* INFORM *

INFORM - N. 8 - 10 gennaio 2001

L'editoriale di "Tribuna Italiana", Buenos Aires

L'informazione, cenerentola alla FAO

BUENOS AIRES - La Conferenza nazionale degli italiani nel mondo ha prodotto milioni e milioni di parole, sia scritte, che parlate, si è manifestata sulle più svariate tematiche riguardanti e no gli italiani nel mondo. Ha prodotto alcuni documenti importanti, altri molto meno, ha portato alla sua platea esponenti di spicco del campo politico, dellčimprenditoria, della cultura.

Su un argomento invece la Conferenza ha franato vistosamente e su tutto il fronte: è stato quello dellčinformazione.

Cominciamo col ricordare che sia nel discorso di apertura che in quello di chiusura, il sottosegretario Danieli ha sottolineato che se in Italia non c'è coscienza della presenza italiana nel mondo, del significato e delle dimensioni dell'epopea emigratoria, delle gioie e delle pene degli italiani che emigrarono lungo i decenni e oggi, della risorsa rappresentata dai milioni di italiani e loro discendenti residenti in numerosi paesi nei cinque continenti, lo si deve principalmente al fatto che i media italiani non informano su quelle realtà. Paradossalmente - o forse no - gli italiani in Italia non hanno saputo della presenza a Roma di quasi mille delegati dei loro connazionali allčestero, perché i primi due giorni della Conferenza hanno coinciso con uno sciopero di 48 ore proclamato dal sindacato dei giornalisti.

Durante il terzo giorno della Conferenza si è svolto un "laboratorio" sul tema "Italiani nel mondo, una risorsa per lčinformazione". Un appuntamento al quale inizialmente era annunciata la presenza dei direttori dei due quotidiani italiani più diffusi, il Corriere della Sera e la Repubblica, dei direttori di altri quotidiani, di agenzie stampa e di Rai International. Molti di loro non hanno preso parte allčappuntamento, a cominciare dai direttori dei due prestigiosi quotidiani, che in formato "panino" , si vendono qui in Argentina con i due più importati giornali locali.

Cčerano funzionari ed esperti del settore, che hanno insistito a sottolineare che in Italia non si ha coscienza della nostra presenza all'estero e a reclamare lčinteressamento dei media italiani per far scoprire agli italiani in Patria la variegata realtà delle comunità italiane allčestero. Gli stessi funzionari ed esperti che hanno sottolineato anche lčimportanza del ruolo svolto dai media italiani allčestero, insistendo sulla necessità di appoggiarli finanziariamente con contributi, anche se non esclusivamente con essi.

Il laboratorio si è svolto in due sessioni, una mattutina e lčaltra pomeridiana. Durante la prima erano presenti i funzionari, gli esperti e anche i giornalisti italiani, inviati da giornali, radio e televisione italiane, a coprire l'avvenimento. Nel pomeriggio, quando già i funzionari e i politici non c'erano più, (il sindaco Rutelli, che ha ceduto gentilmente la bella Sala Giulio Cesare in Campidoglio, è venuto a dare il suo saluto e non poteva essere diversamente, dato che si trova in piena campagna elettorale) molti colleghi se ne sono andati. Quindi i responsabili dei media italiani all'estero, il direttore generale di Rai International sono (siamo) rimasti soli a raccontarci le nostre esperienze, le nostre lotte (molto applaudito il commovente il racconto della sua carriera di giornalista di Giuseppe Paratore di Rosario) le nostre frustrazioni tra di noi.

In sintesi, quelli che dovrebbero informare in Italia sugli italiani allčestero, non dimostrano neanche il minimo interesse a farlo e il governo si dichiara impotente per cambiare questa situazione. Rai International, alla quale vengono fatte numerose e quasi sempre giustificate critiche, non è messa in grado di fare bene il suo lavoro e oltre tutto, visto che solo può trasmettere allčestero, non è abilitata a fare informazione di ritorno.

I giornali italiani all'estero, e i programmi radiofonici e televisivi, creati e curati dagli italiani all'estero, che accompagnano i connazionali, li informano (tra lčaltro sulla stessa Conferenza) e sono la tribuna dalla quale essi possono esprimersi, pur se si riconosce la loro utilità e la necessità di finanziarli, sono lasciati languire ed eventualmente morire, senza batter ciglio, nella piú assoluta indifferenza.

Il voto, la domanda di italianità, la diffusione della lingua italiana, l' "Italian business comunity", sono tutte grandi iniziative che rimarranno sulla carta o saranno asfittiche se non ci sarà una rivoluzione nel campo dellčinformazione. Una rivoluzione che consenta un adeguamento dei media italiani all'estero e che quindi avrà bisogno di meno parole e di mezzi consistenti dati, non a fondo perduto, ma per finanziare concreti cambiamenti. Una rivoluzione culturale, che porti i media italiani a scoprire e a diffondere in Italia la realtà degli italiani nel mondo, a scoprire che al di là delle polemiche di provincia di tutti i giorni dei politici italiani, ci sono milioni di connazionali e loro discendenti, che hanno tanto da dire e da dare all'Italia.

Una rivoluzione soprattutto nel mondo politico, perché capisca che senza una informazione adeguata, in Patria e all'estero, l'immagine dell'Italia continuerà ad essere tenuta in alto con grande sforzo dalle iniziative e dai meriti individuali e non, come dovrebbe essere, da una coerente politica dello Stato.

Infine, e se qualcuno non lo avesse ancora capito, i media italiani all'estero, come la nostra Tribuna Italiana, continuano a vivere solo grazie allčappoggio del loro pubblico, un appoggio ogni giorno piú necessario, anche per avviare un adeguamento alle nuove tecnologie, non più prorogabile. (Marco Basti*-Tribuna Italiana/Inform)

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* Direttore di "Tribuna Italiana", Buenos Aires.


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