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INFORM - N. 6 - 8 gennaio 2001

Uranio impoverito: grande preoccupazione dell'Associazione delle ONG per la popolazione locale ed i volontari italiani

ROMA - L’Associazione delle ONG italiane di cooperazione e solidarietà internazionale richiama l’attenzione del Governo e dei media sugli effetti che l’uranio impoverito potrebbe avere innanzitutto sulle popolazioni dei Paesi colpiti.

"Nel caso fosse verificata la sua nocività - afferma il Presidente dell’Associazione Sergio Marelli – vanno individuate le azioni da intraprendere, in coordinamento con gli altri Paesi europei, per porvi rimedio nell’immediato."

"Questa tragica situazione - continua il Presidente Marelli - non fa che dimostrare la necessità che venga rifiutato l’uso delle armi quale strumento di risoluzione dei conflitti e che vengano messe al bando quelle che provocano effetti devastanti e duraturi sulle popolazioni e l’ambiente."

Le ONG che hanno operato e continuano ad operare in Bosnia, Kosovo, Serbia e Montenegro sono state, dall’inizio degli anni Novanta, una sessantina con più di un migliaio di volontari impegnati per periodi varianti tra pochi mesi e alcuni anni. Alle ONG si devono aggiungere le decine di associazioni che sono intervenute ugualmente con personale volontario.

Vista la mancanza di dati certi sulla pericolosità dell’uranio impoverito, rimaniamo in attesa di conoscere gli esiti della Commissione scientifica istituita dal Ministro della Difesa Mattarella.

Il Presidente dell’Associazione Marelli denuncia inoltre il gravissimo fatto per cui le Organizzazioni Non Governative italiane non sono state adeguatamente e prontamente informate, dalle Autorità competenti, della situazione di rischio nella quale sono incorsi i volontari ed il personale umanitario delle ONG impiegati in tali Paesi. "Le ONG, infatti - afferma Sergio Marelli – ne sono venute a conoscenza solo a seguito delle recenti campagne avviate dai media."

Alla luce di ciò, le ONG chiedono al Governo italiano di istituire una parallela Commissione, con carattere consultivo, composta da qualificati rappresentanti dei soggetti a rischio, compresi i volontari delle ONG, al fine di accompagnare e monitorare il lavoro e i risultati della Commissione scientifica. Inoltre, le ONG chiedono che vengano individuate e adottate tutte le misure necessarie per garantire agli operatori umanitari e ai volontari che sono stati in quei Paesi i controlli sanitari necessari a tutelare il loro diritto alla salute. (Inform)


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