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INFORM - N. 4 - 4 gennaio 2001

Riflessioni sulla Prima Conferenza

Collateralità, un prezzo troppo alto da pagare

di Graziano Tassello

Che i partiti si siano dati un gran da fare per pilotare e monitorizzare l’andamento della Prima Conferenza degli italiani nel mondo è incontestabile. Non ci si poteva aspettare diversamente poiché le elezioni sono alle porte, e voto o non voto agli italiani all’estero, quello che conta in questo momento è la visibilità. Si è voluto dare un segnale forte dopo prolungati assenteismi, sempre nella speranza che questo impegno propinato da numerosi esponenti dei partiti produca frutti, sebbene una revisione critica del proprio operato non avrebbe recato danno. Ma aspettarsi questo dai partiti italiani sarebbe stato pretendere davvero troppo.

Questo interventismo partitico ha creato non pochi disagi in parecchi delegati che si sono sentiti esautorati dal rappresentare le istanze degli italiani all’estero quando si richiedeva di ripetere la voce del padrone. L’emarginazione è stata causata da una Italia disattenta che ha rimosso la diaspora dalla sua storia e da un gruppo che dettava legge ed obbligava ad uniformarsi a gesti stanchi, legati alla situazione italiana, ma sempre più lontani dalla realtà che vivono le comunità all’estero.

Si è sentita molto forte durante la Conferenza la mancanza di una cultura politica autonoma. Non per niente il grande raduno dei parlamentari di discendenza italiana a Roma è stata disertato da gran parte dei parlamentari italiani.

Questo servilismo nei confronti dei partiti italiani deve obbligare l’associazionismo nazionale ad un verifica profonda del suo ruolo poiché oggi la collateralità risulta un prezzo troppo alto da pagare, soprattutto quando si corre il rischio di non essere più rappresentativi delle istanze più autentiche delle comunità.

Diventa quanto mai necessario, al di là di consulte e di intese, formare gruppi di riflessione autonomi tra persone che abbiano a cuore il servizio delle comunità, ne studino l’evoluzione, cerchino spunti di approfondimento con studiosi, con rappresentanti del mondo politico, con esperti di politica internazionale per suggerire nuove piste di ricerca, immettere nuove idealità nella diaspora e presentare proposte innovative al mondo politico italiano e presso le nazioni dove vive ed opera la comunità.

Non si tratta di creare contrapposizioni ad organismi già esistenti o di ricercare nuove alleanze, ma di garantire un dialogo-ricerca totalmente scevro da interessi immediati e che sappia dare una svolta nuova alla diaspora, che non deve adattarsi ad essere un cliente privilegiato dell’Italia e succube di meccanismi partitici che non sempre amano superare orizzonti provinciali. (Graziano Tassello-Inform)


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