* INFORM *

INFORM - N. 18 - 24 gennaio 2001

Da "Tribuna Italiana", Buenos Aires

Voto: missione impossibile

BUENOS AIRES - Puntualmente giovedì scorso, all'entrata in vigore della legge costituzionale che ha sancito il numero dei seggi riservati ai deputati e ai senatori da eleggere nella Circoscrizione Estero, cioè i "nostri" parlamentari, il Senato ha cominciato a trattare la legge ordinaria che stabilirà le modalità con cui potremo esercitare il nostro diritto di voto.

Ma è stata rinviata la discussione a questa settimana, per consentire la presentazione di nuovi emendamenti e lčaudizione dei ministri dell'Interno e degli Esteri perchè "chiariscano la natura e l'entità dei problemi che si porranno nella prima applicazione dellčesercizio del voto all'estero". I tempi si allungano ancora!

Forse qualcuno si era fatte troppe illusioni e immaginava che lo stesso giovedì 18 la legge sarebbe stata approvata al Senato e subito girata alla Camera. Non é stato così e, purtroppo si delineano altri inconvenienti sulla strada che porta all'approvazione.

Mirko Tremaglia, che dell'obiettivo di farci votare ha fatto quasi una ragione di vita, si è rivolto allarmato al Capo dello Stato, il cui autorevole appello nella Conferenza Italiani nel mondo risuona ancora forte tra gli emigrati, ma si teme una imboscata di quanti nei due schieramenti politici, non sono ancora convinti delle ragioni del nostro voto. Forse il Presidente della Repubblica sente che l'aria che tira non è buona. Alcune fonti della cancillerìa argentina, mettono in dubbio la visita del Presidente Ciampi allčArgentina, prevista a metà di marzo. D'altra parte in Ambasciata non confermano e non negano e si limitano a dire che continuano a lavorare alla preparazione della visita, ma almeno da quanto siamo riusciti a sapere, non è stato ancora costituito il Comitato per le accoglienze del Presidente, come fu fatto invece in occasione delle precedenti visite presidenziali (pensiamo che le cose fatte allčultimo momento difficilmente riescono bene, come dimostra la recente Conferenza di Roma).

Se non fosse approvata la legge ordinaria in tempi utili, il Presidente della Repubblica dovrebbe affrontare il non gradito compito di spiegare alla comunità italiana in Argentina, la più numerosa al mondo, le ragioni di tale fallimento.

La legge che deve approvare il Parlamento, stabilisce in ventuno articoli il preciso percorso da percorrere per arrivare alle urne. Gli articoli infatti, stabiliscono tra l'altro che 120 giorni prima della scadenza delle Camere, deve essere inviata agli elettori esteri una cartolina postale con la quale saremo informati sulla possibilità di optare fra votare nei paesi di residenza o in Italia. Le nostre risposte dovranno essere inviate ai consolati, che le inoltreranno a Roma. In base a tali risposte saranno fatti gli elenchi elettorali. Gli elettori che avranno optato per votare nei paesi di residenza (si suppone che sarà la stragrande maggioranza), riceveranno, venti giorni prima delle elezioni, una busta contenente il certificato elettorale, la scheda di votazione e la propaganda elettorale e una busta con lčaffrancatura, da inviare in Consolato con il voto emesso. Quarantotto ore prima dell'apertura dei seggi in Italia, i consolati invieranno tutte le buste a Roma, alla Corte dčAppello, che provvederà allo spoglio e allo scrutinio dei voti.

I termini che saranno stabiliti dalla legge, saranno molto precisi e non lasceranno spazio a errori. Ma c'è di mezzo anche la questione delle anagrafi consolari e dell'AIRE, che sono diverse ancore e nella prima ci sono un milione di connazionali in più.

Quel milione, voterà? Saranno i consolati in grado di svolgere tutto il lavoro che si prevede? Saranno in grado di farlo quando da tempo non riescono a svolgere in modo soddisfacente i loro compiti tradizionali? Saranno in grado di affrontare tale sfida quando non riescono a smaltire il lavoro di ogni giorno?

Da questa colonna abbiamo sempre manifestato il nostro scetticismo sulle reali possibilità di arrivare a votare alle elezioni della primavera del 2001. Oggi lo scetticismo rimane e crediamo che non si arriverà in tempo all'approvazione della legge ordinaria. Ma arrivati a questo punto, forse sarebbe meglio se non si votasse. Infatti, peggio che non votare perché la legge non è stata approvata in tempo, sarebbe avere una possibilità teorica di votare, ma che una stragrande maggioranza non possa partecipare perché non possa adempiere alle esigenze della legge o non sia rintracciata in tempo per consentire il voto.

Sarebbe una ulteriore beffa, forse la più crudele e non mancherebbe a Roma chi dicesse: hanno tanto insistito per avere il voto e poi quando lo hanno avuto, non sono andati a votare!

Come dice il proverbio, saremmo cornuti e bastonati! (Marco Basti*-Tribuna Italiana/Inform)

* Direttore di "Tribuna Italiana", Buenos Aires


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