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INFORM - N. 9 - 11 gennaio 2001

Primo mese. La Conferenza "oscurata"

Ricorre il primo mese dall'apertura a Roma della Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo. Il quotidiano italo-tedesco su Internet per gli italiani in Germania (il Webgiornale, al sito www.webgiornle.de) ricorda l'avvenimento con questo articolo del direttore Tobia Bassanelli.

FRANCOFORTE - Si apriva un mese fa, l'11 dicembre, presso la sede della FAO a Roma, la Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo. La presenza, al momento della inaugurazione, del Presidente Ciampi e del Ministro degli Esteri Dini avrebbe dovuto, secondo il progetto del Comitato organizzatore, far accendere i fari dei media nazionali e quindi dell'opinione pubblica sulla grande assise, e di riflesso sulla collettività italiana all'estero.

La coincidenza con due giorni di sciopero dei giornalisti ha fatto fallire il progetto. Ma anche nei giorni successivi, se si esclude la fissa presenza di Rai International e delle agenzie specializzate del settore, non c'è stata la grande ressa del mondo dell'informazione, che si accorgeva di un incontro all'Ergife di quattro gatti per rianimare il cadavere della DC ma non della presenza per una settimana di circa mille connazionali provenienti da tutte le parti del mondo.

E' stata una conferenza "oscurata", in sintonia con quella cappa di silenzio e di disinteresse che regola da decenni i rapporti del Paese con i connazionali oltre confine, meccanismo che la Conferenza aveva in animo di spezzare, senza successo.

Fallito quindi uno degli obiettivi più importanti, quello di rendere visibile l'altra Italia. Era da prevedere, per cui non meraviglia più di tanto. In realtà "l'oscuramento" era già avvenuto anche prima, nella fase preparatoria, ad opera dei suoi stessi protagonisti: a causa dei tempi stretti e quindi della fretta nella preparazione, della conseguente disorganizzazione, della corsa al biglietto di partecipazione, dei litigi inverecondi sui criteri di partecipazione, i comunicati di protesta futilità, e via discorrendo. Se si eccettuano gli addetti ai lavori, i membri dei Comites e in qualche circoscrizione consolare i presidenti delle organizzazioni italiane - che si sono mostrati nella grande maggioranza indifferenti all'iniziativa -, la collettività italiana, cioè la base in tutte sue diverse ramificazioni e stratificazioni, non è stata coinvolta. Né, con il breve tempo a disposizione - pochi mesi - lo poteva essere.

La Prima Conferenza, passata come una meteora nel mondo dei residenti all'estero - i più non se ne sono accorti -, rischia di diventarlo anche per le istituzioni amministrative e politiche dello Stato. Il che sarebbe più grave e non deve assolutamente succedere. Realizzata a fine legislatura - un mistero questo su cui occorrerà riflettere, per capirne le motivazioni, individuate forse a torto e in modo semplicistico in una ottica elettorale -, se si esclude lo scontato dibattito di valutazioni e commenti in corso tra gli specialisti del settore, dopo un mese dall'apertura non si vedono ancora effetti immediati.

E' in corso l'oscuramento del postconferenza, la messa in sordina dei documenti conclusivi? Comites e Cgie - è stata in fondo la loro Conferenza - non devono cullarsi sugli allori, come se le indicazioni e le decisioni prese a Roma procedessero da sole, per forza d'inerzia. Senza controlli e spinte, senza un impegno attivo sulle varie questioni, si rischia la fine delle Conferenze del '75 e dell'88. Tocca a noi tenere i fari accesi su un avvenimento forse giá in fase di eclissi tra gli stessi suoi protagonisti. (Tobia Bassanelli, de.it.press/Inform)


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