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INFORM - N. 17 - 23 gennaio 2001

Bassanelli: La Prima Conferenza tra passato e futuro

FRANCOFORTE - Nella speranza che i media per e degli italiani all'estero e le loro organizzazioni, a cominciare dal Cgie e dai Comites, facciano altrettanto nelle proprie sedi, il Webgiornale (www.webgiornale.de) ha aperto sul proprio sito la "Conferenza Permanente degli Italiani all'Estero" (CPIE). Il voto all'estero continua a restare il tema principale dell'ordine del giorno, per sostenere chi in Parlamento, in questi giorni decisivi, con onestà e testardaggine vuole concludere in modo positivo e definitivo la relativa legge ordinaria.

Questo non ci impedisce di continuare la riflessione sulla Prima Conferenza, convocata con tanta fretta proprio per dare visibilità e peso alla pressante richiesta di partecipazione politica. I calcoli di partenza erano ancora più ottimisti: si voleva presentare ai mille delegati dell'estero convocati a Roma, sul piatto d'oro del cambiato e migliorato rapporto tra le due Italie, il definitivo varo del voto all'estero, se non altro per giustificare il nome della Conferenza ("prima" invece di terza, "italiani nel mondo" invece di emigrati ed emigrazione). Una modifica questa che non poteva essere solo di terminologia: voleva sottolineare la piena parificazione tra i cittadini, il passaggio - per i residenti all'estero - da una situazione di "senza diritti politici" (l'emigrato tradizionale) ad una situazione di pienezza di diritti politici (l'italiano nel mondo). Come sopra detto, questo grande progetto politico non è concluso, perché il suo iter parlamentare ha portato sì a due modifiche costituzionali ma non ancora al varo della legge applicativa, il compito che sta impegnando in questi giorni la commissione Affari Costituzionali del Senato.

Considerata sotto questo aspetto, la Prima Conferenza diventava il crinale tra due versanti storici completamente diversi nella storia della mobilità umana del Paese e nel rapporto tra le due Italie. Perché allora non è stata rinviata di quel tanto - fino all'approvazione della legge ordinaria -, che le permettesse veramente di diventare la Prima, di segnare un nuovo inizio?

Evidentemente non è questa l'unica chiave di lettura, a meno di pensare che, in questa prospettiva, la legge ordinaria veniva considerata un accessorio, una logica conseguenza, rispetto alla effettuata rivoluzione della modifica costituzionale che ha introdotto la Circoscrizione Estero e fissato il numero dei parlementari (12 deputati e 6 senatori). Secondo quanto disse il Ministro Marsili nel suo intervento, la vera svolta sta nel passare dalle parole ai fatti. Non gli si può dare torto. Anzi, ha piena ragione. In questa affermazione sta per me il cuore e il senso della Conferenza: la volontà di dimostrare, da parte di un Parlamento e di un Governo al termine del loro mandato - quindi ponendo un atto che avrebbe vincolato il Parlamento e il Governo successivi -, che è finita l'era delle promesse e delle chiacchiere, che gli italiani nel mondo sono parte integrante del Paese e come tale vanno considerati, con tutte le conseguenze che ne derivano sul piano istituzionale (l'ingresso in Parlamento) e civile.

Questa svolta c'è stata? La risposta può venire solo dai comportamenti, dai fatti. E la conosceremo nelle prossime settimane. Tenendo presente la celerità con cui la commissione Affari Costituzionali del Senato si è messa al lavoro sulla proposta unitaria per l'esercizio del voto all'estero, parrebbe di sì. Ma una risposta è prematura. Se l'attuale Parlamento, prima di chiudere i battenti, avrà approvato la legge ordinaria sul voto all'estero - confermando nei fatti che le modifiche costituzionali non erano fumo negli occhi -, allora potremo dire di trovarci di fronte ad una vera svolta, e che la Prima Conferenza non è stata una illusione, ma un vero crinale. "Oscurato" da tante nubi, ma crinale. (Tobia Bassanelli, de.it.press/Inform) bassanelli@online.de)


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