui cominciammo la serie di traduzioni di autori italiani. Con Manganelli vendemmo 800 copie del suo primo libro, pochissime. Però capimmo era uno scrittore fondamentale. Poi ci fu un periodo, fino alla fine degli anni Settanta, in cui i libri italiani erano sconosciuti in Germania.

Il primo grosso successo di un libro italiano qui da noi furono gli ‘Scritti Corsari’ di Pasolini. Pubblicammo il libro dapprima in un paio di migliaia di esemplari e finimmo per venderne 80.000. Un successo straordinario. Tutti si chiedevano perché. Fu venduto soprattutto a giovani che allora frequentavano scuole o università. Questi giovani cominciarono a chiedersi: ma che posto è questo, l’Italia, dove nascono testi così importanti? Perché non abbiamo pensato noi per primi a queste cose? In questo modo cominciò a nascere nei giovani tedeschi un interesse per il Paese. Questo interesse fu rafforzato negli anni Ottanta dal grande successo di Umberto Eco. Da allora c’è un continuo interrogarsi sulla giovane letteratura italiana: Luigi Malerba, Gianni Celati, Ermanno Cavazzoni, Paolo Lori, Laura Pariani, Mario Fortunato, Tiziano Scarpa, così come per i ricercatori scientifici e culturali. Abbiamo cercato anche, come editore, di riempire i vuoti. Non c’era per esempio in Germania nessun libro su Garibaldi. Lo abbiamo voluto noi. Non c’era nessun libro sul fascismo italiano. Lo abbiamo voluto noi.

Quali sostegni ottenete dalla Amministrazione italiana per la traduzione di libri italiani in Germania? Sembra che nella nuova gestione di questo comparto del Ministero degli Esteri ci sia l’opinione nelle alte sfere che non valga la pena di sostenere niente dopo Italo Svevo, che è morto nel 1928. Secondo questa interpretazione, tutto quello che viene dopo, fa raramente onore alla nostra lingua, e viene diffuso comunque e non ha bisogno di ulteriori sostegni…

Questo signore è in contraddizione con la opinione comune non solo in Germania ma in tutto il mondo. Non fanno onore alla vostra lingua Elsa Morante, Natalia Ginzburg? Questa è una grande sciocchezza. Bisogna dire che tra i grandi difetti nazionali degli italiani c’è il fatto non solo di riconoscere poco i propri meriti, ma anche quello di fare grandi promesse e di non mantenerle. Non abbiamo ottenuto qualche volta sostegni dalla amministrazione italiana, però solo qua e là, a spizzichi. Altri Stati, come la Francia o la Spagna, sono molto più continuativi ed efficaci. La politica delle traduzioni è in Italia del tutto casuale: dipende dal funzionario che si trova, dal cambio di governo. C’è troppa discontinuità, così che il nostro lavoro è sempre più difficile. Questo mi disturba. Noi siamo la casa editrice che più di tutte traduce libri italiani in tedesco, molti dei quali con grosse perdite.

Citavo il caso di Manganelli che con il suo libro di maggior successo ha venduto 2000 copie. Su lui siamo noi che abbiamo rischiato. Bene, allora io dico che una politica che colpisce le traduzioni è una politica che risparmia sulle cose sbagliate. In un contesto europeo è necessario sempre più creare le condizioni affinché ci sia un rispetto per la cultura dell’altro, del vicino, ma perché ciò avvenga, è necessario che questa cultura sia accessibile. Quando si cancellano le sovvenzioni alle traduzioni è come se si cancellasse un po’ della identità nazionale di un popolo. Chi ha detto questo che Lei mi riferisce è solo un ‘b…’. I pochi editori tedeschi che si occupano di cose italiane, siamo in due o tre in Germania, vengono spesso piantati in asso dalle istituzioni competenti. Grazie a noi la letteratura italiana è al terzo posto in Germania per ciò che riguarda le traduzioni, con 250 titoli circa, e viene dopo soltanto a quelle inglese e francese, con 7/800 titoli ciascuna. La letteratura italiana viene quindi prima della spagnola, della olandese e così via. Questo succede perché c’è Wagenbach, altrimenti sareste molto più indietro.

Però Lei ha buoni rapporti con altri, per esempio con gli Istituti Italiani di Cultura…

Con gli Istituti abbiamo buoni rapporti: voglio citare tra gli altri Berlino, Francoforte, Monaco, Colonia.

Che tipo di pubblico hanno i libri italiani in Germania?

La domanda è interessante. Il pubblico è diviso. Nelle zone protestanti, al nord, l’interesse è chiaramente inferiore rispetto al sud cattolico. Questo dipende anche dalla vicinanza con l’Italia. La Baviera è più vicina; la Svizzera, l’Austria sono più vicine. C’è anche nei lettori poi una ‘Toskana- Fraktion, come nella politica: gente cioè ben formata, che viaggia, che ha una casa laggiù e che quindi è maggiormente interessata a quello che succede in Italia. Ci sono poi giovani lettori che si interessano a quello che succede nello scenario letterario giovanile degli altri Paesi. Bisogna comunque aggiungere che la tendenza delle varie letterature nazionali è quella di assomigliarsi sempre di più: è l’effetto della globalizzazione. Anche la giovane letteratura italiana diventa più internazionale.

Questo è un vantaggio o uno svantaggio?

E’ difficile rispondere. A prima vista sembrerebbe un vantaggio. Ma poi bisogna domandarsi se la sparizione di caratteristiche nazionali, come ad esempio il pathos che c’è in una lingua, è davvero un vantaggio. Io lo trovo un peccato. (Mauro Montanari*-Corriere d'Italia/Inform)

* Direttore del "Corriere d'Italia", Francoforte.


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