* INFORM *

INFORM - N. 11 - 15 gennaio 2001

Legge elettorale e voto degli italiani all'estero

Il Parlamento italiano alla prova del voto all'estero

FRANCOFORTE - Si chiudeva un mese fa a Roma (venerdì 15 dicembre) la Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo. Non sono mancati in questo periodo interventi di cronaca e di valutazione da parte dei partecipanti e dei media dell'emigrazione.

Una delle maggiori richieste della Conferenza - sicuramente la più urgente, quella prioritaria - riguardava l'esercizio del voto all'estero, ormai al traguardo. Dopo addirittura due modifiche costituzionali, manca infatti solo il varo della legge ordinaria per poter diventare esecutivo.

Sia le maggiori forze del governo che dell'opposizione avevano dichiarato la propria disponibilità e l'impegno a portare a termine, in questa legislatura, questa decennale battaglia di civiltà democratica. Giunge ora il tempo di verificare se erano solo dichiarazioni di facciata o se esprimevano una autentica volontà politica.

Il problema è semplice: quale è la strada più sicura perché la legge ordinaria sul voto all'estero possa essere varata? La maggioranza, anche per dare alla legge maggiore dignità, organicità e peso, l'ha inserita nella riforma elettorale più vasta. L'opposizione rifiuta questa riforma elettorale ed è disposta ad appoggiare solo il voto degli italiani all'estero. Per salvarlo da un possibile se non certo naufragio occorre stralciarlo per un suo iter parlamentare autonomo - che troverebbe l'appoggio delle maggiori forze politiche della maggioranza e dell'opposizione - oppure bisogna portare avanti in contemporanea l'esame della legge ordinaria che giace dal 20 luglio 2000 alla Commissione Affari Costituzionali del Senato. In conclusione, o il famoso "doppio binario" funziona realmente, o si proceda allo stralcio e ci si concentri su un unitario testo di legge ordinaria. Inserito nella riforma elettorale il voto all'estero trova solo semafori rossi, come legge ordinaria autonoma dovrebbe incontrare solo semafori verdi. Almeno stando alle dichiarazioni dei soggetti partitici della vicenda. E allora, con i tempi ristretti di una legislatura agli sgoccioli, cosa si aspetta a metterlo in autostrada?

Per aiutare questa operazione il Ctim ha invitato i connazionali all'estero ad intasare di fax di protesta Ciampi, Violante, e Mancino, le massime autorità dello Stato Iniziativa lodevole, ma non so fino a quanto efficace. Forse è meglio riempire di fax e di e-mail anche i parlamentari stessi, in particolare i capigruppi ed i segretari dei partiti. Qualcuno sta barando. Qualcuno sta facendo saltare tutto. Dall'estero è difficile individuare chi. Sembra di capire che le maggiori responsabilità siano presso chi mantiene il voto all'estero sul binario ormai morto (o in ogni caso incerto, perché esposto all'ostruzionismo del centro-destra) della riforma elettorale o non lavora debitamente anche sull'altro binario. Se così è, tocca ai rappresentanti all'estero del centro-sinistra premere sui propri dirigenti e parlamentari romani (con fax, e-mail e telefonate) perché la legge ordinaria del voto all'estero abbia un proprio autonomo iter parlamentare. Che, secondo le dichiarazioni di tutti i grossi partiti, non dovrebbe incontrare ostacoli.

Ma, se mi si permette una cattiveria, questo tiro alla fune tra maggioranza e opposizione ha tutta l'aria di una messinscena, ad opera in particolare di quel partito trasversale - non tutto e sempre visibile ma potente - cronicamente ostile al voto all'estero. Non sarebbe la prima volta che problemi di politica nazionale pregiudicano la soluzione di quelli dell'estero. Non dimentichiamo poi che rinunciare a 18 parlamentari (quelli da cedere alla Circoscrizione Estero) è un boccone troppo amaro per tutti: il desiderio di trangugiarlo in un'altra legislatura agisce di sicuro nell'inconscio (e non solo nell'inconscio) di tanti. Un desiderio inespresso che, assieme a tante altre vecchie riemergenti paure, potrebbe essere la vera remora al varo definitivo del voto per i residenti all'estero, abilmente camuffata dietro l'attuale spaccatura parlamentare e dietro argomentazioni di carattere tecnico. (Tobia Bassanelli, de.it.press/Inform)


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