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INFORM - N. 16 - 22 gennaio 2001

Luciano Trincia (CSERPE): "I giovani latini nel mondo sono una straordinaria ricchezza culturale"

BASILEA - "I giovani latini nel mondo sono una straordinaria ricchezza culturale": questo è quanto ha sostenuto Luciano Trincia, esperto di storia dell'emigrazione italiana e coordinatore scientifico del progetto "L'Umanesimo Latino in Svizzera", aprendo i lavori del convegno su "Giovani generazioni in emigrazione e Umanesimo Latino". La manifestazione, svoltasi al Centro socio-culturale italiano di Glarus il 20 gennaio, ha pienamente soddisfatto l'obiettivo di mettere a fuoco la richiesta culturale che giunge dalle giovani generazioni di connazionali all'estero, riscoprendo al tempo stesso la ricchezza straordinaria che essi rappresentano per la madrepatria. Davanti ad un folto pubblico di giovani, provenienti da diverse località della Confederazione Elvetica, Trincia ha messo in risalto la straordinaria vitalità di un patrimonio culturale che è percepito come una delle componenti essenziali della civiltà mondiale. "Umanesimo Latino - ha sottolineato - si coniuga bene con termini come partecipazione, simpatia, solidarietà, pace. In Europa e nel mondo, Umanesimo Latino vuol dire anche Umanesimo italiano, cioè quell'insieme di valori culturali e spirituali propri delle collettività italiane e italofone che colorano i cinque continenti. E' necessario che l'Italia costruisca un sistema di relazioni che consenta di cogliere tutte le opportunità che questa diaspora mette a disposizione".

Nell'intenso dibattito che ha animato la tavola rotonda, molti dei giovani intervenuti hanno messo in rilievo come l'esperienza delle seconde e terze generazioni in emigrazione costituisca davvero una marcia in più per acquisire una dimensione internazionale. "Questi giovani - ha proseguito Trincia - si sentono italiani nel cuore e cosmopoliti nella mente e vivono positivamente l'integrazione di una serie di valori, raccolti dalla famiglia e veicolati dai consueti canali dell'associazionismo d'emigrazione, e una realtà vissuta nella nuova patria fin dalla nascita, fatta di ordine e di precisione, di regole e di produttività". Il convegno di Glarus è stato anche l'occasione per mettere a fuoco una serie di richieste che giungono dalle giovani generazioni in emigrazione. "Le associazioni sono invecchiate - ha ricordato Consiglia Ronni - e al loro interno lo spazio per noi giovani è molto limitato. Come è possibile richiedere la partecipazione dei giovani di seconda e terza generazione, quando le forme associative sono state pensate dai nostri padri e dai nostri nonni e sono rimaste cristallizzate per oltre mezzo secolo?". Ben preparati alle sfide dell'odierna società multiculturale, i giovani partecipanti al convegno di Glarus hanno espresso attese e domande precise, che esigono un profondo ripensamento e una dettagliata ridefinizione delle proposte politico-culturali che provengono dalla rete ormai consolidata dell'associazionismo e delle istituzioni regionali.

"Appare evidente - ha concluso Trincia - che, con le idee così precise, questi giovani sono una riserva fondamentale per tutto l'associazionismo. Investire su di loro e fare in modo che possano emergere è la sfida imprescindibile che sta di fronte al circuito associativo degli italiani nel mondo". (Inform)


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