* INFORM *

INFORM - N. 14 - 18 gennaio 2001

Una nota di Tobia Bassanelli

Voto all'estero: non perdersi ora nelle quisquilie

FRANCOFORTE - Accolta la prima richiesta della "Conferenza Permanente degli Italiani all'Estero" (CPIE) su Internet (www:webgiornale.de). Nella sua seduta inaugurale, lunedì 15 gennaio 2001, ad un mese esatto dalla chiusura dei lavori a Roma della Prima Conferenza degli italiani nel mondo, aveva posto come primo e per ora unico punto all'ordine del giorno il tema del voto all'estero. E chiedeva che - vedendo che diventava sempre più un binario morto quello dell'inserimento nella legge elettorale, archiviata in effetti definitivamente il giorno dopo per l'ostruzionismo del centro destra - la legge ordinaria ripartisse con un proprio autonomo iter parlamentare. Lo chiedevano del resto tutti quelli che hanno veramente a cuore la vicenda della partecipazione politica dei connazionali oltre frontiera.

Il provvedimento, da mercoledì 17, è tornato nella commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. Gli auguriamo di marciare a pieno ritmo, senza semafori rossi e senza intralci, secondo quanto le maggiori forze politiche almeno a voce dicono. Alla "Conferenza Permanente" non interessa una legge perfetta. Il perfezionismo è sempre stata un'arma per bloccare i provvedimenti e lo può diventare ora per fermare la legge. Per la perfezione ci sará tempo nella prossima legislatura, dopo l'esperienza del primo esercizio di voto all'estero. Ora preme la sostanza: votare. Per cui non ci si perda nelle quisquilie.

Nessuno ci venga a dire che l'Amministrazione non è pronta, o che lo Stato non è in grado di organizzare gli aspetti tecnici del voto. Alla Prima Conferenza è stato detto che da mesi si lavorava per essere pronti a questa evenienza e che su un simile versante non c'erano problemi. Se escono adesso, è solo per fermare un provvedimento cui magari non si davano chance di giungere effettivamente a buon fine.

Secondo la relatrice della legge ordinaria senatrice Prisco "i tempi ci sono" per vararla. Se si tiene presente il grande consenso politico attorno al provvedimento, allora è solo questione di autentica volontà politica. Chi preferisce sottolineare le difficoltà - come già iniziano in parte a fare i media nazionali, ed esponenti delle forze politiche - consciamente o inconsciamente dà voce al fronte del no. La partita non è chiusa. E non può sicuramente essere chiusa dalla fatalità (superiori impedimenti tecnici), che formalmente scagionerebbe tutti, ma nella sostanza presenterebbe un Parlamento che nuovamente abdica - ma perché sempre nei confronti dei residenti all'estero? - alla sua funzione politica e legislativa. (Tobia Bassanelli-de.it.press/Inform). bassanelli@online.de


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