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INFORM - N. 18 - 24 gennaio 2001

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

Voto all’estero e riforma dei patronati: chiediamo coerenza

ROMA - Chi ha seguito con più attenzione le posizioni del patronato Inas e della Cisl a proposito di voto dei connazionali in emigrazione, sa che avremmo preferito strade più semplici e pragmatiche per permettere l’esercizio del diritto elettorale attivo per corrispondenza, analogamente a quanto prevedono le altre grandi democrazie, a cominciare dagli Usa.

L’annoso dibattito su questi delicati temi ha poi portato d imboccare la strada delle revisioni costituzionali: che sono state infine due. Con la prima si è creata la Circoscizione Estero e con la seconda si sono assegnati a tale circoscrizione 12 dei 630 seggi della Camera e 6 dei 315 seggi del Senato.

Bene! Ma non siamo giunti ancora in porto. Manca infatti un "dettaglio tecnico". Infatti, solo una terza legge, questa volta di tipo ordinario, potrà stabilire le modalità delle elezioni: quelle modalità di cui diamo un piccolo saggio pubblicando in questo stesso numero del nostro notiziario un corposo "emendamento".

Non vorremmo peccare di pessimismo, ma forse a questo punto solo un miracolo potrebbe consentire ai nostri emigrati di esercitare il loro diritto di cittadini, alle prossimi elezioni di primavera, senza sottoporsi a un viaggio di ritorno al paesello, provenienti da Città del Capo o da Buenos Aires o da Francoforte.

Non vorremmo però subire la beffa, quando, fino all’ultimo, i partiti ( di destra o di sinistra, fa lo stesso) proclameranno che la legge ordinaria la si può fare subito e si rovesceranno poi reciprocamente la colpa del fallimento.

La verità è che occorrerebbe (così è scritto nei progetti che giacciono in parlamento) almeno 4 mesi prima della scadenza delle camera, affinché l’Amministrazione statale, tramite gli uffici consolari, invii agli elettori all’estero una cartolina con la quale li si informa della possibilità di optare per il voto in loco anziché presso la sezione del comune in cui sono iscritti. Dopodiché i connazionali dovrebbero mandare la relativa domanda. Dopodiché gli uffici consolari dovrebbero inviare agli emigrati un plico con il certificato elettorale e la scheda di votazione. Dopodiché il plico andrebbe rispedito al consolato che lo inoltrerà alla corte d’appello di Roma per lo spoglio e lo scrutinio del voto-

Naturalmente, nel frattempo, gli uffici pubblici dovrebbero predisporre l’invio della famosa cartolina postale per l’opzione da parte dei connazionali.

Le conclusioni ci porterebbero quasi di forza a pronunciamenti sfiduciati che non sono nel costume dell'Inas-Cisl e ai quali non ricorriamo neppure a proposito della legge di riforma dei patronati che ci sta grandemente a cuore e sulla quale è impossibile trovare barba di parlamentare o di dirigente di partito (di destra o di sinistra, fa lo stesso) che non si dica perfettamente d’accordo con noi per una approvazione rapida, prima della scadenza della legislatura.

E’ irriverente a questo punto un richiamo forte di coerenza al Parlamento? Pensiamo proprio di no. (Corrispondenza Italia/Inform)


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