* INFORM *

INFORM - N. 4 - 4 gennaio 2001

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

Il cuore e la sostanza degli auguri dell'INAS per il 2001

ROMA - Al momento del passaggio al nuovo anno, assieme agli auguri a tutti gli amici del "mondo delle migrazioni", ci piace staccare la riflessione dai temi più immediati che hanno caratterizzato l'ultima fase, culminata nella Conferenza degli italiani nel mondo, per rivolgerci ad un aspetto magistralmente lumeggiato dal Pontefice romano.

E' un Papa, Giovanni Paolo II, che parla di politica nel senso più alto del termine, senza usare perifrasi diplomatiche nei suoi richiami, quando si tratta dell'avvenire dei popoli e del senso della storia. Ci riferiamo alla sua critica alla "Carta europea" varata a Nizza: una critica che raccoglie e rilancia in avanti molti dei motivi per cui la Confederazione europea dei sindacati, attraverso tanti dei nostri soci, ha manifestato in piazza la sua insoddisfazione.

Si tratta infatti dei valori fondamentali cui deve ispirarsi la convivenza dei popoli europei nel nuovo millennio, valori che possono e devono essere offerti come esempio di pace e di giustizia sociale validi per tutto il mondo.

Il Papa esplicita la sua "delusione per il fatto che non sia stato inserito nel testo della Carta neppure un riferimento a Dio". Ma questa non è una protesta o una rivendicazione fine a se stessa e al suo contenuto puramente religioso. Difatti il Pontefice ricorda che "in Dio risiede la fonte suprema della dignità della persona umana e dei suoi diritti fondamentali. Non si può dimenticare - Egli continua - che fu la negazione di Dio e dei suoi comandamenti a creare, nel secolo da poco passato, la tirannide degli idoli, espressa nella glorificazione di una razza, di una classe, di uno Stato, della nazione, del partito, in luogo del Dio vivo e vero. E' proprio alla luce delle sventure riversatesi sul XX secolo che si comprende infatti come i diritti di Dio e dell'uomo si affermino e cadano insieme".

Ecco, cari amici, in poche righe la sintesi dei pericoli e degli errori, ancora potenzialmente attivi, e devastanti, con cui ci confronteremo anche nel nuovo secolo. Pericoli che magari non si presenteranno più nelle forme tragiche o grottesche dei regimi tirannici che hanno funestato la storia europea e mondiale fino a ieri ma che sono insiti nei rigurgiti di tante intolleranze: verso lo straniero o il diverso e nei confronti di chi ha idee o costumi differenti dai nostri.

Innescare una spirale positiva e virtuosa, però, non può essere compito della sola (e pure indispensabile) buona volontà degli uomini singolarmente presi; bensì è compito delle istituzioni attraverso le quali organizziamo la vita democratica pubblica e la tutela dei nostri diritti e interessi privato-collettivi. E dunque emerga il ruolo della politica ma anche quello dei sindacati e dell'associazionismo sociale, in tutti i campi. E' attraverso tali strumenti e premendo democraticamente su di essi, che ci dobbiamo dare nuove regole e norme e leggi fondate sempre sui valori più antichi ma adatte alle sfide di un mondo sempre più aperto, sempre più ottimista e fiducioso verso la provvidenzialità della storia umana e dell'avvenire; quindi regole sempre più inclusive nei confronti di chi è rimasto indietro o ai margini del benessere e non riesce ad accedere, senza il soccorso sociale, ai benefici della scienza, delle nuove tecnologie, della produzione economica di beni o di servizi.

Sono prospettive e tensioni che coltiviamo assieme nel sindacato, nel patronato, nell'associazionismo in emigrazione e che non manchiamo di testimoniare attivamente. Ecco perché sono anche il cuore e la sostanza degli auguri che l'INAS vi rivolge. (Corrispondenza Italia/Inform)


Vai a: