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INFORM - N. 5 - 7 gennaio 2001

"Diritti in sospensione: L'INPS non corrisponde gli aumenti della maggiorazione sociale delle pensioni stabiliti dalla Finanziaria

ROMA - "Diritti in sospensione": è la nuova modalità con cui in questi giorni l'Inps affronta gli obblighi di legge derivanti dalle norme introdotte dalla Finanziaria per il miglioramento dei trattamenti assistenziali (maggiorazione sociale della pensione, assegno sociale e pensione sociale) destinati ai pensionati che si trovano ai più bassi livelli di reddito. L'Istituto previdenziale, infatti, non sta corrispondendo l'incremento a queste prestazioni nemmeno ai pensionati che già ne fruiscono.

Accogliendo una rivendicazione delle organizzazioni sindacali dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil, infatti, la legge finanziaria stabilisce che dal 1 gennaio 2001 la maggiorazione sociale della pensione aumenti da lire 80.000 a lire 180.000 per i pensionati con età pari o superiore a 75 anni, da 80.000 a 160.000 per quelli con età inferiore ai 75 anni e da 30.000 a 50.000 per i pensionati tra i 60 e i 65.0000; inoltre, per i titolari di assegno e di pensione sociale sono previsti aumenti di 40.000 lire mensili per chi ha già compiuto 75 anni e di lire 25.000 per gli altri che vanno ad aggiungersi a quelli introdotti nelle due leggi finanziarie precedenti.

Si tratta di prestazioni assistenziali a sostegno di anziani che hanno trai più bassi livelli di reddito, prestazioni condizionate da limiti di reddito che sono al disotto della linea di povertà. Per coloro i quali, trovandosi in tali condizioni di reddito, acquisiscano il diritto alla maggiorazione sociale della pensione per la prima volta, la legge dispone che possano fare domanda entro il giugno 2001 e mantenere il diritto alla prestazione fin dal 1 gennaio. Invece, la legittima aspettativa dei pensionati che sono già attualmente titolari di maggiorazione sociale della pensione, di vedersi riconosciuti gli aumenti a partire dalla rata di gennaio 2001, è disattesa dall'INPS che ha continuato a pagarla nell'importo consueto, senza attribuire alcun aumento. Questo comportamento irresponsabile dell'Istituto rischia di vanificare le importanti misure della legge finanziaria a favore dei pensionati e famiglie.

Le organizzazioni sindacali dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil chiedono pertanto che l'Inps corrisponda gli incrementi di legge fin dalla prossima mensilità. Questo, peraltro, nella convinzione che non si possa venire meno ad un principio di civiltà giuridica qual è quello del "solve et repete", che salvaguardia i diritti di tutti (compresi quelli dell'ente che, una volta terminata l'acquisizione dei redditi attualmente in corso, procederà alla verifica del diritto con i tempi e le procedure previste per questo) e nella convinzione che questo principio non possa essere sostituito da altri criteri né dalla sospensione del diritto, che farebbe venir meno il senso più profondo della decisione del legislatore che è quello di intervenire da subito nei confronti di chi si trova in una grave condizione di bisogno. (Inform)


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