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INFORM - N. 11 - 15 gennaio 2001

Il dibattito sui corsi di formazione all'estero: Marcello Alessio: "Salutare con favore la riduzione dei fondi"

ROMA - Quando, nel pieno delle festività natalizie, e pur trovandomi in viaggio, ho ritenuto di dover comunque raccogliere la protesta che, in tono sincero, Rodolfo Ricci aveva elevato al diffondersi delle prime, parziali notizie sull'ultima elargizione del Ministero del Lavoro per i soliti corsi di formazione professionale all'estero, non speravo che i miei contributi informativi e commenti, frettolosi e davvero "incompleti" (come ha giustamente osservato G. Luigi Ferretti), potessero contribuire a far rinascere un dibattito che l'anno scorso - dopo il fortunato "scoop" estivo di Newsitaliapress - si era rivelato assai promettente, ma poi sembrava essersi assopito in una facile accontentatura (cf. ad esempio Inform del 7.12.1999, e poi Grtv del 25 ottobre 2000).

Ad essere sincero, nella mia ormai ultraventennale ricerca del mitico "interesse pubblico" che deve pur giacere, da qualche parte, sotto il groviglio di interessi privati e corporativi che soffocano il nostro Stato, raramente mi era capitato di incontrare reazioni così incoraggianti. E io - a differenza di come scherzosamente mi descrive Ferretti - non sono affatto cinico, ma anzi disposto a cogliere e valorizzare qualunque sintomo di possibile inversione di quella tendenza che troppo spesso rende ambigui, opachi, infidi o furbeschi i nostri rapporti fra istituzioni pubbliche e cittadinanza.

Ciò premesso, devo subito chiarire che non mi convincono le ipotesi, ancorché alternative, con cui dapprima Ricci, poi Macrì, poi Ferretti e da ultimo Moceri, hanno cercato di analizzare e spiegare le apparenti incongruenze e i paradossi di quest'ultimo "exploit" del Ministero del Lavoro.

Forse la posizione più accettabile è quella di Ricci, proprio perché "incompleta": si limita infatti a evidenziare che ben 25 dei 35 progetti vincenti, sono gestiti da illustri debuttanti in materia emigratoria, o sconosciuti, o di portata regionale ma privi di titoli che ne qualifichino la capacità di operare efficacemente all'estero. Peccato che egli non abbia maggiormente esplicitato la lista dei 25, e i criteri con cui ha valutato la maggiore o minore affidabilità di ciascun beneficiato; speriamo che lo faccia in seguito; ma intanto il suo discorso è chiaro, provenendo da un ente come la Filef che, al di là di qualunque affiliazione o parentela politica, può vantare strutture e competenze indiscutibili nei settori e e nelle aree geografiche in cui finora ha svolta attività di formazione; e non a caso è stato il primo, quando scoppiò lo scandalo, a denunciare il dilagare nel settore di enti poco seri, e fornire periodicamente informazioni sull'andamento e, insomma, sulla "effettiva esistenza" dei suoi corsi (pochi altri, a parte l'Enaip, ne hanno seguito l'esempio, e talvolta in modo poco convincente).

Sarà stato proprio questo atteggiamento di trasparenza e di rigore (seppure attenuato, ai primi di ottobre '99, da un intervento, di cui io stesso notai il tono fin troppo conciliante) a penalizzare la Filef nelle assegnazioni di contributi per quest'anno? E' un'ipotesi grave - quella di un Ministero protervo e vendicativo contro chiunque osi sindacare o ostacolare i suoi metodi arbitrari - che peraltro sarebbe in linea con quelle di Macrì e di Moceri; ma per cominciare a misurarne l'attendibilità, bisognerebbe anzitutto disporre dell'elenco completo dei progetti presentati a seguito del bando pubblicato lo scorso agosto, e verificare quale fosse, e come fosse distribuita fra le varie aree geografiche, la presenza della Filef, così come quella di tutti gli altri concorrenti.

Da notare che sul sito Internet del Ministero del Lavoro è ancora presente (anche se è complicato raggiungerlo) l'Avviso riguardante le assegnazioni di due anni fa (file://A:\CORSI98.htm), contenente tutti i punteggi ottenuti da tutti i concorrenti, in ciascuna delle "macroaree" in cui sono, un po' forzatamente, ripartiti i punteggi che costituiscono la valutazione dei progetti. Non mi risulta però che tale lodevole prova di trasparenza si sia ripetuta nel 1999, e neppure adesso.

