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INFORM - N. 3 - 3 gennaio 2001

Messaggio ai Veneti del Presidente della Regione Giancarlo Galan

VENEZIA - Il Presidente della Regione del Veneto Giancarlo Galan, in occasione della fine dell’anno, ha rivolto ai Veneti - residenti in patria e sparsi nel mondo - il tradizionale messaggio.

""Terra di San Marco", "Viva San Marco". Mi ha colpito al tempo degli studi ginnasiali e mi è sempre rimasto dentro, accompagnato da un vago orgoglio di veneto, il brevissimo dialogo, al XVII capitolo de "I promessi sposi", tra Renzo Tramaglino che cerca di mettersi in salvo dai guai in cui è incappato a Milano e il pescatore-traghettatore che gli fa passare l’Adda per portarlo nella terra dove avrebbe trovato una situazione di tranquillità e possibilità di lavoro. Mi ha sempre dato un senso di fierezza pensare al Veneto, alla mia terra, storicamente terra delle libertà.

Oggi il tempo lasciandosi alle spalle il 2000 ci sta inesorabilmente traghettando dentro il nuovo millennio. Anche le istituzioni del nostro Paese stanno vivendo un’importante fase di passaggio, di evoluzione e mi auguro di ulteriore crescita democratica, per corrispondere alle nuove esigenze ed inserirsi adeguatamente nel contesto europeo.

Il nostro Veneto è diventato, soprattutto in questi ultimi tempi nel forte e franco dibattito avviato nei confronti dello Stato centrale, sinonimo di pressante richiesta di autonomia e di federalismo, al punto che se ne sta interessando la stampa estera, in genere così avulsa dalle vicende istituzionali italiane.

Fin da quando si sono avviati a livello nazionale i primi passi per affrontare la questione delle riforme con quell’inconcludente strumento che fu la Bicamerale, utile però a smascherare l’incapacità del Parlamento, caparbiamente abbarbicato ad ogni forma di centralismo, ad affrontare seriamente il problema, ci fu chi riconobbe nel Veneto, per le sue caratteristiche, le sue relazioni, per il suo tipo di sviluppo, un vero e proprio laboratorio riguardo a queste tematiche. Di qui sono partiti infatti verso lo Stato in varie occasioni i segnali più forti ed autentici.

Sono le radici stesse della nostra storia e della nostra cultura a spingerci ad essere protagonisti di questo momento, avvezzi come siamo a voler essere artefici della nostra fortuna, del nostro reale sviluppo e a saper tessere il dialogo con i popoli vicini e di diversa cultura. Sono queste doti consolidate che non ci fanno temere il confronto e il futuro.

L’anno che si è concluso è stato importante: i Veneti col voto hanno scelto con chiarezza il governo della loro Regione senza strappi rispetto al recente passato, mantenendosi sulla scia di una scelta politico-sociale che ha caratterizzato il suo modello di sviluppo; per la prima volta inoltre hanno scelto direttamente il loro presidente. Un voto di cui sento tutta la rappresentatività ed anche il gravoso onere cui debbo corrispondere.

L’inizio della legislatura è stato animato da grandi temi che hanno visto la giunta regionale fortemente impegnata: da quello del federalismo, alla sanità , a quello delle infrastrutture, alla legislazione per il diritto allo studio e la parità scolastica per la quale abbiamo varato un importante provvedimento che, governo permettendo, si concretizzerà già dall’anno scolastico in corso. Siamo inoltre pronti a dibattere in Consiglio un testo ampio e completo di applicazione della Bassanini caratterizzato da un forte impegno di sussidiarietà. Ho ritenuto inoltre fosse mio dovere morale, in coerenza con la recente riforma costituzionale che ha introdotto l’elezione diretta del presidente della Regione e obbliga alla stesura dei nuovi Statuti, offrire una proposta aperta a tutti gli apporti e valutazioni per un dibattito che necessariamente dovrà coinvolgere tutta la società veneta.

Il nuovo anno sarà importantissimo per tutto il paese e per le riforme. Gli Italiani sono chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento. Mi auguro un dialogo fecondo tra Regioni e nuovo Parlamento, su un piano di pari dignità, che porti a dare al Paese il federalismo. Non mi pare la circostanza per rinfocolare polemiche, voglio anzi dare credito: per cui di fronte agli emendamenti alla millantata riforma che non c’è, proposti dagli stessi sostenitori dell’attuale maggioranza, il clima complessivo dovrebbe essere più favorevole per far compiere al Paese la storica svolta.

A questa nostra Regione che, come la storia del suo territorio, non è mai stata chiusa in se stessa, ma estroversa, ricca di relazioni, ponte naturale fra l’Italia, il Centro Europa e i territori dell’Est, l’anno nuovo arreca la presidenza delle diciassette regioni, laender, cantoni, contee e stati di Alpe Adria. L’iniziativa, sorta 22 anni fa e costituitasi ufficialmente nell’Isola di San Giorgio a Venezia, fu strumento capace di dialoghi e di aperture impensate tra paesi allora appartenenti a sistemi politici ed economici diversi; oggi è chiamata a svolgere un’altra importante missione, quella di collegamento e traghettamento delle regioni dell’Est verso l’Unione Europea coinvolgendo il Veneto in prima persona.

C’è sempre un sogno nel cassetto di ciascuno, anche del presidente della Regione. Mi è stato chiesto in varie occasioni cosa auspicherei che i Veneti potessero trovare realizzato. La mia risposta è immediata: le strade che si meritano, in particolare il Passante di Mestre e la Pedemontana.

Ai miei concittadini rivolgo l’invito di accogliere l’appello che, assieme all’augurio, è venuto nei giorni scorsi dal cardinale patriarca Marco Cè di dare ancora una volta il meglio di se stessi valorizzando quella peculiare dote della gente veneta che è la solidarietà unita alla laboriosità. Un augurio che coinvolge direttamente quanti sono venuti e verranno a vivere e lavorare con noi per rendere questa nostra società sempre più progredita e libera dalle antiche e nuove povertà. Ai sindaci, a quanti sono impegnati nelle pubbliche istituzioni e nei servizi, a quanti si trovano a dover vivere situazioni di sofferenza e di disagio, a tutti i Veneti nel mondo - ha concluso Galan - il mio augurio migliore. Entriamo nel nuovo millennio guardando con speranza alla "terra di San Marco"". (Inform)


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