Questa volta, com'è noto, c'erano anche le novità costituite dal parere obbligatorio - ma non vincolante - del Comites, e da quello - vincolante se negativo - dei Consoli o comunque dei Capi Missione che esercitano le funzioni consolari, come nel caso del Ghana. E sarebbe molto importante, prima di emettere giudizi, poter confrontare, sede per sede, quanti e quali fossero i progetti in lizza, e quali i pareri positivi e quali negativi da parte dei Comites e dei Consoli.

Per ora invece disponiamo di pochi dati, che riguardano, non a caso, sedi che sono state, o ritengono di essere state, particolarmente maltrattate. In particolare Buenos Aires, dove peraltro, secondo un articolo pubblicato dall'Eco d'Italia nell'ottobre scorso, il Comites, invitato a pronunciarsi su ben 52 progetti per un totale di 29 miliardi, avrebbe emesso un generale "parere sfavorevole" riguardante la filosofia stessa su cui si fonda questo tipo di interventi; mentre adesso, nella lettera inviata a Narducci, Macrì sostiene che su 52 progetti "il Console e il Comites" ne avrebbero approvato dieci - nessuno dei quali peraltro ha ottenuto il finanziamento.

Caso in parte analogo, anche se meno grave, sembrerebbe quello di S. Paolo, dove i progetti presentati sarebbero stati una trentina, e i pareri favorevoli solo una diecina, di cui solo due poi ammessi al finanziamento.

Quanto a Caracas, dove l'accusa al Ministero del Lavoro di essersi voluto "vendicare" per le passate proteste della collettività, è stata formulata nel modo più netto, non conosciamo purtroppo - e ci auguriamo che Moceri possa fornirlo al più presto - il numero totale dei progetti, né il numero di quelli di essi che avevano ottenuto il parere favorevole delle istanze locali.

Solo confrontando questi dati, per un numero sufficiente di sedi e in particolare per quelle che appaiono essere state relativamente privilegiate (Rio de Janeiro, Montevideo, Rosario, La Plata) si potrebbe anzitutto verificare il sospetto che traspare dietro le attuali proteste dei membri del CGIE, ossia che siano stati favorite e privilegiate le circoscrizioni "di bocca buona", insomma quelle che hanno dato parere favorevole a tutti o quasi i progetti; ipotesi che peraltro appare smentita dall'esempio di Cordoba, dove anzitutto si stenta a credere che il compianto Console avesse emesso pareri superficiali o compiacenti, ma comunque il numero assai alto di quelli positivi non è bastato ad assicurare neppure un finanziamento.

Nell'attesa che questi dati emergano, e che ognuno metta le sue carte in tavola, non posso fare a meno di esprimere forti dubbi sulla interpretazione di Ferretti, basata su vecchie formule lottizzatorie. La situazione oggi è ben diversa da quella degli anni '70 e '80: interventi e spese incontrollati e assurdi, ormai non hanno più neppure la (relativa!) giustificazione dei "ritorni" o degli "scambi" elettoralistici. In realtà - come osservava tempo fa il Sottosegretario Danieli - oggi si perpetuano strutture di spesa la cui sola giustificazione sta nell'incapacità di riqualificare e riallocare il personale e le risorse; si mantengono scuole per non togliere il posto agli insegnanti, si organizzano corsi di formazione per dar lavoro ai formatori, e questo indipendentemente dal loro colore politico - del resto sempre meno distinguibile - ma semplicemente perchè ci sono strutture burocratiche che altrimenti non si giustificherebbero più e dovrebbero essere a loro volta tagliate o riqualificate; è ovvio che in tutto questo, il "merito" o l'utilità sociale degli interventi siano ridotti a variabili residuali e irrilevanti, invano surrogate da meccanismi di valutazione tanto più macchinosi quanto più campati in aria.

Il problema appare da un lato meno grave, ma dall'altro ancor più difficile da risolvere, in mancanza di una classe politica complessivamente autorevole, capace di imporsi alla burocrazia nel suo insieme, e non ridotta a mendicare i favori dei suoi vertici, a suon di prebende e promozioni. Ecco perché bisogna anzitutto salutare con favore la riduzione dei fondi, solo atto "politico" realisticamente possibile e doveroso, e non lamentarsene come fa Macrì. L'anno scorso sembrava che lo avessero capito tutti, che certi "aiuti", distribuiti a casaccio o senza idee chiare, finiscono per fare più bene che male; possibile che solo il Comites di Curitiba sia stato capace di trarne tutte le conseguenze, fornendo parere negativo su tutti i progetti? (cf. al riguardo Newsitaliapress del 20.12.2000). (Marcello Alessio/Inform)


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